VENEZIA | Palazzo Contarini Polignac | 9 maggio – 1 agosto 2026
Dal 9 maggio al 1 agosto 2026 la Victor Pinchuk Foundation e il PinchukArtCentre presentano la mostra intitolata Still Joy – From Ukraine Into the World, Evento Collaterale ufficiale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte — La Biennale di Venezia che si terrà al Palazzo Contarini Polignac di Venezia.
La mostra Still Joy (Gioia serena e duratura) riunisce gli artisti importanti internazionali e ucraini che riflettono sul concetto di gioia come la forza vitale e la dimostrazione coraggiosa dello spirito umanitario. Il punto di partenza e la forza trainante della mostra sono le testimonianze raccolte dal collezionista di storie ucraino Hlib Stryzhko, marine, veterano ed ex prigioniero di guerra. Queste storie diventano elementi scultorei, grazie ai quali i frammenti di realtà trovano il loro posto nell’esposizione della mostra.
Tra gli artisti partecipanti figurano: Kateryna Aliinyk (Ucraina), Piotr Armianovski (Ucraina), Janet Cardiff e George Bures Miller (Canada), Julian Charrière (Svizzera), Tacita Dean (Gran Bretagna), Ryan Gander (Gran Bretagna), Gabrielle Goliath (Sudafrica), Nikita Kadan (Ucraina), Zhanna Kadyrova (Ucraina), Alevtina Kakhidze (Ucraina), Roman Khimei e Yarema Malashchuk (Ucraina), Pavlo Kovach (Ucraina), Bogdana Kosmina (Ucraina), Katya Lesiv (Ucraina), Kateryna Lysovenko (Ucraina), Simone Post (Paesi Bassi), Ashfika Rahman (Bangladesh), Daniel Turner (USA), Álvaro Urbano (Spagna), Lesia Vasylchenko (Ucraina), Oleksiy Sai e Yury Gruzinov (Ucraina).

La mostra inizia con un’installazione video che raffigura le scene di rave party a Kyiv, filmate dal celebre duo di artisti ucraini Malashchuk e Khimei prima e durante la guerra su vasta scala. Di seguito c’è il paesaggio idilliaco di Aliynyk, in cui la piccola fauna vibra sotto la tenue luce della luna, e il video saggio di Armianovski, che unisce la realtà della guerra e i sogni che la città ucraina di Mariupol ha visto. Il piano si conclude con una nuova installazione immersiva di Simone Post, creata appositamente per questo luogo, che reimmagina gli interni del palazzo come una dolce architettura temporanea, fatta con vere caramelle, invitando i visitatori a un momento di gioia infantile.
La mostra prosegue le storie individuali: storie di comunità perdute, storie d’amore che trova le forme nuove. Le vincitrici del premio Future Generation Art Prize Ashfika Rahman (Gran Premio, 2024) e Zhanna Kadyrova (Premio Speciale, 2014) nelle loro opere uniche raccontano delle esperienze di sfollamento forzato: della resistenza, della cura e della responsabilità reciproca; l’installazione radiosa di Rahman, composta dalle campane del tempio indù sospese a fili di seta dorata, dialoga con le piante recuperate da edifici ucraini bombardati; nell’installazione di Kadyrova, che crea uno spazio speciale di lightbox e piante vive che si fanno loro strada come “rifugiate”, si riprendendono e ricevono cure.
Nell’installazione di Gabrielle Goliath la gioia è profondamente personale, a volte è fonte di forza, altre volte è piena di tristezza — nel ciclo nuovo i soldati e civili ucraini della comunità LGBTQIA+ condividono le testimonianze personali. La gioia, come la memoria e l’amore, è presente nel film di 39 minuti in pellicola di Tacita Dean Se fossi nell’Adlon (2025), i cui eroi sono: l’artista ucraino Boris Mikhailov e Vita Mikhailov, sua moglie, co-autrice e musa. Il film rappresenta una singola serata nell’omonimo hotel berlinese, noto per i suoi legami con gli intrighi e lo spionaggio della Guerra Fredda. Accanto si trova l’installazione di Cardiff e Miller “Conversazioni con mia madre” (2023), dove i telefoni diventano un filo che ci collega a coloro che non sono più con noi.
La mostra passa poi al tema del paesaggio e del corpo. Le opere di Dean, Kakhidze, Urbano, Sai, Gander, Charrière e Kadan, ciascuna a suo modo, testimoniano come la presenza umana lasci tracce e cicatrici. Dalla fotografia di grandi dimensioni con elaborazione manuale di Dean con albero centenario di sakura al ramo di viburno (Viburnum) in metallo di Urbano — una pianta che non si tocca per annusarla o coglierla – tutto si dissolve silenziosamente nella semplice gioia di sopravvivere sul campo di battaglia. Nella stessa sala espositiva si trova lo studio di tatuaggi di Kakhidze, dove l’artista permette ai visitatori di lasciare letteralmente un segno della mostra sulla propria pelle e un ricordo di gioia per sempre. L’esposizione si conclude con un dipinto monumentale che raffigura una scena storica di un “rave silenzioso”, realizzato dal celebre artista ucraino Nikita Kadan, dove i corpi diventano un paesaggio sospeso tra creazione e perdita.

Nella sua complessità, la mostra Still Joy è una risposta al presente: le sue radici affondano in Ucraina e si estendono ben oltre i suoi confini, la gioia fragile ma stabile continua.
STILL JOY — FROM UKRAINE INTO THE WORLD
Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Commissionato e promosso da Victor Pinchuk Foundation
Organizzato da PinchukArtCentre, Kyiv, Ucraina
Curatori: Bjorn Geldhof, Oleksandra Pogrebnyak
9 maggio – 1 agosto 2026
Palazzo Contarini Polignac
Sestiere Dorsoduro, 874, 30123, Venezia, Italia
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00, eccetto il lunedì
Info:
pinchukartcentre.org
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#StillJoy



