FIRENZE | Studio Bojola
Intervista a MARGHERITA BOJOLA e GILBERTO BENNI di Ilaria Introzzi
Studio Bojola nasce dall’incontro tra la tradizione familiare e l’innovazione contemporanea, fondato da Margherita Bojola insieme al padre, Luca, con l’intento di portare avanti una visione originale nel campo del design e dell’artigianato. Dal 1983 lo studio si dedica a consulenze per progetti destinati al mercato internazionale, ma negli ultimi anni ha scelto di sviluppare una propria linea di oggetti, tra quelli di interior design e gioielli, espressione autentica della propria identità creativa. Oggi, grazie anche all’ingresso di Gilberto Benni, dopo anni di carriera in Leica, Studio Bojola sta consolidando il proprio brand e ampliando i progetti, con particolare attenzione alla valorizzazione dell’artigianato e delle tecniche tradizionali.
Lo scorso novembre, in occasione dell’apertura della nuova boutique in Via Palazzuolo a Firenze (che fa parte della visione di rinascita promossa dal progetto Recreos di Fondazione CR Firenze con il Comune di Firenze, ndr), abbiamo incontrato Margherita Bojola e Gilberto Benni per approfondire la storia, i valori e le prospettive future di Studio Bojola. Segue la loro intervista, dove emergono passione, dedizione e uno sguardo consapevole sulla responsabilità di creare oggetti con un’anima.

Margherita, Studio Bojola nasce qualche anno fa, da un’iniziativa tua e di tuo padre. Quali erano i presupposti? Come si sono evoluti nel tempo?
Lo Studio esiste come realtà di consulenze di design dal 1983, occupandosi principalmente di disegnare oggetti ed interni per clienti rivolti al mercato estero, portandosi di conseguenza dietro anche scelte estetiche legate a mercati lontani da noi. Dal 2020 abbiamo deciso che volevamo sviluppare una linea di oggetti che parlasse dello Studio senza il filtro delle richieste dei clienti e delle realtà artigianali con cui collaboriamo da tanti anni. Così è nata la linea Studio Bojola. Nel tempo il focus sull’artigianato è diventato sempre più forte, un po’ come reazione al mondo che spinge nella direzione opposta, delle produzioni in serie, della rara capacità di riconoscere cosa rende prezioso un oggetto fatto a mano e con cura, con processi complessi tramandati da generazioni, talvolta poco “veloci ed ottimizzabili” ma necessari per produrre cose con un’anima. Sono cresciuta nelle officine e nei laboratori in cui mi portava mio padre, per me ormai passare di lì è parte integrante del processo creativo. L’ispirazione spesso deriva da queste tecniche, non si tratta solo di raccontare la storia dell’artigiano che realizza il singolo oggetto, è un po’ come se diventasse esemplificativa di tutte le storie come la sua e desse un significato a quello che facciamo che va oltre al realizzare qualcosa o bello e funzionale. Io credo che in un mondo saturo di prodotto si debba avere una ragione per prendersi la responsabilità di aggiungere qualcosa, di creare nuovo.

Oggi nel progetto è entrato anche Gilberto: quanto è cambiato il brand rispetto agli esordi?
Diciamo che con e grazie a Gilberto stiamo lavorando alla creazione di un brand oltre che di una collezione. Gilberto è fondamentale nel creare la struttura affinché questo possa accadere.
Gilberto, vieni dalla fotografia, quella alta, di qualità: hai riscontrato delle comunanze con Studio Bojola?
La fotografia come ogni forma di espressione artistica ha bisogno di luoghi dove “manifestarsi” e la stessa cosa vale per lo Studio Bojola. Lavorare con forme d’arte, che esse siano oggetti in cristallo, o fotocamere di altissimo livello, non ha modificato il mio approccio al lavoro, anzi, mi sta aiutando ancor di più nell’entrare in sintonia con gli autori che si celano dietro alle opere.

Cosa ti ha spinto a diventare tra i protagonisti di questa storia?
La mia passione per il bello e l’aver visto un mondo pronto ad accogliere questi oggetti così unici nel loro essere. Chiaramente, unito a questo aspetto più di “pancia” c’è stato lo studio del mercato e delle potenzialità economiche del progetto, perché è bello lavorare in maniera sognante ma le basi di un progetto devono essere solide, soprattutto in un mondo invaso da oggetti anche discutibili.
Fiaba che oggi, grazie a un’iniziativa di Fondazione Recreos, vi ha portati ad aprire la vostra prima boutique in centro a Firenze. Avete appena inaugurato: quali sono le sensazioni?
Le sensazioni sono molto positive, che le persone sono felici di accogliere il nostro progetto e di ascoltare la visione dietro alla nostra collezione. Penso che le persone abbiano voglia di scoprire storie come quelle dietro ai nostri pezzi. Ci sentiamo molto fortunati ad avere avuto la possibilità di accedere a questa vetrina e di far parte di questo progetto.

Come mai la scelta di ospitare i vostri cristalli, tra oggetti di interior design e gioielli, in uno spazio fisico, oltre che online?
Perché per quanto possano essere belle le foto, prendere in mano un cristallo così come uno dei nostri altri oggetti è un’esperienza molto più completa. Il peso specifico – sorprendente – di un cristallo, la sua temperatura, l’esperienza tattile delle incisioni. Sono tutti ingredienti che completano l’esperienza visiva. Così come le piccole irregolarità, le sfumature che cambiano con l’incidenza della luce… Potrei andare avanti all’infinito.
Forme nette, ordinate, sofisticate. Questi e altri sinonimi accomunano le creazioni di Studio Bojola: quali sono i passaggi che portano dall’ideazione alla realizzazione di un prodotto?
Spesso il processo creativo inizia e finisce in laboratorio, contaminato da tutto ciò che succede nel mezzo. Mi spiego – facilmente è una tecnica, una forma, che fa partire un’idea. Quest’idea va a collidere con tutte le esperienze visive, vissute, digerite, viaggiate degli ultimi mesi. A quel punto l’idea inizia a prendere forma ed è pronta per tornare in laboratorio, dove inizia un dialogo con gli artigiani che realizzano gli oggetti e che ci guidano nel trovare il modo migliore per mettere a terra quell’idea. Spesso è proprio ciò che non può essere fatto, per cui va trovata una soluzione alternativa, che porta ad un risultato nuovo e sorprendente. I limiti non sono sempre una brutta cosa, talvolta sono lo spunto per soluzioni più interessanti.

Recentemente avete appunto introdotto i gioielli, come mai?
L’idea è nata dalla volontà di recuperare il cristallo che avanza nel crogiolo dopo la soffiatura dei vasi. Si creano delle masse luminose di materia che viene estratta dal crogiolo. Una bellezza grezza e purissima che spacchiamo in schegge di dimensioni e forme uniche, successivamente passate in acido per renderle non taglienti e poi incastonate su basi in bronzo lavorate a mano, galvanizzate in oro 18k o rodio. È stata una collezione che per quanto appartenga ad una “categoria” diversa rispetto al resto della collezione, si è inserita in modo molto naturale nella collezione, aprendo il dialogo con l’artigiano argentiere che si occupa di dare forma alle basi in bronzo della collezione.

Definireste il progetto più artistico o artigianale?
Non credo che un termine escluda l’altro. Lo definirei un progetto dal grande contenuto creativo con una forte impronta concreta e artigianale.
Un cristallo è?
Luce racchiusa in una forma, un oggetto di una bellezza pura che trascende da epoche e tendenze.
E quelli di Studio Bojola?
Tutto ciò, reso esponenziale da chi da anni lavora per creare una bellezza che perduri, colma di visione.
Studio Bojola
Via Palazzuolo 135 R, Firenze
Info: +39 328 2292308
studio@bojola.com
www.bojola.com



