MILANO | Pirelli HangarBicocca | Fino al 27 luglio 2025
di MATTEO GALBIATI
La sensazione di essere circondati da qualcosa di tremendamente reale, perché plausibile nella drammatica suggestione che suscita, è davvero intensa e arriva quasi a sfiorare il disagio. Le monumentali opere-installazioni, che raccontano l’estetica e l’impegno artistico di Yukinori Yanagi (Fukuoka, 1959), si dispongono negli ambienti principali di Pirelli HangarBicocca a Milano in una continuità logica, capitoli di un unico racconto che quasi travolge la sensibilità di noi osservatori.

Yanagi nella sua lunga ricerca concepisce l’opera come un organismo aperto, mutante, capace di allargare la visione che l’ha originata, recependo le contingenze peculiari sia del luogo, sia del tempo presente in cui si verifica, rinnovando e riabilitando così il valore dei temi complessi che tocca. Funzionale ad essere donato come vera e propria esperienza, ciascun lavoro miscela i contenuti impliciti voluti a priori dall’artista giapponese, conseguenti la propria sensibilità e storia, con l’amplificazione che la cronaca reale dell’oggi può aggiungere. Tutto con una ostentazione maestosa che non è mai gigantismo spettacolare, ma travolgente strumento di senso.
Se per Yanagi l’opera – spesso site-specfic, di dimensioni monumentali, capace anche di “accomodarsi e adattarsi” a nuove circostanze espositive – è una vera e propria osservazione antropologica che parte sempre dalla sua cultura d’origine, si spiega facilmente come soggetti quali l’identità, il nazionalismo, il rapporto conflittuale tra tradizione e innovazione, l’incidenza sempre più preponderante della tecnologia, l’olocausto nucleare (il Giappone resta l’unica nazione ferita da due bombe atomiche impiegate in un conflitto) siano occasione per aprirsi – e riflettersi – alla condizione esistenziale di ogni uomo di oggi che verifica, nella quotidianità della cronaca, gli esiti di una globalizzazione fallimentare, di un’innovazione forsennata, di un’ideologia protezionista, di rinnovati conflitti armati sempre più accesi e aspri.

Con ICARUS – titolo che riprende bene la simbologia e la morale del mito classico rispetto la tracotanza dell’ambizione dell’uomo che sfida limiti che non andrebbero superarti – questo viaggio distopico messo in atto da Yanagi si palesa in tutta la sua forza attraverso opere che vanno dagli anni Novanta e arrivano a interventi pensati per l’occasione, raccogliendo soggetti che identifichiamo facilmente e riconnettiamo, con familiarità quasi retorica, alla sua cultura giapponese – la bandiera nazionale, Ultraman, Godzilla, i funghi atomici di Hiroshima e Nagasaki, … – ma pure aprono spazio per considerare un non troppo irreale destino futuro.
Di sicuro impatto è l’opera in apertura di mostra, Project God-zilla 2025 – The Revenant from “ El Mare Pacificum” (2025), che, con la sua teatralità evidente, ci proietta in un territorio devastato da una deflagrazione nucleare e ci lascia comprendere gli esiti successivi guardando un grande occhio di Godzilla, creatura che nella mitografia giapponese contemporanea nasce proprio a seguito dell’esposizione alle radiazioni atomiche.

Già qui emerge il senso di vulnerabilità e impotenza che ci accompagna poi per tutto il percorso di visita, Yanagi, infatti, quasi ci obbliga a diventare pellegrini, a vagare nel vuoto del nostro esodo umano esistenziale. Se è potentissimo nelle immagini, è superlativo maestro nel toccare le corde della nostra interiorità che, esposta e ferita, diventa fragilissima nella sua sensibilità.
Segnaliamo poi anche il percorso labirintico di Icarus Container 2025 (2025) che costringe i visitatori ad addentrarsi in un lungo dedalo, vero e proprio viaggio che, grazie a un costante gioco di specchi lascia davanti allo sguardo e di conseguenza alle spalle due immagini che si confrontano continuamente, dall’inizio alla fine: il disco solare ardente e il candore abbacinante del cielo (quello reale che muta e incombe all’esterno dello spazio milanese). Lungo la via si susseguono i passi, intensi e potenti, di Icarus, poema dello scrittore Yukio Mishima (1925-1970), tra gli autori giapponesi più influenti del secolo scorso. Anche in questo caso la tensione tra redenzione e abisso non solo è palpabile, ma diventa totalmente immersiva, ancor più forte se si pensa alle implicazioni che toccano Yanagi, poiché unendo e sovrapponendo le due immagini che osserviamo dall’inizio alla fine si ottiene la bandiera giapponese.

Tra le altre torna di attualità anche The World Flag Ant Farm 2025 (2025), – opera vincitrice del premio Aperto 93 in occasione della 45. Biennale di Venezia – in cui duecento bandiere nazionali (193 di stati riconosciuti dall’ONU e di 7 che non ne sono ancora membri) sono composte da sabbia contenuta in altrettante teche di plexiglas trasparente connesse tra loro. L’opera è un grosso formicaio in cui l’attività delle formiche, operando e lavorando per il bene della comunità, smuove e altera la struttura preordinata, sgretolando e abbattendo idealmente i confini tra le nazioni ed evidenziando la relativa fragilità di loro simboli identitari, come le bandiere in primis.
Su tutte resta, a nostro avviso, preponderante Absolute Dud (2007) – definizione che rimanda a ordigni rimasti inesplosi – che è una fedele riproduzione in ferro e in scala 1:1 dell’ordigno Little Boy, la bomba Mk.1 esplosa sulle due note città giapponesi al termine del secondo conflitto mondiale. Yanagi, pensando al terzo ordigno che avrebbe dovuto devastare Kyoto ma la cui detonazione fu annullata, ci invita a riflettere sull’incombere di un pericolo assoluto che tocca tutti, che resta sospeso sulle nostre teste, ma soprattutto, nelle nostre coscienze. Una bomba bloccata nell’aria che è monito al potere distruttivo e devastante della guerra nucleare e alla responsabilità politica di chi prende decisioni che innescano nuovi conflitti dalla fine sempre incerta.

Il percorso che Pirelli HangarBicocca ha costruito con l’artista giapponese è tra le progettualità artistiche ed espositive più significative della stagione attuale, una mostra da vivere e vedere in tutta la sua struggente intensità. Pirelli HangarBicocca, grazie agli innesti poderosi di Yukinori Yanagi non è più semplicemente uno spazio espositivo che accoglie opere e racconta il pensiero di un artista, ma, proprio in virtù dell’esclusività peculiare del suo ambiente, in stretta connessione e sinergia con ciò che adesso contiene diventa dispositivo risonante, elemento aggiuntivo energeticamente propositivo che estende i significati da cui muove Yanagi alla società di oggi, al nostro presente che, speriamo, non stia compiendo lo stesso volo di Icaro.
Yukinori Yanagi. ICARUS
a cura di Vicente Todolí con Fiammetta Griccioli
catalogo Marsilio Editori con testi di Mami Kataoka, Reiko Tomii e a una conversazione tra Yanagi e Vicente Todolí e Fiammetta Griccioli,
25 marzo – 20 luglio 2025
Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano
Orari: da giovedì a domenica 10.30-20.30
Ingresso gratuito
Info: +39 02 6611 1573
info@hangarbicocca.org
www.pirellihangarbicocca.org



