Tragicomica, exhibition view, foto ©Simon Simon d’Exéa, courtesy Fondazione MAXXI

Se anche Roma ride. Tragicomica al MAXXI prosegue l’indagine di “Facile Ironia” a Bologna

ROMA | MAXXI | Fino al 20 settembre 2026

di VALERIA CARNEVALI

Ritornare a visitare Tragicomica quasi a metà del suo cammino, a più di due mesi dall’inaugurazione e dalle prime impressioni e critiche, ne permette un’analisi fredda, ma anche una visione profonda e necessaria. Il grande progetto in scena presso MAXXI, concepito da Andrea Bellini, accolto dall’uscente direttore artistico del museo Francesco Stocchi e la cui curatela reca la firma di entrambi, è un’esposizione d’arte magniloquente corredata da un volume non meno ponderoso, e non è una mostra dalla fruizione semplice: pletorica e ridondante, con un numero di autori che supera abbondantemente il centinaio, molti dei quali presenti con due o più opere a volte anche appartenenti a cicli diversi, si snoda in una dislocazione diffusa nell’articolato spazio espositivo senza seguire un reale percorso logico. Rimane faticosa, pur volendosi esprimere con leggerezza, dal momento che richiede filtri interpretativi sofisticati, e questo rende difficile ogni passaggio nel già complesso percorso della struttura: “il tragicomico contemporaneo non guida la lettura, ma la complica, lasciando emergere una pluralità di interpretazioni senza stabilizzarne una come definitiva” scrive bene Stocchi nell’introduzione in catalogo. Cogliere lo spirito non sempre è facile, impegnarsi a trovarlo in ogni opera non richiede tanto preparazione, quanto energia: l’ironia è sempre concettuale, non è immediata e la sua comprensione è un arrivo; moltiplicarla per trecento, tante sono le opere in mostra,  è davvero uno sforzo mentale arduo da sostenere.

Tragicomica, exhibition view, foto ©Simon Simon d’Exéa, courtesy Fondazione MAXXI

Pur tuttavia il gioco vale la candela, poiché il percorso è denso ma ogni passo può procurare riflessione e diletto che, di facezia in facezia, integrano in un solo registro il senso del comico e il senso del drammatico e li ricompongo in uno stato d’animo tanto comune e diffuso nella cultura sia alta che popolare del Paese, filtro della realtà specifico della weltanschauung italiana: la battuta come risposta, che a volte è solo barzelletta, a volte è raffinata strategia di sopravvivenza che non modifica i mali del mondo ma il nostro modo di ancorarci nelle tempeste; se gli inglesi hanno l’understatement del british humor, gli americani la fisicità dello slapstick, i francesi la mordacità dell’esprit, noi italiani abbiamo il riso amaro della tragicommedia.

Entrando nel vivo, è davvero centrato l’ampio spazio dedicato a Paola Pivi, artista “resident” al MAXXI, (dopo la personale World Record del 2019, è in permanenza nella collezione con il suo cacciabombardiere capovolto) che interpreta il tema del tragicomico creando un’installazione perfetta ed andando a colpire un nervo scoperto che ancora duole se stimolato, quello del lockdown ai tempi della pandemia, crisi collettiva maldigerita che si è preferito normalizzare consegnandola all’oblio e a cui l’arte non aveva ancora risposto: in essa Pivi la elabora per tutti, collezionando l’estro esploso in una miriade anonima di motti di spirito, fondamentale cibo per l’anima nei lunghi mesi di privazione sociale ed espressione condivisa del più trasversale e genuino senso del tragicomico che aiuta a non perdere la bussola.

Tragicomica, exhibition view, foto ©Simon Simon d’Exéa, courtesy Fondazione MAXXI

Tragicomico è poi Maurizio Mercuri, che inanella le macerie del sisma della sua terra in un improbabile monile, tragicomica è Silvia Giambrone, che trasmette senza filtro il ribrezzo della molestia erotica, tragicomica è la spassosa cospirazione delle stufe ribelli di Jacopo Belloni, tragicomica è la ritrattistica che Nori De’ Nobili, autentica perla del secolo scorso finalmente degna della ribalta nazionale, genera nel ricovero psichiatrico (si consiglia a proposito  una visita al piccolo omonimo museo con annesso Centro Studi sulla Donna nelle Arti Visive Contemporanee che il comune di Trecastelli, nell’anconetano, le dedica), tragicomico è il “televisore che piange” di Fabio Mauri del 1972, documento d’eccezione proveniente dagli archivi Rai, tragicomica è la Base Magica di Piero Manzoni del 1961, che trasformerebbe ciascuno di noi in un oratore con la piccola possibilità di avere qualcosa da dire sul mondo…

Inevitabile, anzi, doveroso e imprescindibile, da indagare per la stringente coincidenza, è il paragone, già sollevato altrove da altri critici all’indomani dell’apertura, con Facile Ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo, a cura di L. Balbi e C. Molteni, allestita presso il MAMbo nel corso dell’anno passato. Parzialmente sovrapponibili, riottosamente complementari, entrambe dichiaratamente non esaustive, le due mostre partono da un presupposto simile, l’indole giocosa e arguta della forma mentis del nostro popolo e la sua declinazione creativa, ma ne scoprono aspetti molto diversi: la felsinea assomiglia alla bakuniniana “risata che vi seppellirà” e se la generosa Bologna difende l’allegria, Roma, invece, nella rudezza della sapienza popolare, ride per non piangere, col nodo in gola di un Alberto Sordi  che urla “ma che s’ammazza così ‘a ggente?”,  con quella particolare attitudine sottotesto che accomuna la cinematografia di un Monicelli di ieri a quella di un Virzì oggi.

Tragicomica, exhibition view, foto ©Simon Simon d’Exéa, courtesy Fondazione MAXXI

Tra gli artisti selezionati, alcuni sono presenti in entrambi i percorsi. Accade così che Chiara Fumai, decisamente ironica a Bologna nella sua celebre battaglia femminista sugli artisti maschi come contraddizione, al MAXXI, collocata dall’allestimento nella migliore posizione a cui potesse venire affidata, diventi come in una monumentale pala d’altare una divinità di leggerezza e una tragica madonna, luce che irradia inevitabilmente un senso tragico, oppure che i canzonatori ma tutto sommato innocui piccioni di Cattelan al MAMbo, vengano al MAXXI superati in intensità e significato da quel capolavoro di beffardo sarcasmo che scuote sensibilità e valori che è La nona ora.

Tragicomica, exhibition view, foto ©Simon Simon d’Exéa, courtesy Fondazione MAXXI

Tra analogie di superficie e differenze in profondità, esiste una coerenza nei due percorsi ed è questo il dato capace di lasciare davvero il segno e da cui partire nella consapevolezza del nostro genio locale: in due contesti diversi, quello del MAMbo di Balbi-Molteni e quello del MAXXI di Bellini-Stocchi, nello stesso decennio, l’esigenza di indagare l’arte presente italiana secondo la chiave di lettura dell’ironia è emersa in maniera parallela, andando a definire, da due direzioni autorevoli che si suffragano a vicenda, un vero e proprio carattere, peculiare e non ripetibile della produzione nazionale nell’ultimo secolo. A questo proposito giova ricordare l’unica grande mostra che abbia recentemente onorato un artista italiano in un contesto cosmopolita, “Sunday” di Maurizio Cattelan, a cura di Francesco Bonami, presentata nel 2024 al Guggenheim di New York: nella quasi pressoché totale assenza di nostri connazionali capaci di correre nell’agone internazionale, è l’ironico per eccellenza a non chinare il capo. Alla luce di queste fresche esperienze si può quindi tirare una somma parziale, e non sarebbe male augurarsi uno scavalcamento dei confini del Belpaese grazie alla capacità di ridere della realtà e di produrne arte contemporanea significativa, ritrovando, concluse le stagioni dell’Arte Povera e della Transavanguardia, una nuova ragione per valere ovunque.


Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi

a cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi

Fino al 20 settembre 2026

MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni, 4a, Roma RM

Orari: lunedì chiuso, da martedì a domenica 11 – 19. la biglietteria è aperta fino a un’ora prima della chiusura del Museo

Info: tel +39 06324861
https://www.maxxi.art/

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