Don Jumping over Hay Roll No. 1, Monkton, Maryland, 1999 © Rodney Smith

RODNEY SMITH. Fotografia tra reale e surreale

ROVIGO | Palazzo Roverella | Fino al 1 febbraio 2026

di ENRICO GUSELLA

“Mi avventuro nel mondo per respirare la sua dubbia reputazione e il suo umorismo, per vedere più chiaramente, per cercare finalità e conoscenza, per aprirmi, per cogliere in modo esuberante e inesorabile la luce”. È quanto afferma uno dei più singolari fotografi newyorkesi Rodney Smith (1947-2016) del quale a Rovigo, a Palazzo Roverella, è in corso un’ampia retrospettiva, prodotta da Silvana Editoriale, che celebra la sua opera e la sua indagine: Tra reale e surreale il sottotitolo della prima grande mostra monografica, per la prima volta in Italia, a cura di Anne Morin, che raccoglie più di cento fotografie evocative del grande fotografo americano.

Smith è una personalità del tutto originale che ha caratterizzato l’ampio arcipelago fotografico statunitense ed internazionale, e con il suo sguardo, raffinato ed elegante, ha composto opere ironiche ma anche rigorose, eleganti e surreali, tese ad investire i territori della pittura in analogia con il grande surrealista belga René Magritte (1898- 1967).
Allievo di Walker Evans, influenzato da Ansel Adams e ispirato dall’opera di Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson e William Eugene Smith, le sue fotografie sono apparse su pubblicazioni di spicco quali “TIME”, “Wall Street Journal”, “The New York Times”, “Vanity Fair” e molte altre. Non da ultimo, Smith ha ottenuto grandi riconoscimenti per la sua fotografia di moda in collaborazione con rinomati marchi, tra cui Ralph Lauren e Bergdorf Goodman.
Ma l’estetica di Smith mostra anche evidenti analogie con la tradizione cinematografica, con chiari riferimenti all’opera di registi del calibro di Alfred Hitchcock, Terrence Malick e Wes Anderson, e a leggende del cinema muto quali Buster Keaton, Charlie Chaplin e Harold Lloyd.

Self-Portrait with Leslie, Siena, Italy, 1990 © Rodney Smith

Così Rodney Smith mosso da una ricerca continua del significato della vita, ha trovato nella fotografia il linguaggio che gli ha consentito di esprimersi al meglio. Le sue immagini iconiche catturano il mondo con humour, grazia e ottimismo, ed il suo stile distintivo ha affinato la percezione, portando ordine nel caos, sorprendendo e affascinando in quanto “osservatore” di frammenti poetici, mitici luoghi immaginari in grado di evocare un senso di benessere e tenerezza ma anche stupore e ammirazione.

Danielle in Boat, Beaufort, South Carolina, 1996 © Rodney Smith

Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni tematiche: La divina proporzione, Gravità, Spazi eterei, Attraverso lo specchio, Il tempo, la luce e la permanenza, Passaggi. Si tratta di opere per la maggior parte in bianco e nero, a testimonianza del fatto che Smith iniziò a lavorare con il colore solo a partire dal 2002. Come ebbe modo di spiegare lo stesso fotografo: “Dopo quarantacinque anni e migliaia di rullini, provo ancora questo amore incondizionato per la pellicola in bianco e nero. Tuttavia, contrariamente a quanto pensavano molti miei conoscenti, ho cambiato idea e circa otto anni fa ho iniziato a scattare anche a colori. Assolve a una funzione diversa per me (…); tuttavia, non c’è niente per me come l’oscurità e la sfolgorante intensità del bianco e nero. È un’astrazione che avviene per aggiunta. Sì, c’è molto più colore nel bianco e nero di quanto non ve ne sia nel colore”.

Di fatto, una volta che Smith ha abbracciato il colore e la fotografia di grande formato, i risultati sono stati sorprendenti come testimoniano alcune sue foto in mostra, le quali – come ricorda Susan Bright in Visioni cinematografiche – pur catturando la sintesi di un singolo istante, sono immagini che invitano l’osservatore a completare la storia attraverso la sua immaginazione, lasciando spazio alla creatività e alla fantasia.
Ma vive in Smith anche una “ricerca dell’anima”, in quanto – come racconta la curatrice Anne Morin – “l’elemento psicologico, lo stato onirico e i demoni spirituali che hanno alimentato l’arte di Smith, contraddistinguono le sue opere attraverso la qualità della luce, il momento fugace, ma anche il linguaggio”, e la prossemica dei corpi umani. Lo testimonia un signore mentre salta da un palazzo all’altro con un equilibrio e una postura straordinari. Esempi di geometrie descrittive e composizioni fantastiche che nulla lasciano all’improvvisazione o al momento decisivo ma risultano essere frutto di una grande concettualità. Mondi immaginari e figure così enigmatiche, riescono a dare corpo a una profonda dualità, che ci invita a guardare il mondo e noi stessi attraverso una lente diversa che ci consente di abbracciare la bellezza, la stravaganza, l’umorismo e, perché no, anche la malinconia. È la caducità, il peso, l’equilibrio, ma anche l’ironia che muovono in foto come Robert Falling Rhinebeck, New York (2009) o Man Leaning against Hay Bale Alberta, Canada (2004) oppure Reed Balancing on Airplane Wing JFK, New York (2007). E che dire della casa in Canada, obliqua e pendente com’è?!? (Leaning House Alberta, Canada, 2004).

Woman with Hat between Hedges, Parc de Sceaux, France, 2004 © Rodney Smith

Così l’opera di Smith ci ricorda che l’esistenza umana è un esercizio di mirabile contraddizione. E in tal senso è altrettanto affascinante esplorare il rapporto con il tempo nel lavoro del fotografo statunitense, poiché le sue immagini trasmettono un forte senso di sospensione temporale. Si resta sorpresi guardando le date di realizzazione delle sue fotografie: gran parte dei suoi scatti più celebri risale agli anni Novanta e ai primi del nuovo secolo, eppure evocano atmosfere degli anni Trenta o, talvolta, dei sessanta. Quello che percepiamo è un tempo immaginato, l’omaggio a uno stile, un’eleganza e una grazia, anche quale elemento di fantasia, per raccontare storie, secondo una visione legata a un’America immaginaria, come evocata da romanzi quali Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, le star del cinema come Cary Grant, o alcune fotografie di Irving Penn. Una visione della vita che parla di estati calde temperate da brezze leggere, pantaloni bianchi e mocassini, case negli Hamptons, uomini in abiti impeccabili e donne bellissime ma riservate, intente a prepararsi per la cena. E i parallelismi tra lo stile fotografico di Rodney Smith e alcune tradizioni e convenzioni cinematografiche sono innegabili, proprio come testimonia Couple Running from Behind Westbury Gardens, New York (1992).

James in Inner Tube with Duck, Lake Placid, New York, 2006 © Rodney Smith

E, allo stesso modo, le sue stravaganti fotografie d’impianto surrealista possono essere lette come fotogrammi di film meticolosamente composti, momenti sospesi che prendono vita nell’immaginazione di chi li osserva (Skyline, Hudson River, New York, 1995). Pur essendo profondamente personale e immediatamente riconoscibile, l’estetica fotografica di Smith attinge a numerose convenzioni cinematografiche. Attraverso l’esame delle sue narrazioni oniriche, della sua tecnica, della spontaneità, del linguaggio del corpo, degli oggetti di scena, della suspense, del movimento, delle contraddizioni e dei fattori emozionali. In Smith la composizione è perfetta e la congettura tematica viene rafforzata da un leggero anacronismo, una sorta di realtà sovraesposta, spinta al limite, saturata fino allo sfinimento. Essa riflette, nella calma assoluta, questo ordine geometrico del pensiero di un grande protagonista della fotografia, noto per la sua inconfondibile estetica: un raffinato connubio di eleganza classica, composizione rigorosa e ironia elegante e surreale, che ha richiamato paragoni con le opere del pittore René Magritte.

Skyline, Hudson River, New York, 1995 © Rodney Smith

Così Smith ha dato vita a mondi incantati e visionari pieni di sottili contraddizioni e sorprese. Le sue immagini oniriche, mai ritoccate, si distinguono per una meticolosa cura artigianale e una straordinaria precisione formale. Le sue immagini iconiche catturano il mondo con humour, grazia e ottimismo. Con il suo stile distintivo ha affinato la percezione, portando ordine nel caos. Le fotografie di Rodney Smith stupiscono, affascinano e intrigano, conducendo l’osservatore in regni poetici di riflessi e riflessioni. L’uso della simmetria è ricorrente nelle fotografie di Smith, così come l’impiego di oggetti di scena, centrali in molte delle sue opere. Smith costruisce un proprio mondo che è riconoscibile e unico. La profondità e il pathos che legano Smith a Chaplin si manifestano nella fisicità dei modelli e nei gesti improbabili che richiamano la slapstick comedy del cinema muto. Questo è evidente, ad esempio, nella foto con l’uomo appeso a un albero, o in quella dei due uomini in riva al lago, con le braccia in una posizione che ricorda il plié del balletto classico: entrambe comunicano una solitaria futilità. Così le immagini di Smith non si limitano a rispecchiare la sua immaginazione, amplificano ciò che percepiscono. Il fotografo calcola e soppesa per costruire, in un modo che lui solo conosce, un ordine geometrico del pensiero. Lo spazio immaginario di Smith è un luogo di transizione, una condizione intermedia fra razionalità e finzione. Come la donna che scende la scala circolare, Woman Descending Stairs Chicago, o d’impronta metafisica e surreale è Two Men in Forest, Brunnswick, Georgia, mentre una straordinaria metafora magrittiana è possibile ritrovare in A. J. from Behind in Field Harriman, New York (1994).

Caroline at the Top of Circular Staircase, Charleston, South Carolina, 2000 © Rodney Smith

Anche così le fotografie di Smith sono il risultato di un processo concettuale, che tiene insieme il tutto senza che ciò sia percepibile. Questa architettura visiva, trasparente e invisibile come l’aria, produce una sorta di spinta verticale e vigorosa, che sfocia al termine delle sue metamorfosi in un entusiasmo folgorante. Sono immagini sublimi e supreme: ciascuna di esse esercita un grande fascino sull’osservatore che si spinge oltre l’immaginario dell’autore, che racchiude in sé la “polisemia delle moltitudini” e apre a un’infinità di interpretazioni in cui la funzione surreale è al “centro”, grazie al suo occhio acuto: l’occhio di Rodney Smith.

RODNEY SMITH. Fotografia tra reale e surreale

3 ottobre 2025 – 1 febbraio 2026

Palazzo Roverella
Via Giuseppe Laurenti 8/10, Rovigo

Info: +39 0425 460093
info@palazzoroverella.com
www.palazzoroverella.com

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