Installation view, credits: Le ferrovie d'Italia (1861-2025). Dall'unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE - Vittoriano e Palazzo Venezia

Viaggiare universale, tra realtà e fantasia – la mostra delle Ferrovie d’Italia al VIVE

ROMA | VITTORIANO, SALA ZANARDELLI – PALAZZO VENEZIA, GIARDINO GRANDE | FINO ALL’11 GENNAIO 2026

di NICOLETTA PROVENZANO

Tutti noi siamo saliti su un treno e, viaggiando in treno, abbiamo attraversato un tempo di cambiamento, perseguito una meta, raggiunto gli affetti o il lavoro, siamo montati su una collettiva e personale rivoluzione e forse per qualche istante abbiamo abbandonato i riferimenti della realtà circostante per intraprendere un viaggio parallelo a quello tracciato dalle rotaie, percorrendo paesaggi ulteriori, fantastici, arcani. Questo viaggiare universale, tra realtà e fantasia, che mantiene la linearità certa della rete ferroviaria, si colloca nella storia come una freccia direzionale traversante possibilità, memorie e futuro. Della storia e del presente la mostra Le ferrovie d’Italia 1861-2025. Dall’unità nazionale alle sfide del futuro a Palazzo Venezia promossa e organizzata dal VIVE. Vittoriano e Palazzo Venezia e dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, nonché curata dalla Direttrice generale del VIVE Edith Gabrielli – traccia un procedere non soltanto temporale, ma immaginale, conducendo in un viaggio artistico, culturale e sociale compiuto nell’arco di 120 anni: dal cambiamento paesaggistico alle narrazioni di una società in trasformazione, dal mito della velocità all’emigrazione, dalla guerra alla ricostruzione, dal boom economico alla contestazione, fino all’odierno e alla sua introspezione, tra visionarietà e tempo sospeso.

Tammar Luxoro, La via ferrata, 1870 ca, olio su tela, 51,4×131 cm, Genova, Musei di Nervi, Galleria d’Arte Moderna, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

L’Ottocento, nelle sue ultime decadi e nei suoi respiri di luce realista lungo il paesaggio, evidenzia un nuovo immaginario spaziale e mentale che caratterizza ormai la quotidianità italiana tra le linee ferrate e i fumosi vapori delle locomotive, come nelle opere La via ferrata di Tammar Luxoro, Alla Stazione Centrale (di Milano) di Angelo Morbelli e Incrocio di treni di Giuseppe De Nittis, dove il soggetto pittorico si annuncia nello sbuffo di fumo nell’atmosfera rarefatta nei toni scuri della sera, o tra il nero denso delle carrozze e le volte ariose delle architetture industriali, o ancora nelle grigie mattinate campestri tracciate dall’alta linea di un orizzonte brumoso, desolato e di un tempo antico che svanisce.

Umberto Boccioni, Stati d’animo – Quelli che vanno, 1911, olio su tavola, 37×51,5 cm Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

In Stati d’animo – Quelli che vanno di Umberto Boccioni, nella collezione della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la modernità futurista dei primi decenni del Novecento campeggia sul paesaggio naturale in linee di velocità divergenti, disegnando un percorso ad angoli alternati e rette inarrestabili, inafferrabili, che procedono in corsa, modificando definitivamente la percezione di un mondo ormai a portata di accelerazione. In dialogo tra tradizione e interesse futurista ne L’addio di Anselmo Bucci l’agitare frenetico di un fazzoletto nel saluto di una donna alle truppe, traccia ogni attimo del movimento in una reiterata gestualità, che traspare tra i colori vividi dell’ambiente urbano, indistintamente associato, compenetrato e congiunto con l’abito della giovane al balcone, delineata in corporeità piene e in contorni stagliati sullo spazio cittadino. In Paesaggio urbano, Mario Sironi compone volumetrie imponenti e rigorose, duramente moderne, solenni e deserte, che portano in luce una città dalle linee industriali, dove l’architettura e le curvature dei tracciati ferroviari ne delineano l’operosità nella totale assenza della figura umana.

Anselmo Bucci, L’addio, 1917, olio su tela, 90×112 cm, collezione privata, courtesy Matteo Maria Mapelli Arte Contemporanea, Monza, installation view, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

Nel secondo dopoguerra Giorgio de Chirico con Piazza d’Italia delinea nelle vedute cittadine il mistero metafisico e un grado di assoluta irrealtà che proietta come un’ombra architettonica una sfumatura di inquietudine, mentre una netta acidità cromatica infonde liricità ed enigmaticità alle piazze rielaborate e rievocate dall’artista. Sullo sfondo il treno entra nella sfera del viaggio all’interno della prospettiva ambigua e simbolica della pittura, che oltrepassa la realtà tra un tempo mitico addormentato e una interiorità immaginistica.
Gli anni ’60 del boom economico, dei consumi di massa, delle pubblicità, vedono i teatrini del Carosello pubblicizzare anche le Ferrovie dello Stato. Nei disegni di Pino Pascali sulla storia della locomotiva, il tratto allegro della china, la morbidezza del pastello e della cera su carta acetata raccontano di una creatività eclettica, immediata, ironica e sagace, un’estetica libera in grado di far dialogare arte e società di massa.

Pino Pascali, Locomotiva, 1962, china e riporto fotografico su acetato e velina, 24,6×30,5 cm, collezione privata, courtesy Frittelli arte contemporanea, Firenze, installation view, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

In Locomotiva di Eliseo Mattiacci la materialità del ferro diviene dinamica circolarità che si impone nello spazio tracciando modularità contigue e continue. Il viaggio nella sua proiezione spaziale è materia energetica solida, un campo di forza attrattiva e simbolico-totemica.
Negli anni Settanta l’emigrazione occupa i vagoni ferroviari di speranze e malinconie, di addii e miseria, di coraggio e difficoltà, raccontati dallo sguardo di Gianni Berengo Gardin che ne Emigranti alla Stazione Centrale, Milano coglie un’umanità retta da un filo di spago stretto attorno alle valigie. La realtà e la verità, asciutta e forse crudele emerge in questo decennio insieme alle lotte per i diritti civili, alla violenza terroristica, alla libertà, alla trasgressione. Il treno di John Cage porta la verità e la libertà nell’azione performativa e musicale, accogliendo insieme ai concerti dei musicisti, il rumore, i cigolii, i fischi, il vociare indistinto di una folla che si raduna per partecipare ed ascoltare. Mentre il treno viaggia la musica e l’azione si compie, indistinta, collettiva, unica, come la vita.

Eliseo Mattiacci, Locomotiva, 1965, ferro, 180×180×60 cm, collezione privata, installation view, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

La storia d’Italia, e del Sud in particolare, è anche denuncia, contraddizione, coraggio, catturati dall’attivismo artistico-fotografico forte e penetrante di Letizia Battaglia che ne La madre abbraccia il figlio carabiniere reduce da una missione pericolosa del 1980 parla dell’amore, del ritorno, del dovere civile e della guerra ancora da vincere contro la mafia.
Un onirismo sconosciuto e un racconto inafferrabile sembra percorre Il sogno, in viaggio tra Brindisi e Roma di Ferdinando Scianna in cui il viaggio incontra l’infanzia, la sua sete di scoperta e avventura in tutto ciò che vede, tra l’intimità dei familiari e la novità di un paesaggio riflesso e la rapidità delle immagini scorse da un finestrino.

Trasportati negli anni 2000, Jannis Kounellis nelle sue scatole di ferro, coltelli e trenini della collezione Romolo Bulla esplora il contrasto oggettuale, l’impronta dell’ombra, il dramma che fende la superficie divenendo supporto di un gioco affilato, pericoloso, ma anche ritmico, che attraversa l’inconscio e il simbolo rimanendo enigma.
Giulio Paolini in La partenza attraverso la rielaborazione dell’opera Gli amanti alla stazione (o La partenza) di Antonio Donghi, interroga la separazione, l’ambiguità della vicinanza che preannuncia il distacco, il ravvicinamento fittizio nella finzione pittorica che divide ulteriormente gli amanti in una reiterata raffigurazione del loro lasciarsi.

Luca Padroni, Senza titolo, 2013, olio su tela, 98×130 cm, collezione privata, installation view, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

Nell’opera di Luca Padroni il treno è una direzionalità lineare, una geometria netta e incontrovertibile che va oltre il modello empirico osservativo, divenendo forza viva, sensibile e ideale, velocità in grado di far coincidere istanti di tempo in uno spazio infinito.

Andrea Lelario in Un racconto lungo un viaggio avvolge la livrea di un modellino Frecciarossa 1000 di pagine diaristiche rielaborate dai Taccuino d’artista I e Taccuino d’artista II – anch’essi in esposizione ed entrati quest’anno nella collezione permanente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.

Andrea Lelario, Un racconto lungo un viaggio, 2025, Taccuino I, 2019 -2020, Taccuino d’artista II, 2020-2021,  inchiostro su carta, 91,9×59 cm, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, installation view, credits: Le ferrovie d’Italia (1861-2025). Dall’unità nazionale alle sfide del futuro, VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia

L’artista inventa lo spazio e il tempo di un viaggio come fossero vagoni sintattici che scorrono lungo campi semantici e segnici, nell’interiorità onirica e nelle territorialità dell’inconscio, da cui si originano profondità insondabili, cosmogonie interiori, forme zoomorfe e paesaggi enigmatici.
Nel viaggio contemplativo attraverso le opere e i decenni della storia di un paese, la mostra Le ferrovie d’Italia 1861-2025. Dall’unità nazionale alle sfide del futuro evidenzia come il treno abbia percorso e percorra ancora la realtà e l’immaginario, accompagnando e tracciando le vie di una società in continuo mutamento.

 

LE FERROVIE D’ITALIA (1861-2025). DALL’UNITÀ NAZIONALE ALLE SFIDE DEL FUTURO
a cura di Edith Gabrielli (Direttrice generale del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia)
organizzata da VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia e Ferrovie dello Stato Italiane in occasione dei 120 anni dalla fondazione del Gruppo

7 novembre 2025 – 11 gennaio 2026

VITTORIANO, SALA ZANARDELLI – PALAZZO VENEZIA, GIARDINO GRANDE
Piazza Venezia, Roma – Piazza San Marco, ROMA

Orari: dalle ore 9.30 alle 19.30, con ultimo ingresso alle 18.45
Biglietti: https://vive.midaticket.com/categoria/mostra-le-ferrovie-ditalia-1861-2025/

Info: https://vive.cultura.gov.it/it

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