CARMIGNANO (PO) | Spazio Moretti | 28 giugno 2026
Domenica 28 giugno 2026 alle ore 18.00, si conclude la mostra Inatteso tenutasi presso lo Spazio D’Arte Alberto Moretti in occasione della prima edizione del festival di arte diffusa Carmi.Co – Carmignano Contemporanea.
La collettiva ha luogo in uno degli spazi più significativi, dedicati al contemporaneo, sul territorio di Carmignano. Inaugurato nel 2008 dal Comune in collaborazione con la Regione Toscana, lo spazio nasce per valorizzare, conservare e testimoniare l’importante eredità artistica del maestro Alberto Moretti (nato a Carmignano nel 1922), figura centrale dell’arte informale e fondatore della storica Galleria Schema a Firenze.
Inatteso è lo spazio in cui Maura Banfo, Elena El Asmar, Mariana Ferratto, Serena Fineschi, Martina Fontana e Cristina Gozzini, hanno scelto di dialogare attraverso le proprie opere. Un ambiente fluido nella cui penombra si collocano le installazioni in una dimensione sospesa. La mostra esplora lo spazio sospeso del tempo e della memoria attraverso i linguaggi delle artiste, invitando lo spettatore a esplorare ciò che sta tra il visibile e l’invisibile. Le opere emergono come visioni in un perimetro intimo e personale. Come scrive Pietro Gaglianò, autore del testo critico della mostra, Inatteso riflette, senza provare a descriverlo o semplificarlo, il modo in cui avviene l’esperienza dell’arte. Non è mai qualcosa a cui lo sguardo è del tutto preparato (anche se può essere educato, alfabetizzato, abituato alle sue forme e ai suoi linguaggi), e spesso non è qualcosa che viene cercato. Anzi, l’epifania dell’arte assume tanto più senso quanto più l’esperienza che ne facciamo si discosta dall’aspettativa che avevamo nutrito: un avvenire inatteso delle cose, del pensiero, della luce. In questa mostra, che raduna le ricerche di sei artiste italiane, si svolge un tentativo di mettere in discussione la tradizionale geometria della visione, i rapporti che il pubblico ha imparato a intrattenere con l’opera d’arte. Tra le pieghe della convenzione e sul bordo di una sottile forma di resistenza, il lavoro dell’arte si sottrae qui alla percezione immediata e si anima in apparizioni, rivelazioni, pause. Il medium, il materiale e le didascalie diventano secondari rispetto a una proposta di dialogo silenzioso tra l’artista e chi attraversa lo spazio di esistenza della sua opera.

Cristina Gozzini (E se ci fosse uno strappo nella trama del mondo?, 2026) ridisegna lo spazio unendo laser, ferro e magneti. La sua linea di luce rossa unisce l’organico e l’artificiale, rendendo visibili le connessioni segrete tra scienza e arte. Serena Fineschi riflette sulla traccia fisica del gesto. In Forme di desiderio (Fonte Gaia, 2013) trasforma l’atto di lanciare una moneta in una fontana in un calco tangibile di speranze. In Ingannare l’attesa (Rosso Tiziano) (2022) satura la carta con penne Bic, traducendo il tempo dell’attesa in una distanza fisica misurabile in chilometri di inchiostro. Mariana Ferratto lavora sulla memoria storica legata alla dittatura argentina (1976-1983). La video performance L’appuntamento (2023-2025) riattiva il codice manuale clandestino dei detenuti in un passaggio di testimonianza tra padre e figlia, mentre l’installazione Costellazioni (2023-2025) usa pagine perforate e luce per rivelare una poesia di resistenza. Martina Fontana indaga la fragilità del tempo a cui siamo assoggettati. Attraverso il polittico The Waiting (2023) e il cuscino ricamato Tempo di non resistenza (2023), documenta la metamorfosi e l’accudimento rituale dei bachi da seta, assunti a metafora della destrutturazione necessaria per ogni cambiamento. Maura Banfo (Lighthouse, 2014/2020) cattura nel suo video l’immaginario intimo del faro. Inteso come sentinella e baluardo di pietra tra cielo e mare. La sua luce evoca solitudine, veglia e la duplice natura, protettiva o drammatica, della guida. Elena El Asmar (Reverie, 2024) propone un arazzo jacquard dove la tessitura si fa metafora delle relazioni umane. Sottraendo la matrice visiva originaria, l’opera si trasforma in un labirinto di fili e indizi in cui lo sguardo del visitatore e quello dell’autrice si incontrano e si confondono.
In occasione del finissage della mostra Serena Fineschi presenta l’opera permanente site specific Tra terra e cielo, 2026, acciaio inox nichelato, 470x36x0,8 cm. Installata sopra l’ingresso dello Spazio Moretti, questa scritta in acciaio specchiante lunga quasi cinque metri usa la parola come dispositivo d’azione. La parola qui non descrive, ma agisce come un dispositivo visivo e come un metronomo dell’esistenza: riflettendo l’ambiente circostante, misura la distanza fisica e poetica in cui accade la vita – quell’intervallo tra terra e cielo – esortando lo spettatore a riconsiderare attivamente il proprio modo di abitare lo spazio e di attraversare il tempo.
Inatteso
Artisti: Maura Banfo, Elena El Asmar, Mariana Ferratto,
Serena Fineschi, Martina Fontana, Cristina Gozzini
In occasione di Carmi.Co – Carmignano Contemporanea
Serena Fineschi. Tra terra e cielo
opera site specific in occasione del finissage
Finissage: domenica 28 giugno, ore 18.00
Spazio D’Arte Alberto Moretti
via Borgo, 4, Carmignano (PO)



