VENEZIA | Palazzo delle Prigioni | 9 maggio – 22 novembre 2026
L’evento collaterale Screen Melancholy: Li Yi-Fan del Taipei Fine Arts Museum (TFAM) di Taiwan alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, sarà ospitato presso il Palazzo delle Prigioni dal 9 maggio al 22 novembre 2026. Durante la settimana di inaugurazione, dal 7 al 9 maggio, si terranno nei pomeriggi una serie di programmi pubblici, mentre la cerimonia inaugurale avrà luogo la sera del 7 maggio. Durante una conferenza stampa tenutasi il 31 marzo, l’artista Li Yi-Fan, insieme al curatore Raphael Fonseca e al team del Taipei Fine Arts Museum, ha svelato ulteriori dettagli dell’inedito lavoro video che verrà presentato.
Nell’edizione di quest’anno dell’“Evento Collaterale di Taiwan del TFAM”, artista e curatore – entrambi formatisi negli anni dell’esplosione dell’avvento tecnologico di internet – si propongono come osservatori dell’era della trasformazione digitale, offrendo prospettive inedite e riflessioni contemporanee attraverso narrazioni intrise di umorismo e senso dell’assurdo. Originariamente concepito in portoghese, il titolo Melancolia de tela rimanda allo stato di malinconia indotto dall’esposizione prolungata allo schermo; nella sua trasposizione linguistica – passando dall’inglese al cinese – il titolo si arricchisce di sfumature di senso ulteriori, generate dai diversi contesti culturali. La condizione di “malinconia” si rapporta all’ansia originata dal sovraccarico informativo dell’era digitale e dal rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale, riflettendo l’appiattimento progressivo delle esperienze sensoriali e degli stati emotivi dell’individuo.

Fonseca ripercorre la traiettoria creativa dell’artista a partire dal suo primo lavoro, A Walk by the Sea (2011), fino alla sua nuova produzione per questa Biennale Arte 2026, esaminandone l’evoluzione delle tecniche visive e del ritmo narrativo, notando come l’orizzonte cognitivo dell’artista sia progressivamente giunto ad includere la cultura digitale contemporanea. Nello stesso tempo, tale percorso viene osservato attraverso la lente della storia dell’arte occidentale: il curatore si ricollega all’opera Melencolia I (1514) dell’artista tedesco Albrecht Dürer, stabilendo così un ponte tra la meditazione rinascimentale sulla condizione umana e una riflessione tutta contemporanea sulle ansie tecnologiche e visive.
Li-Chen Loh, direttrice del TFAM, osserva: “Nel corso degli anni, il Taipei Fine Arts Museum ha contribuito alle conversazioni culturali di diverse epoche attraverso una pluralità di strategie espositive, mettendo in luce la specificità dell’arte taiwanese nel contesto globale. Quest’anno, il curatore contribuisce con il suo lavoro all’ampliamento del quadro di riferimento delle opere di Li Yi-Fan, attraverso uno sguardo che trascende le dimensioni culturali e geografiche e che permette all’evento collaterale del TFAM di Taiwan a Venezia di continuare a tracciare nuovi orizzonti all’interno del dibattito culturale e dello scambio internazionale. Il focus di curatore e artista è su come reinterpretiamo oggi il nostro mondo e ne ridefiniamo la nostra posizione al suo interno, in un’epoca in cui il linguaggio figurativo diventa sempre più istantaneo e infinitamente replicabile.”

Nato a Taipei, Li Yi-Fan è attualmente artista in residenza presso la Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam. Avendo da tempo sviluppato strumenti propri per la produzione video e affinato un approccio creativo definito come “burattinaggio digitale”, Li ha iniziato nel 2021 a utilizzare motori di gioco in tempo reale per rendere la produzione dell’animazione un processo più intuitivo, trasformando le immagini in uno spazio di esplorazione privata e metacognitiva. Attraverso il suo lavoro, l’artista rende inoltre visibili le strutture di potere sottese alle immagini, riesaminando il rapporto tra essere umano e tecnologia video ed esplorando il modo in cui le immagini plasmano la percezione dell’uomo. Screen Melancholy segna una nuova fase cruciale nella sua pratica creativa: risultato di anni di ricerca sulle tecnologie visive, questo progetto ricerca l’essenza dell’essere umano all’interno di quegli interstizi che si creano nell’apprendimento automatico e nell’intelligenza artificiale generativa, invitandoci a riflettere sulla nostra dimensione contemporanea, sospesa tra una continua espansione della conoscenza e l’ansia da tecnologia.
Il Taipei Fine Arts Museum vanta una storia espositiva presso il Palazzo delle Prigioni a partire dal 1995. Costruito all’inizio del XVII secolo come carcere collegata al Palazzo Ducale, l’edificio era un tempo teatro delle processioni dei prigionieri che lo attraversavano prima di raggiungere le celle dove avrebbero trascorso il resto delle loro vite. L’artista si confronta con questo contesto storico e architettonico del Palazzo delle Prigioni, realizzando un’opera senza precedenti che integra lo spazio fisico all’interno della propria narrazione visiva. Entrando in questo “contenitore” di immagini, suoni e sculture, lo spettatore viene portato a risvegliare memorie corporee latenti, durante il suo rapportarsi con l’opera. Nel gioco di rimandi tra fisico e virtuale, il pubblico è immerso in un’esperienza intima e immersiva in cui l’atto del “guardare” si intreccia nello stesso tempo a quello dell’“essere guardati”.

Al centro dello spazio espositivo si trova un nuovo lavoro video della durata di 60 minuti, affiancato ad altre due nuove opere proiettate su schermi di minori dimensioni. Nel video principale, Li presenta la narrazione di un “occhio” sulla via del ritorno a casa, un dispositivo attraverso il quale esplora le relazioni stratificate tra esseri umani e immagini. Narrata come fosse un video informativo, attraverso il tono di un soliloquio improvvisato, l’opera riflette sulle spiegazioni dell’animazione digitale e della produzione di immagini tramite intelligenza artificiale, discutendo la distinzione tra le dimensioni “alta” e “bassa” nell’arte. Attraverso dialoghi che mettono in scena la riunione di diversi “organi umani”, l’artista riflette sull’impatto che l’intelligenza artificiale ha sull’umanità. Seguendo la narrazione del video, le scene si susseguono, trasformando il Palazzo delle Prigioni in un palcoscenico drammaticamente dinamico, dove desiderio e paura si intrecciano, rivelando il legame profondo che lega la generazione dei millennial alla tecnologia.
Proseguendo la sua storica ricerca su modelli, burattinaggio digitale e composizioni sceniche simulate, l’artista intende installare nello spazio sculture di grande formato stampate in 3D – mani, piedi, teste e arti – riecheggiando i corpi dei performer digitali proiettati sul video. Intento a guardare i video, il pubblico sarà circondato da questi monumentali frammenti corporei, che fungeranno allo stesso tempo anche da sedute su cui riposarsi. Il risultato sarà una drammatica scena di decostruzione ottenuta dall’immaginario generato dal computer, dove il confine tra “realtà” e spazio “digitale” si fa sfumato.

Li Yi-Fan chiosa: “La mia pratica ha sempre affondato le proprie radici in una dimensione emotiva personale, ma in questo progetto mi interrogo su come questi pensieri intimi risuonino collettivamente con quelli di altri appartenenti alla mia stessa generazione. Spero che i visitatori di Screen Melancholy possano intraprendere un viaggio solitario e, al tempo stesso, prendere parte a un’esperienza condivisa del mondo in cui tutti noi oggi viviamo, ridisegnato dalla tecnologia e dettato dagli algoritmi. L’immagine è stata per molto tempo fondamentale, come una finestra attraverso cui connettersi al mondo. Ma ora che realizziamo come questa finestra non sia altro che una superficie piatta, come dovremmo rispondere?”
“Utilizzando strumenti quali motori grafici in tempo reale e sistemi di modellazione, Yi-Fan analizza criticamente la struttura della tecnologia di produzione delle immagini”, osserva il curatore Raphael Fonseca. “Quando questa pratica si intreccia a quel senso dell’umorismo scuro che spesso attraversa le sue opere, l’artista mette in luce una certa malinconia condivisa da chiunque si trovi di fronte a uno schermo piatto. Mentre il primo quarto del XXI secolo volge al termine, anziché offrire soluzioni magiche o risposte dettate dalla morale alle post-finzioni e ai narcisismi digitali sempre più pervasivi, Yi-Fan suggerisce che ciascuno di noi custodisca qualcosa del prigioniero, del burattinaio e del burattino. L’artista ci permette di accettare la malinconia di questa condizione e di prepararci ad abbracciare un’esistenza tanto appiattita quanto uno schermo. E questo è solo l’inizio.”

Nel pomeriggio del giorno inaugurale si terrà una conversazione pubblica tra Li e Fonseca, durante la quale condivideranno il processo creativo dietro la mostra. A seguire, l’artista sudcoreana Eunju Hong presenterà She seemed devastated, when I was weeping with joy: una performance che esplora attraverso la danza la malinconia e il movimento del corpo. In occasione dell’inaugurazione, il TFAM presenterà inoltre la pubblicazione di un nuovo Artist Book bilingue dedicato alla carriera artistica di Li: seguendo un dialogo tra Fonseca e l’artista, il volume si sviluppa attraverso tredici parole chiave – come “finestre”, “machinima”, “corpo fisico” e “controller” – che mettono in relazione l’imponente corpus dell’artista. La pubblicazione sarà disponibile per l’acquisto presso il Bookstore del Taipei Fine Arts Museum a partire da maggio.
Screen Melancholy: Li Yi-Fan
a cura di Raphael Fonseca
Evento Collaterale del TFAM di Taiwan per la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
9 maggio – 22 novembre 2026
Inaugurazione e talk: giovedì 7 maggio 2026, dalle 16:00 alle 17:00
She seemed devastated, when I was weeping with joy (Performance dal vivo)
Concept e regia: Eunju Hong | Performer: Isu Kim Lee
7 maggio, ore 17:00 / 8 maggio, ore 17:00 / 9 maggio, ore 17:00
Palazzo delle Prigioni, Venezia
Aperture:
9 maggio – 30 settembre 2026, da martedì a domenica, dalle 11:00 alle 19:oo
1 ottobre – 22 novembre 2026, da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 18:00
Chiuso tutti i lunedì, aperto i giorni 11 maggio e 16 novembre 2026
Info: www.tfam.museum



