A Gentile Collapse, 2026, exhibition view, Andrea Nuovo Home Gallery (Napoli), photo Amedeo Benestante.

Stati di stupore, alla Andrea Nuovo Home Gallery

NAPOLI | ANDREA NUOVO HOME GALLERY | FINO AL 18 MAGGIO 2026

di ANTONELLO TOLVE

La recente collettiva curata da Marta Ferrara negli spazi dell’Andrea Nuovo Home Gallery di Napoli è disegnata come un doppio viaggio, o se vogliamo come il doppio tomo di uno stesso racconto, che porta il visitatore a stazionare non solo su ogni singola opera che si aggrappa alle pareti per lavorare con lo spazio (nello spazio e sullo spazio) fino a trasformarlo in habitat narrativo integrale, ma anche a immergersi tra le meraviglie d’una generazione, quella dei nati tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, i cui procedimenti linguistici, tra l’arcaico e l’attuale, rispondono a esperienze di pensiero in cui è possibile percepire una situazione emotiva comune. Nei lavori dei quattro nomi che disegnano appunto questa elegante e accurata esposizione (Zoë Pelikan, Matteo Silverii, Dorottya Vékony, Flora Villaumié) il cui titolo, anche questo legato a ditticità, estrapola un passaggio memorabile dell’Alice’s Adventures in Wonderland (1865) e nel contempo ne va a parafrasare il passo, trasferendolo sul terreno riflessivo di quello che è andato a configurarsi come un New Art World, si avverte tutta la forza di un processo che ha portato l’identità sul piano del “postnational subject”, del costante (fisico e culturale) movimento o di quella che Gerardo Musquera ha definito come l’era of roadrunnes.

A Gentile Collapse, 2026, exhibition view, Andrea Nuovo Home Gallery (Napoli), photo Amedeo Benestante.

Se infatti A Gentile Collapse rappresenta per Ferrara uno spostarsi “che non indica una direzione, ma uno stato di attraversamento” – per inciso A Gentile Collapse è l’efficace titolo dell’esposizione – o di avanzamento o anche di ricerca, di studio e di inevitabile stupore (“non importa dove si arrivi, purché il movimento avvenga”), I don’t much care where so long as I get somewhere (il sottotitolo carrolliano) è invito a un viaggio, a una mostra che “si muove” in uno “spazio instabile, dove l’assurdo, il distorto e l’impossibile non appartengono a un altrove fantastico”, non dimentichiamo che, nel definire il Surrealismo, Breton aveva evidenziato che la surrealtà è una realtà parallela”, ma si insinuano dolcemente nel quotidiano”. Ecco allora che l’incontro tra Alice e il Cheshire Cat capace di dissolversi nell’aria o anche di sorridere e sogghignare (Carroll usa il verbo regolare grin), non a caso in una vecchia traduzione italiana del 1913 è chiamato Ghignagatto, diventa ora la chiave per entrare in un nuovo paese delle meraviglie – devo dire, e si perdoni quest’ultima precisazione, che il gatto dal sorriso sardonico è l’unico personaggio che spiega alla protagonista il luogo in cui si trova – dove vivere quattro adventures creative capaci di intersecarsi tra loro e di trasformare gli spazi in un imaginarium unicum.

A Gentile Collapse, 2026, exhibition view, Andrea Nuovo Home Gallery (Napoli), photo Amedeo Benestante.

Ad aprire infatti il progetto, al piano terra della galleria, sono cinque Extended Blooming (2024-2025) di Dorottya Vékony (Budapest, 1985) dove le immagini di alcuni elementi naturali sono seducentemente artificializzate dalla mano dell’uomo per mostrare efflorescenze fiabesche, capaci di attrarre, adescare, affascinare, portare verso orizzonti d’indotta fertilità (è proprio vero che illudere vuol dire, con Leopardi, portare alla distruzione dell’illusione stessa). Stampate in acrilico su lastre viniliche d’un giallo acido e fluorescente, distanziate tra l’altro dalla parete per creare effetti di riverbero cromatico – in ordine d’impaginazione le opere sono i numeri 3, 7, 4, 6, 1 mentre la 8, si presenta come un’ampia stampa su tessuto sintetico – e per dialogare con le trasparenze della meravigliosa porta d’ingresso della galleria (un uscio d’inizio Novecento “stile 1925”, in legno e vetrate, raffiguranti raffinati motivi floreali), queste piante di Vékony portano il pubblico in un giardino ambiguo e spiazzante dove è possibile annusare Hyésouhyiós. Ginestra Viola di Matteo Silverii (Napoli, 1994), acrilico su tela del 2021 che, quasi a creare un trait d’union tra i due piani del percorso espositivo, sembra uscire dall’Atlas of Middle-earth di Karen Wynn Fonstad. (Secondo antiche tracce Hyésou hyiós, ovvero figlio di colui che fa piovere, è l’antico nome del Vesuvio).

A Gentile Collapse, 2026, exhibition view, Andrea Nuovo Home Gallery (Napoli), photo Amedeo Benestante.

Al piano superiore il viaggio cambia sottilmente registro: qui i lavori di Flora Villaumié (Parigi, 1999) e di Zoë Pelikan (Vienna, 1996), immergono lo sguardo in un cosmos – probabilmente quello dell’Hatter creato da Carroll nel ricordare l’espressione vittoriana mad as a hatter – fatto di quotidianità distorta, frammentata, dilatata o anche frustata, tanto da trasformarla in visione trasognante. In questo apparente cambio di scena, se da una parte Zoë Pelikan propone, disseminati un po’ ovunque, oggetti in terracotta – tazze, tazzine, piattini, bricchette sbeccate e caffettiere definalizzate, in alcuni casi rotte o anche eseguite con piacevoli errori funzionali – che richiamano alcuni procedimenti sulla fantastica adottati da Riccardo Dalisi e Bruno Munari (l’ampio spettro dei suoi lavori, durante l’opening, è stato al centro di una entusiasmante performance al caffè), dall’altra, Flora Villaumié, con le sue strepitose e impareggiabili grafiche d’arte, tutte acquaforti e chine-collé (tiratura di 5), mostra un mondo in cui la Belle Époque parigina o l’Ancien Régime si incrociano finemente con i tessuti metropolitani d’oggi per creare cortocircuiti avvincenti e ammalianti: Gaming Rules. Les règles d’un jeu impassible (2025) è una scena piacevolmente oscena che lascia senza parole.

A Gentile Collapse, 2026, exhibition view, Andrea Nuovo Home Gallery (Napoli), photo Amedeo Benestante.

A chiudere e direi a riannodare la mostra, due tele di Matteo SilveriiFigurines (Birds) e Figurines (Piggy), rispettivamente del 2023 e del 2024 – trasformano l’oggetto in soggetto, la cosa, se vogliamo l’ornement o “(le buone cose di pessimo gusto!)” cantate da Guido Gozzano, in personaggi d’uno scenario disarmante, dall’andamento enigmatico e trasognante, stravagante e a tratti perturbante: lo stesso che si avverte sin da quando la malcapitata Alice, nel suo viaggio, incontra il White Rabbit o quando chiede informazioni al Cheshire Cat per andare da qualche parte, in qualche luogo (somewhere) che scompagina l’idea di luogo per aprire le porte al piacere baudelairiano dell’inatteso. “‍Would you tell me, please, which way I ought to go from here?‍” “‍That depends a good deal on where you want to get to,‍” said the Cat. “‍I don’t much care where—‍” said Alice. “‍Then it doesn’t matter which way you go,‍” said the Cat. “‍—So long as I get SOMEWHERE,‍” Alice added as an explanation. “‍Oh, you’re sure to do that,‍” said the Cat, “‍if you only walk long enough.‍”

A Gentile Collapse. I don’t much care where so long as I get somewhere
a cura di Marta Ferrara

artist* | Zoë Pelikan, Matteo Silverii, Dorottya Vékony, Flora Villaumié

21 febbraio – 18 maggio 2026

Andrea Nuovo Home Gallery
via Monte di Dio 61, Napoli

orari: dal martedì al venerdì, 10:30-13:00 e 16:30-19:00, sabato su appuntamento

info: +39 081 1863 8995
info@andreanuovo.com
www.andreanuovo.com

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