Vincenzo Schillaci, CIÒ CHE SI MUOVE RABBUIA, 2025, veduta della mostra, MOVIMENTO (perpetuo), Courtesy Fondazione La Rocca / Galerie Rolando Anselmi Photo by Sebastiano Luciano

Vincenzo Schillaci. Perpetuo resistere

PESCARA | FONDAZIONE LA ROCCA |  Fino al 30 aprile 2026

di ROBERTO LACARBONARA

Stando ai princìpi della termodinamica, no, non esiste alcuna possibilità di concepire, progettare, generare un moto perpetuo. La fisica, come peraltro molte delle scienze lucidamente ancorate alla realtà, insiste nel ricordarci quanto sia piuttosto la consunzione, l’attrito, la perdita, la morte a pervadere l’esistenza, e non c’è nulla che possa autoalimentarsi all’infinito, producendosi da sé al di là di ogni ragionevole limite.
Il Movimento (perpetuo) – che dà titolo alla mostra personale di Vincenzo Schillaci a cura di Gaspare Luigi Marcone in Fondazione La Rocca a Pescara – enuncia un principio inverso, nell’alveo di quel modello espressivo, linguistico e plastico che potremmo definire “mai finito”: un’arte dell’incerto e del mutevole, una teoria di incompletezza.

Vincenzo Schillaci, MOVIMENTO (perpetuo), 2025, veduta della mostra, Fondazione La Rocca, Pescara. Courtesy Fondazione La Rocca / Galerie Rolando Anselmi Photo by Sebastiano Luciano

Proviamo a dirla con la logica di Kurt Gödel o con l’etica di Salvatore Veca: incertezza e incompletezza rappresentano due modalità fondamentali di un pensiero che non arretra di fronte ai limiti della conoscenza, ma forza di continuo l’indeterminazione delle teorie, delle domande e delle risposte.
Cosa c’entra la pittura di Schillaci in tutto questo? È una pittura che si fa con l’insistenza, col domandare di continuo una definizione, una sosta, una formula, forse anche uno stile. Per non potervi mai arrivare: come Sisifo su per la collina impervia della storia, l’artista insegue l’immagine ch’è sul punto di formarsi, di stabilizzarsi, senza mai afferrarla veramente e pienamente.

Vincenzo Schillaci, MOVIMENTO (perpetuo), 2025, veduta della mostra, Fondazione La Rocca, Pescara. Courtesy Fondazione La Rocca / Galerie Rolando Anselmi Photo by Sebastiano Luciano

Una condanna felice, va detto, perché egli attrezza l’opera delle alchimie necessarie e sufficienti alla sua stessa metamorfosi: calce, gesso, pasta di quarzo, polvere di marmo, inchiostri, pigmenti, pittura spray – leggiamo tra le didascalie di ogni dipinto –, componenti di una stratificazione di materie dotate di proprietà chimiche dissonanti e instabili.

“Le opere, sottolinea Marcone, sono concepite come attivatori di un’immaginazione dinamica, superfici-limite che interrogano la fragilità stessa del vedere, dove l’immagine si manifesta come traccia evanescente che ci mette in ascolto di ciò che sfugge, di ciò che si “muove” e “muta” nell’intervallo tra presenza e sparizione”.

Tutto un procedere che sa essere colto e spigliato al tempo stesso. Schillaci sembra alludere alla memoria pompeiana delle “crustae” – la pittura che, sopra i muri delle case meno abbienti, simulava preziosi marmi modellati in stucco e paste colorate – così come alla luce rarefatta, vibrante e tonalista dei divisionisti e di Seurat. Lo fa per via di una progressione pittorica che addensa, aggiunge, accumula e giustappone, uno strato dopo l’altro, fino a quando il colore fugge a ogni possibile confinamento e va da sé, illimitato e “im-pre-vedibile”.
L’esito è un assedio. Serpeggia e riverbera la luce chiara delle tele, come per vagheggiamenti di un paesaggio liquido, atmosferico. Di fumo e vapori nel vento.

Vincenzo Schillaci, RESISTENZA A UN’IDEA #01, 2025, calce, gesso, pasta di quarzo, polvere di marmo, inchiostri, pigmenti, pittura spray, finitura marmorea su tavola, inserto di tela galvanizzata in rame 105 x 125 cm. Courtesy Fondazione La Rocca / Galerie Rolando Anselmi Photo by Sebastiano Luciano

Negli ultimi lavori, tra i venti inediti che l’artista presenta in questa impegnativa personale abruzzese, compare il termine Resistenza– le due serie di Resistenza ad un’Idea e Resistenza di un’Idea: la dinamica tra azione e reazione, tra fare e resistere, vede l’autore assumere la scomoda postura di un “antagonista” del proprio quadro, colui che continuamente mette in dubbio e in crisi l’assunto appena sancito. Questa volta, il centro dell’opera è occupato da una specie di tarsia, un inserto, un corpo estraneo e incandescente che evidenzia una plasticità differente e irriverente. Si tratta di piccole tele trattate con rame elettrodepositato; questo processo galvanico mette in luce due modalità di intervento: alcune tele rivelano la verginità del supporto, uno spazio “in cui idee, dati, intuizioni possono esistere sulla tela prima che il primo segno venga tracciato”; altre conservano i segni dei gesti compiuti, “dove il pensiero ha trovato espressione attraverso l’atto pittorico”. Nella tensione tra intuizione e processo, tra l’idea e la sua visualizzazione, c’è ancora una volta l’ammissione di questa indefinitezza, aperta a ogni possibile rivelazione.

Vincenzo Schillaci, RESISTENZA DI UN’IDEA #03, 2025, calce, gesso, pasta di quarzo, polvere di marmo, inchiostri, pigmenti, pittura spray, finitura marmorea su tavola, inserto di tela galvanizzata in rame 105 x 125 cm. Courtesy Fondazione La Rocca / Galerie Rolando Anselmi Photo by Sebastiano Luciano

C’è inoltre un esito di questa indagine che sembra letteralmente cristallizzare la ricerca pittorica in una memoria fossile, totemica. Con il titolo programmatico di Fare un quadro, Schillaci concepisce una scultura a partire dal calco di un dipinto: modella la superficie d’argilla con piccoli tocchi; ne ottiene un calco e poi, da questo, un bronzo su cui procede con la patinatura a fuoco, conservando impronta e memoria del gesto. Così facendo, l’esercizio della visione si imbatte verso la straniante pittoricità del quadro-scultura. È dunque lo sguardo a “fare il quadro”; è la visione che, ogni volta nuovamente, governa il visibile, il manifestarsi di un’immagine-a-venire, il suo perpetuo movimento.

Vincenzo Schillaci, FARE UN QUADRO, 2025, Veduta della mostra, MOVIMENTO (perpetuo), Fondazione La Rocca, Pescara. Courtesy Fondazione La Rocca / Galerie Rolando Anselmi Photo by Sebastiano Luciano

 

Vincenzo Schillaci. Movimento (perpetuo)
a cura di Gaspare Luigi Marcone

27 gennaio – 30 aprile 2026

Fondazione La Rocca
Via R. Paolucci 71, Pescara

Orari: da martedì a sabato ore 16-20. Giorni di chiusura: domenica e lunedì. Ingresso libero.

Info: https://www.larocca.foundation/

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