LODI | Platea | Palazzo Galeano | Fino al 24 agosto 2025
di MATTEO GALBIATI
Abbiamo sempre ammirato e assecondato, sostenuto e incoraggiato quegli artisti e quelle artiste che hanno dato alle proprie ricerche un impulso diverso muovendone il ruolo e il dovere verso una presa di posizione netta, se non un vero e proprio impegno militante, rispetto a questioni etiche, sociali, civili che animano il nostro presente così tanto travagliato.
Ci piace, inoltre, il loro coraggio, la determinazione, la forza nell’alzare lo sguardo per darci consapevolezza e occasione di riflessione su quei temi – spesso trascurati o, peggio dimenticati – che impattano maggiormente sulla nostra attualità. Di più se lo fanno con la forza di chi è testimone oculare di certe situazioni e che ha, quindi, vissuto sulla propria pelle quanto accade vicino-lontano da noi; questo satura ancor più di verità quanto affermano con le loro opere che, allora, non sono mai pretestuoso ammiccamento preconfezionato per il sistema dell’arte, chiuse nella loro stessa tautologia estetica, ma diventano spazio di partecipazione di esperienze, coraggiosa attestazione, appunto, di riflessioni condivise.

Si muove anche su queste direttrici il nuovo interessante palinsesto Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry – inaugurato a marzo con la Super Super di Margherita Moscardini – che, curato da Gabriella Rebello Kolandra e promosso da Platea | Palazzo Galeano a Lodi, ospita nella vetrina di Corso Umberto I l’intervento dell’artista Ulyana Nevzorova (Minsk, 2001).
Con Paperwork la giovane artista e attivista bielorussa – che dal 2021 vive in Germania – dà al pubblico dello spazio lodigiano l’occasione di riflettere sui temi della repressione, della censura, dell’abuso di potere politico che diventa dittatoriale, della propaganda e del broglio elettorale, dei regimi autoritari, della limitazione della parola, della riscrittura della storia e, non da ultimo, il pericoloso tentativo di annullare la memoria.
Queste condizioni opprimono il suo paese natale che è vessato dal potere accentratore del despota Aleksandr Lukashenko che ha risposto, con una forte repressioni, ai moti di protesta – senza precedenti per il paese – del 2020, a seguito della sua rielezione per il settimo mandato consecutivo.

Paperwork nasce da qui, dal voler consolidare la memoria collettiva attorno a un atto di disobbedienza civile in favore dei valori di democrazia: Nevzorova, ispirandosi all’opera della filosofa bielorussa Tatyana Shchyttsova intitolata Solidarity of the Shaken. On the Collective Subject of the Belarusian Revolution of 2020, predispone nell’ambiente una teca con fogli piegati a fisarmonica riprendendo il gesto di protesta degli elettori bielorussi che nel 2020, per contrastare brogli e per dare identità riconoscibile al proprio voto senza annullare la scheda, hanno scelto di utilizzare questo sistema per poter conteggiare i voti contro il regime.
Nevzorova ci riporta proprio a quel gesto che diventa possibilità di un contatto visivo, muto e senza altri segni di riconoscibilità, capace però di dare consistenza a una collettività democratica che, sottotraccia, esiste e auspica al cambiamento. Unita a questa presenza installativa è esposto anche il video 100 days of protest, ulteriore affermazione di memoria di quanto accaduto, registrazione degli accadimenti che, pur per frammenti, documenta le manifestazioni di protesta cercando di preservare la narrazione dei fatti in opposizione a censure e restrizioni del regime, contro la possibilità di cancellazione della storia di quanto accaduto che deve stimolare la resistenza di chi cerca, e legittimamente pretende, di poter vivere secondo valori democratici. Così Ulyana Nevzorova continua a impegnarsi nell’intrecciare memorie per preservare la storia accaduta, delegittimandone ogni possibile mistificazione.

A formalizzare un legame stretto e una correlazione profonda tra le varie progettualità del palinsesto, la scultura-scala di Margherita Moscardini resta nello spazio di Platea sino al 2026: l’idea è di sviluppare confronti, reciprocità, dialoghi, connessioni che si generano tra opere diverse e che possono attivare nuove dinamiche di senso come ora avviene con gli interventi di Nevzorova.
Paperwork è un progetto intenso nella sua semplicità, un’opera polifonica, è testimonianza di un attivismo caparbio, giustamente determinato e senza fronzoli inutili: in definitiva è una voce che non dobbiamo solo vedere, ma ascoltare e, preservandola, ricordare bene. Perché la storia passata non subisca distorsioni, perché il destino delle storie future possa essere salvato e non deviato.
I prossimi artisti chiamati a sviluppare questo palinsesto, che prosegue, come detto, fino a gennaio 2026, sono: Rebeca Pak (San Paolo, Brasile, 1992), Vashish Soobah (Catania, 1994) e Marvin Gabriele Nwachukwu (Milano, 1996).
Ulyana Nevzorova. Paperwork
secondo episodio di Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry
a cura di Gabriella Rebello Kolandra
con il sostegno della Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi Onlus
main partner Ferrari Giovanni Industria Casearia s.p.a., Grana Padano e OMMG s.r.l.
partner tecnici Solux Led Lighting Technology, Verspieren Broker di Assicurazione, Galleria Gian Marco Casini
progetto grafico Carolina Incerti
26 giugno – 24 agosto 2025
Platea | Palazzo Galeano
Corso Umberto I 50, Lodi
Info: www.platea.gallery



