Resté, Seb Toussaint - Rodello, 2024. Ph. Eunice Brovida

Resté. Nelle Langhe: cosa significa restare?

Diano d’Alba, Montelupo Albese, Rodello e Cerretto Langhe | sedi varie

Intervista a DAVIDE VERO e VALERIO PENNASSO di Francesca Di Giorgio

Il 2026 segna per Resté un passaggio importante: da progetto a programma, da esperienza culturale radicata nel territorio a piattaforma diffusa – promossa dalla Parrocchia di San Lorenzo di Rodello in collaborazione con la Fondazione Santi Lorenzo e Teobaldo e UnTerritorio ETS – il progetto si sviluppa attraverso un percorso diffuso che integra arte e paesaggio, offrendo nuove modalità di conoscenza e fruizione delle Langhe. Dopo quattro anni di attività, il percorso intrapreso ha consolidato una rete di relazioni, pratiche e visioni che oggi guarda oltre la singola iniziativa per costruire una prospettiva di lungo periodo. Le residenze artistiche continueranno a rappresentare il cuore del programma, come l’ultima in corso, dal 23 al 29 giugno, e che vede la partecipazione di Sara Fratini (Puerto Ordaz, 1985) – artista, illustratrice, street artist e curatrice d’arte venezuelana impegnata in una ricerca sui temi della maternità e della cura, e di Farm Cultural Park nell’ambito del progetto Radical She. Torneranno, inoltre, la mostra Dimensioni del Restare, momento centrale di restituzione pubblica dei processi sviluppati durante l’anno, e le collaborazioni con il collettivo PoEM e Gabriele Vacis, dedicate al rapporto tra parole, luoghi e convivialità.

Sara Fratini, MURAL EL ABRAZO, El Paso, Isla de la Palma

Restano come focus: il ruolo dell’arte contemporanea nelle aree interne, considerate laboratori privilegiati per sperimentare nuove forme di partecipazione culturale e sviluppo territoriale e l’ampliamento delle reti di collaborazione, attraverso il dialogo con ORMA Tracce d’Artista in Langhe Monferrato Roero (programma diffuso, coordinato dall’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, che mette in relazione progetti artistici e territori, costruendo una narrazione condivisa della contemporaneità, in corso da maggio a novembre 2026 in 60 comuni tra Langhe Monferrato Roero) la candidatura di Alba a Capitale dell’Arte Contemporanea, Farm Cultural Park e la rete dell’Atlante della Restanza.
In questa prospettiva si inseriscono tutti i progetti che mettono al centro il rapporto con i luoghi, la memoria, il paesaggio e le comunità.
Rimane aperta la domanda che accompagna Resté fin dall’inizio: cosa significa restare?

Resté nasce in un territorio caratterizzato da una storia particolare di dialogo tra arte, comunità e spiritualità. In che modo questa eredità ha influenzato il progetto e come si traduce oggi nelle pratiche di residenza e nelle opere realizzate dagli artisti invitati?
Le Langhe sono un territorio che conserva una dimensione spirituale profonda, spesso silenziosa e quotidiana. Non riguarda soltanto le chiese, le cappelle o il patrimonio religioso, ma il modo stesso in cui le persone hanno abitato questi luoghi, costruendo relazioni, comunità e paesaggi. Resté nasce proprio da questa consapevolezza: dall’idea che il patrimonio non sia qualcosa di immobile da conservare, ma una relazione viva tra persone, memoria e territorio.
La presenza della Parrocchia di Rodello come soggetto promotore non è casuale, insieme con il partner Fondazione dei Santi Lorenzo e Teobaldo. Ci interessa lavorare sul significato originario di comunità come luogo di incontro e di costruzione di senso condiviso. In questo senso l’arte contemporanea diventa uno strumento straordinario perché è capace di porre domande, di creare spazi di ascolto e di mettere in relazione persone che normalmente non si incontrerebbero. Da lì l’idea di “restanza”, il concetto messo in luce da Vito Teti, rimanere in un luogo per farne parte, per trasformarlo e per prendersene cura, non un concetto di immobilità ma un percorso progettuale fondato sull’incontro e il dialogo dove l’arte diventa vettore e innesco, relazione tra comunità e territorio. Restare, il “resté” piemontese, non è quindi un gesto nostalgico, ma un processo: implica responsabilità, fedeltà ai luoghi, attenzione verso il patrimonio materiale e immateriale, apertura al cambiamento. La restanza, ci dice Vito Teti, è «il sentimento di chi àncora il suo corpo ad un luogo e fa diaspora con la mente», una nuova dimensione del restare da intendersi come “volontà, come scelta” un modo di vivere il territorio in modo attivo, condiviso e generativo.
Per questo le residenze non sono semplicemente periodi di produzione artistica. Chiediamo agli artisti di attraversare il territorio, di conoscere gli abitanti, di confrontarsi con gli anziani delle RSA, con gli studenti, con le associazioni e con chi vive quotidianamente questi luoghi. Le opere che nascono non sono mai elementi estranei calati dall’alto, ma il risultato di un dialogo. In molti casi il processo diventa importante quanto l’opera stessa, perché genera relazioni, consapevolezza e nuove forme di appartenenza.
In fondo Resté prova a costruire una spiritualità del territorio: un modo di abitare i luoghi con attenzione, cura e responsabilità.

Vërnis Lab, Tenuta Spianamento San Sebastiano, Diano d’Alba (CN), courtesy Resté

Le Langhe sono oggi un territorio fortemente identificato con il turismo internazionale e l’eccellenza enogastronomica. In che modo Resté cerca di proporre una narrazione alternativa o complementare del territorio attraverso l’arte contemporanea e l’incontro con le comunità locali?
Non crediamo che esista una contrapposizione tra la dimensione enogastronomica e quella culturale delle Langhe. Al contrario, pensiamo che il territorio abbia bisogno di raccontarsi attraverso una pluralità di sguardi.
Negli ultimi anni, dopo il riconoscimento UNESCO di unicità del paesaggio vitivinicolo, il successo turistico ha reso le Langhe riconoscibili nel mondo, ma spesso il rischio è che il paesaggio venga percepito soltanto come uno sfondo bello da osservare o da consumare, con problematiche legate allo sfruttamento del territorio, direttamente legate al fenomeno dell’overtourism. Resté non soltanto apre a nuovi territori ma prova a spostare l’attenzione dalle colline alle persone che le abitano, dalle immagini alle relazioni, dai prodotti alle storie.
Attraverso le residenze artistiche cerchiamo di far emergere ciò che normalmente rimane invisibile: le memorie degli anziani, le trasformazioni dei paesi, le questioni demografiche (spopolamento, invecchiamento popolazione) e socio-economiche, il rapporto con la natura e il bosco, il significato del restare in territori che per decenni hanno conosciuto spopolamento ed emigrazione. In questo senso l’arte contemporanea diventa uno strumento per leggere il territorio in profondità, per proporre processi di rigenerazione sociale e culturale.
Infatti, ci interessa costruire un turismo culturale che non si limiti alla visita, ma che favorisca incontro, conoscenza e partecipazione. Per questo lavoriamo in dialogo con l’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero e con la rete ORMA, nella convinzione che la cultura possa rappresentare una delle infrastrutture fondamentali per il futuro del territorio.
Lungo la nostra prospettiva le Langhe non sono soltanto un luogo da vedere, sono un luogo da ascoltare, dove collaborare con le persone che abitano questi territori, un luogo da abitare.

Uwe Jaentsch, in residenza dal 3 al 10 giugno 2026 per Resté

Durante la recente residenza di Uwe Jäntsch, il lavoro artistico si è sviluppato attraverso incontri e attività condivise con ragazzi e abitanti del territorio. Quali elementi emersi dall’ascolto della comunità sono confluiti nel progetto finale e in che modo l’opera restituisce le storie, le memorie o le aspettative raccolte durante il percorso?
Uno degli aspetti più interessanti della residenza di Uwe Jäntsch è stato il suo approccio estremamente aperto all’ascolto. Partendo dai suoi lavori di “resistenza”, su tutti quello decennale di Palermo in piazza Garraffello, dai primi giorni ha attraversato i paesi coinvolti incontrando anziani, studenti, amministratori, associazioni e abitanti, raccogliendo racconti e impressioni che hanno restituito un’immagine molto articolata delle Langhe contemporanee.
Sono emersi con forza alcuni temi ricorrenti: il rapporto con la memoria dei luoghi e il paesaggio, con gli spazi, i momenti di convivialità e il lavoro della terra, la trasformazione dei paesi, ma anche il desiderio di mantenere vive relazioni e spazi di incontro, dove la bellezza è elemento fondamentale per la costruzione del futuro. Molte persone hanno raccontato una tensione continua tra cambiamento e appartenenza, tra apertura al mondo e radicamento nei luoghi.
Uwe ha colto questi elementi senza cercare di rappresentarli in modo illustrativo. Il suo lavoro ha piuttosto cercato di restituire l’energia e le contraddizioni che attraversano il territorio. L’opera che sarà realizzata presso il Museo “Dedalo Montali”, all’interno del campanile della chiesa dell’Immacolata, nasce proprio da questo dialogo tra memoria e contemporaneità, tra dimensione individuale e collettiva realizzando un grande affresco, un giardino di rose, che accompagna i visitatori lungo la scala elicoidale della torre. Quasi 30 metri che avvolgeranno il visitatore prima del suo arrivo nella cella campanaria dove ad attenderlo ci sarà la vista sul paesaggio delle Langhe, quella del Barolo e quella Alta, la città di Alba ai piedi. Un lavoro che si confonde con l’intonaco esistente, rispettoso dello spazio e delle sue storie.
Una donazione alla comunità di Rodello da parte di Uwe, che assume un significato particolare: non come semplice lascito materiale, ma come restituzione simbolica a una comunità che ha partecipato attivamente al processo creativo.
Più che rappresentare il territorio, Uwe ha cercato di entrare in relazione con esso. Ed è forse questa la dimensione più autentica della sua residenza.

Il popolo del bosco, Alberto Ruce – Rodello, 2025 Ph. Eunice Brovida

Molti dei progetti sviluppati in residenza hanno una forte componente relazionale e immateriale. Come documentate e conservate l’eredità di esperienze che spesso risiedono più nelle relazioni create che nell’oggetto artistico finale? Le pubblicazioni “Resté” rispondono anche a questa esigenza?
È una domanda che ci accompagna fin dall’inizio del progetto. Le opere sono certamente importanti, ma spesso rappresentano soltanto la parte visibile di un processo molto più ampio. Quello che accade durante una residenza — gli incontri, le conversazioni, le memorie condivise, le relazioni che si costruiscono — rischia di essere la componente più preziosa e allo stesso tempo più fragile.
Per questo abbiamo sempre cercato di lavorare su diversi livelli di documentazione. Da un lato attraverso fotografie, video, registrazioni, materiali raccolti durante i laboratori e gli incontri pubblici. Dall’altro attraverso strumenti più narrativi e riflessivi, capaci di restituire non solo ciò che è stato fatto, ma anche il clima, le domande e le trasformazioni generate dal progetto.
Le pubblicazioni di Resté nascono proprio da questa esigenza. Non sono semplici cataloghi delle opere realizzate, ma tentativi di costruire una memoria condivisa del percorso. Raccolgono testi, immagini, riflessioni, testimonianze e contributi di artisti, studiosi e abitanti, diventando uno spazio in cui l’esperienza continua a vivere anche dopo la conclusione delle attività.
In questi anni abbiamo inoltre iniziato a costruire un vero e proprio archivio del progetto, fatto non solo di documenti ma di relazioni. Pensiamo alle collaborazioni con le RSA, alle attività con le scuole, ai legami nati con gli artisti che continuano a frequentare il territorio anche dopo la fine delle residenze. In questo senso l’eredità di Resté non coincide con una singola opera, ma con una rete di persone, idee e pratiche che continua a generare nuove possibilità.
Forse il risultato più importante è proprio questo: trasformare un evento temporaneo in una relazione che rimane.

Il popolo del bosco, Alberto Ruce – Rodello, 2025 Ph. Eunice Brovida

Progetti futuri?
Il 2026 rappresenta per noi un anno di consolidamento ma anche di apertura verso nuove prospettive, come ci piace dire “dal progetto al programma”. Dopo quattro anni di lavoro sentiamo che Resté sta progressivamente assumendo il ruolo di una piattaforma culturale diffusa, capace di mettere in relazione arte contemporanea, patrimonio, paesaggio e comunità.
Nei prossimi mesi proseguiranno le residenze artistiche con Sara Fratini, dedicata ai temi della maternità e della cura, e con Farm Cultural Park nell’ambito del progetto Radical She. A queste si aggiungerà una nuova edizione della mostra Dimensioni del Restare, che rappresenta uno dei momenti più significativi di restituzione pubblica del lavoro svolto durante l’anno, oltre al ritorno del collettivo PoEM e di Gabriele Vacis per una residenza dedicata alle parole e ai luoghi di convivialità.
Guardando oltre il calendario delle attività, ci interessa soprattutto rafforzare alcune traiettorie di ricerca. La prima riguarda il rapporto tra arte contemporanea e aree interne: crediamo che territori come le Langhe possano diventare luoghi privilegiati di sperimentazione culturale, capaci di produrre modelli innovativi di partecipazione e di sviluppo.
La seconda riguarda la costruzione di una rete sempre più ampia. Il dialogo con ORMA, con la candidatura di Alba Capitale dell’Arte Contemporanea e con realtà come Farm Cultural Park ci permette di collocare il progetto all’interno di una riflessione più vasta sul ruolo dell’arte nei territori, oltre che l’appartenenza alla rete dell’Atlante della Restanza.
Infine, stiamo lavorando al progetto Habitar, che sarà presentato nell’ambito della biennale Countless Cities. È un tema che sentiamo molto vicino alla riflessione sulla restanza: come si abita oggi un luogo? Quali relazioni costruiamo con il paesaggio, con la memoria e con le comunità? Come possiamo immaginare nuove forme di appartenenza senza rinunciare all’apertura verso il mondo?
In fondo Resté continua a interrogarsi sulla stessa domanda da cui è partito: cosa significa restare? Ogni artista, ogni abitante, ogni incontro aggiunge una risposta diversa. Ed è proprio questa pluralità di sguardi che vorremmo continuare a coltivare nei prossimi anni.

Il popolo del bosco, Alberto Ruce – Rodello, 2025 Ph. Eunice Brovida

Resté
Diano d’Alba – Montelupo Albese – Rodello – Cerretto Langhe

Info: +39 0173 617113
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