Comunque, fragile. Voci della ceramica contemporanea, veduta della mostra (Serena Zanardi, Biancomangiare, 2022), C.AR.M.E., Brescia

Stare in piedi, comunque: a Brescia sei voci della ceramica contemporanea

BRESCIA | C.AR.M.E. | Fino al 10 maggio 2026

di ELEONORA BIANCHI

Quando entriamo in Comunque, fragile. Voci della ceramica contemporanea ci portiamo addosso quella sensazione strana di quando urtiamo un vaso per sbaglio e restiamo immobili per un attimo, sperando che questo ci imiti e non cada in mille pezzi. È tipico della ceramica, questo problema: sembra sempre sul punto di cedere, anche quando poi non lo fa davvero. La guardiamo e viene quasi spontaneo trattenere il respiro, come se bastasse quello a tenerla insieme. È la stessa angoscia di quando vorremmo dire qualcosa, ma sappiamo che, una volta detto, non si torna indietro.

Comunque, fragile. Voci della ceramica contemporanea, veduta della mostra (Alberto Gianfreda, Nothing as it seems, 2025), C.AR.M.E., Brescia

Forse è per questo che la mostra in corso a C.AR.M.E. resta addosso in modo strano: non perché dica chissà cosa di nuovo, più perché ci sembra di arrivare tardi a una conversazione che va avanti da secoli. La ceramica è già qua da un pezzo, seduta composta e sembra sapere tutto di noi. Con l’eleganza che la contraddistingue, ci rinfaccia di quando anche noi eravamo malleabili, di quando abbiamo fatto finta di essere solidi davanti a certe sfide, ma anche, e soprattutto, di quando ne siamo usciti cotti, ma un po’ più solidi per davvero.
Nasciamo morbidi, questa è la parte facile da dire. Poi succedono cose, la vita interviene, incontriamo persone, prendiamo delle botte anche quando non sembrano tali e piano piano ci sistemiamo, ci aggiustiamo, in qualche modo teniamo insieme i pezzi e stiamo in piedi. Funziona, più o meno. Solo che nessuno ci dice che, anche quando sembriamo a posto, dentro restano delle crepe. Non le vediamo ma a volte sono proprio quelle a fare la differenza, a non farci crollare del tutto.

Comunque, fragile. Voci della ceramica contemporanea, veduta della mostra (Fausto Salvi, Perle, 2025), C.AR.M.E., Brescia

Le opere in mostra appartengono a sei voci della ceramica contemporanea – Alberto Gianfreda, Simone Negri, Susy Bianca Piva, Fausto Salvi, Caterina Sbrana e Serena Zanardi – che, pur nelle loro differenze, condividono una specie di inquieta tensione subepidermica che non si risolve mai davvero. Proprio come noi, alcune sculture sembrano sul punto di rompersi, altre altre abitano la frattura con disinvoltura, senza nasconderla. Ci sono superfici che trattengono il gesto, come se qualcuno si fosse fermato a metà strada e avesse deciso di lasciare tutto così, incompleto, esposto, vulnerabile. Ci sono forme chiuse, più definite, che reggono, ma in modo sospetto, come a dirci che quella stabilità è una convenzione, una questione di abitudine, più che di verità.
E a guardarle bene, a un certo punto, viene da pensare che tutta questa storia del diventare forti forse è un po’ sopravvalutata, che essere duri, spesso, vuol dire solo aver imparato bene a non far vedere dove fa male.
Se da un lato c’è una fragilità che si vede, quella che si rompe, che cede, che mostra segni evidenti, dall’altro ce n’è un’altra che è più difficile da notare. Quella che si controlla, che si trattiene, che non vuole disturbare. Quella che preferisce restare intera piuttosto che rischiare che qualcuno veda una sua crepa. È una fragilità educata, composta, praticamente impeccabile. Non chiede niente, non si espone e non si permette errori, ma proprio per questo, piano piano, si irrigidisce fino a confondere il vivere con l’esistere, o il resistere.

Comunque, fragile. Voci della ceramica contemporanea, veduta della mostra (Bianca Susy Piva, Convivenze, 2026), C.AR.M.E., Brescia

Le opere esposte sembrano compiere un’altra scelta. Non migliore, forse, ma certamente più onesta. Se nella vita la fragilità è qualcosa da nascondere con pudore, in mostra scopriamo che non è un incidente, piuttosto, un’inevitabile condizione di partenza. Accettano che qualcosa possa cedere, che la forma non sia mai definitiva, che stare al mondo significa anche esporsi al rischio di rompersi. In questa eventualità – che tendenzialmente si evita come la più scomoda delle conversazioni – si apre uno spazio che non è comodo né sicuro, ma almeno è reale. Uno spazio in cui non si deve per forza dimostrare di essere a posto, in cui si può anche non esserlo e vedere cosa succede. Forse è questo che resta alla fine, una specie di consapevolezza che arriva piano, quasi controvoglia. Che non serve a niente essere duri se poi quella durezza ci allontana da tutto il resto. Che tenersi insieme a tutti i costi, a volte è solo un altro modo per non sentire. E che, anche quando sembriamo interi, anche quando ci reggiamo in piedi, anche quando nessuno se ne accorge, siamo comunque, fragili.

Comunque, fragile. Voci della ceramica contemporanea

Artisti: Alberto Gianfreda, Simone Negri, Susy Bianca Piva, Fausto Salvi, Caterina Sbrana, Serena Zanardi

20 marzo – 10 maggio 2026

C.AR.M.E.
via delle Battaglie 61/1, Brescia

Orari: da giovedì a sabato 17.00-20.30; domenica 16.00-20.30

Info: info@carmebrescia.it
www.carmebrescia.it

Condividi su...