Adele Dipasquale, L’infestata, Roccacaramanico fraz. di Sant’Eufemia a Maiella, Abruzzo. Ph Giacomo Alberico. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Ragionare sul presente e pensare al futuro attraverso il territorio: le risonanze di “Una Boccata d’Arte 2025”

Luoghi vari | Fino al 28 settembre 2025

Intervista a BIANCA BUCCIOLI di Matteo Galbiati

Dal 2020 Una Boccata d’Arte riempie di eventi e proposte l’estate italiana andando ad attivare interventi in ciascuna delle 20 regioni in cui si divide il nostro paese. Giunta alla sesta edizione questa progettualità, ideata da Marina Nissim e sostenuta da Fondazione Elpis, ogni anno promuove un sistema virtuoso di dialogo e relazione tra 20 piccoli centri (rigorosamente con meno di 5.000 abitanti) e altrettanti artisti italiani e internazionali, facendo riscoprire la bellezza nascosta di storie, tradizioni, luoghi e rimettendo in dialogo tra loro le persone. Una Boccata d’Arte non è solo una mostra diffusa, non è una solo una residenza, è un’esperienza connettiva, è un appuntamento di legami nuovi che definiscono i contorni di relazioni che il tempo rende importanti e durature. Lontano dai riflettori dell’arte patinata dei grandi centri, nella provincia italiana, vero cuore pulsante dell’Italia, Una Boccata d’Arte trova il terreno fertile in cui radicare i propri principi ispiratori che ridanno una missione veramente civica ed etica all’arte contemporanea.
Ne approfondiamo storia e contenuti con Bianca Buccioli, Project Manager di questo virtuoso e rilevante progetto:

Giuseppe Abate, Lu Gallu, Altidona, Marche. Ph Matteo Natalucci. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

La prima edizione di Una Boccata d’Arte è del 2020. In che contesto è nato questo grande progetto?
La nostra storia inizia proprio nel 2020, nel momento difficile della pandemia da Covid-19 quando, ad essere messa in discussione, era stata l’idea stessa del nostro relazionarci come persone. Abbiamo voluto lavorare sul recupero e la cura di questa imprescindibile dimensione relazionale tra individui e anche, o soprattutto, direttamente nei luoghi in cui si vive. Fin dall’inizio Una Boccata d’Arte ha avuto questo termineranno di riferimento importantissimo: la visione di Marina Nissim e di Fondazione Elpis era, infatti, di riportare fiducia nella ripresa sia per gli artisti, sia per i piccoli borghi. Il principio è stato di consentire agli artisti di poter riattivare la produzione, con un vero e proprio sostegno economico, di progetti in sospeso o realizzarne di nuovi e, allo stesso tempo, riportare speranza nei borghi dando concretezza a quella suggestione positiva di diventare destinazione di un viaggio di riscoperta ancora possibile e praticabile. L’ambizione è stata questa nonostante i mesi difficili che stavamo lasciandoci alle spalle. Nel 2020, per le ragioni che sappiamo, abbiamo inaugurato a settembre, adesso siamo attivi durante l’estate e chiudiamo in settembre.

Roberto Casti, Partitura per un futuro ritorno, Macchiagodena, Molise. Ph Alessandro Pace. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Quali linee guida avete scelto e che identità avete voluto dare fin da subito?
Il nostro è stato un percorso graduale che è arrivato oggi alle sesta edizione con 120 borghi coinvolti, altrettanti artisti e artiste – italiani e internazionali – e, quindi, abbiamo 120 progetti all’attivo. È un percorso progressivo e costante che ci ha portato sempre a interrogarci sulle ragioni autentiche del nostro intervento, a cercare di approfondire aspetti importanti come la relazione con il territorio e le comunità locali. Le linee guida che sono via via emerse da tale percorso – anche di analisi critica – è, innanzitutto, la volontà di realizzare progetti che non siano calati dall’alto, ma che nascano da un dialogo effettivo con le comunità ospitanti. Abbiamo scelto delle modalità effettive perché questo dialogo accada sempre e, primo tra tutti, facciamo in modo che gli artisti vengano seguiti sul territorio da un curatore o una curatrice regionali, provenienti cioè da quello stesso luogo, dalla regione, in cui lavoreranno. L’elemento del curatore agisce come raccordo e mediazione con i vari territori in cui opera e fa sì che, quando si arriva a lavorare in un determinato borgo, si ammorbidisca molto quella sensazione di osservare un artista “alieno” che, proveniente da un altro contesto, e pare calato dall’alto. Il curatore, in questo senso, è una figura mediatrice fondamentale che conosce i luoghi e le caratteristiche dei linguaggi, degli usi, dei modi, anche la gente e le loro personalità. Tutto si basa sulle persone ed è importante che i progetti, per quello che abbiamo detto, scaturiscano sempre da una tangibile presenza sul territorio. Importante per noi è anche sottolineare che l’artista di Una Boccata d’Arte abbia caratteristiche particolari: non tutti possono prendere parte a un progetto del genere, l’artista che si impegna in questo progetto deve avere la capacità di mettersi in ascolto e quindi, se necessario, deve saper spesso fare un passo indietro rispetto la propria pratica per privilegiare l’ascolto e la raccolta di suggestioni condivise. È divertente osservare come l’artista che parte straniero poi, progressivamente, venga accolto e assorbito dalle comunità dei borghi; si instaurano anche relazioni profonde e sincere tra loro e le persone che incontrano e frequentano durante la loro permanenza in loco.

Giacomo Gerboni, Pietra Comune, Tarzo, Veneto. Ph Fiorella Costantini. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Non ci sono altre progettualità di questa entità e con queste caratteristiche, Una Boccata d’Arte è davvero un unicum perché avete avuto fin da subito l’ambizione di coinvolgere tutto il territorio nazionale? Come si regola una mole di lavoro tanto complessa e che struttura organizzativa vi siete dati?
La struttura prevede un Project Manager che gestisce, nel complesso, il progetto a livello nazionale supportato dallo staff molto attivo di Fondazione Elpis, poi, come si diceva, ogni regione ha il proprio curatore/curatrice regionale di riferimento. Sono loro che teniamo come elemento di continuità edizione dopo edizione: con molti lavoriamo fin dal 2020, e quindi conoscono bene le caratteristiche del progetto avendone seguito tutte le tappe sino ad oggi, altri si sono avvicendati, soprattutto grazie a un virtuoso passaparola sul territorio regionale. Loro seguono in loco l’artista, lo accompagnano in tutte le fasi di progettazione, ricerca, produzione, allestimento e organizzazione di eventi e attività che coinvolgono il pubblico, sia prima dell’inaugurazione che durante l’estate.
L’altro soggetto fondamentale sul territorio sono le Amministrazioni. Questo è un progetto che nasce in sinergia con loro che, decidendo di prendervi parte, si mettono in gioco. Il loro ruolo è fondamentale, sono il nostro primo “approdo” al borgo non solo in termini di ospitalità diretta dell’artista, ma anche nel farsi tramite per accompagnarlo nel suo percorso facendogli scoprire le peculiarità, la storia e le tradizioni locali. Ogni elemento è sempre utile ad avviare le riflessioni dell’artista, spesso, sono le stesse Amministrazioni a innescare il processo creativo e di ricerca.

Nicola Martini, MANGIATUTTO, Custonaci, Sicilia. Ph Fausto Brigantino. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

I veri protagonisti sono, quindi, i 20 piccoli centri (ricordiamo con meno di 5.000 abitanti) che ogni anno accolgono gli artisti contemporanei e le loro piccole comunità. Perché il desiderio è stato quello di lavorare nel “piccolo” centro, spesso lontano dai contesti culturali “centrali” (pensando soprattutto all’arte contemporanea), ma connotati comunque di una loro bellezza peculiare, una storia unica e le loro piccole esclusività?
Quando il progetto è nato – mi ricollego alla prima domanda – la voglia era di riportare relazioni in posti in cui la relazione stessa era già molto carente, fragile o complessa laddove è atto uno spopolamento in corso da decenni e facendolo, tra l’altro, proprio in una situazione storica in cui la relazione “quotidiana” tra individui era negata o limitata. Ci siamo resi conto che attivare Una Boccata d’Arte in Italia è stato come vincere facile: nello spazio di pochi chilometri ci si confronta con una varietà incredibile di patrimoni culturali, storici, artistici, paesaggistici e naturalistici davvero unici al mondo. È per noi fondamentale lavorare su scala nazionale proprio all’insegna della valorizzazione di questa straordinaria ricchezza e diversità diffusa su tutta la penisola. Man mano che arriviamo nei borghi, territori esclusi dai sentieri più canonici di arte e a volte anche del turismo, vediamo come sia effettivamente un’opportunità reale attraverso l’arte ricordare, pensare e valorizzare un patrimonio – spesso anche immateriale, fatto di tradizioni e consuetudini – che rischia di andare perduto ma che, recuperato e riletto attraverso le opere contemporanee, possa ancora raccontare molto sul nostro presente e dare una lente di ingrandimento con cui ragionare collettivamente sul nostro futuro.

Vaste Programme, MMMMMMM KM, Miglionico, Basilicata. Ph Michele Battilomo. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Come si scelgono e selezionano luoghi, artisti e curatori? Attraversi quali intrecci e legami operate?
Abbiamo un comitato di selezione interna che sceglie luoghi, artisti e curatori. Per i territori abbiamo una persona di riferimento incaricata di tenere i rapporti con le Amministrazioni e ogni anno chiude con loro gli accordi specifici. L’idea di lavoro sui borghi è di valorizzare il più possibile la diversità: ogni anno cambiamo provincia in una stessa regione, così da vedere i vari posti da angolazioni sempre diverse. Diamo grande spazio soprattutto alle auto-candidature che, negli ultimi due anni dopo che il progetto ha acquisito una certa risonanza, sono esponenzialmente aumentate. Sono molti i Comuni che si presentano, partiamo da questo e poi attuiamo delle scelte precise e mirate.
I curatori, come detto, sono la nostra continuità, sono relazioni costruite e consolidate negli anni. Nella rete territoriale la voglia è di lavorare con persone giovani, con un certo entusiasmo e motivazione, che hanno voglia di lavorare sul territorio, perché è proprio richiesta una presenza fisica nella regione e nel borgo.
Gli artisti sono tutti invitati dal comitato di selezione interna che, per ogni edizione, lavora su una rosa di nomi candidati. In linea con la mission di Fondazione Elpis, si privilegiano sempre artisti piuttosto giovani, con pratiche completamente diverse. Non ci diamo limiti su tecniche o linguaggi, ma cerchiamo di costruire, per ogni edizione, un panorama complessivo variegato, puntando ad avere un’equa distribuzione di presenze con metà artisti italiani e metà internazionali. Li scegliamo non tanto sul linguaggio o sul curriculum, ma rispetto a quanto, attraverso la loro presenza e il loro lavoro, possano sviluppare al meglio favorendo un’adeguata risonanza col luogo. Per noi resta questo l’esito finale più proficuo.

Stella Rochetich, gli alberi non vagano, Pratovecchio Stia, Toscana. Ph Leonardo Morfini. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Come intervengono artisti e curatori su questi luoghi? Quali connessioni si sviluppano nel periodo di residenza? Quanto tempo lavorano in ogni singola realtà?
L’aspetto della residenza è molto libero e flessibile: noi non diamo un limite di tempo agli artisti e alle artiste, decidono in base ai loro impegni, alle modalità di lavoro, alle esigenze che emergono e di come scelgono di costruire il loro periodo di permanenza. Negli anni abbiamo esempi di chi ha scelto di trasferirsi addirittura nel borgo per tutti i mesi che aveva a disposizione, come Virginia Russolo che, in Sardegna nel 2024, ha vissuto a casa dei Floris, una famiglia di artigiani che realizzano i campanacci, passando con loro l’intera estate.
Non ci sono limiti e condizioni particolari, l’unica cosa cui teniamo è di non arrivare lì, sul posto, in maniera aliena, limitandosi a consegnare un’opera. Questo lo facciamo anche attraverso forme di coinvolgimento attivo come incontri, workshop con la comunità per raccontare il progetto e vari momenti per riattivare le opere come camminate delle performative (quest’anno in Toscana faremo delle attività in partnership con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna). In generale c’è sempre un public program che prende vita durante l’estate sino a settembre per la chiusura del progetto, è un modo per tornare sul luogo anche dopo l’inaugurazione. Questo ha una valenza enorme in contesti in cui si vive di presenze sempre più sporadiche legate a un turismo effimero o al cosiddetto turismo di ritorno, tornare da parte nostra ha un valore importante, ben oltre l’opera d’arte di per sé.

Adele Dipasquale, l’infestata, Roccacaramanico fraz. di Sant’Eufemia a Maiella, Abruzzo. Ph Giacomo Alberico. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Che riscontri state avendo nel tempo? So che da qualche edizione ricevete numerose “auto-candidature” di partecipazione, segno che la progettualità piace e produce effetti positivi su luoghi e persone… Che risposta avete dal pubblico, anche non necessariamente residente in quei borghi?
Le auto-candidature sono un buon strumento di misurazione di quel che stiamo facendo, significa che il progetto gira e risuona nei territori. L’altro mezzo di verifica sono le opere permanenti: è pazzesco vedere, dopo sei anni, che i 120 progetti hanno lasciato un segno la cui identità, memoria e presenza sono elementi di connessione. Una Boccata d’Arte è riuscita dar corpo a una territorialità espansa: si ritrova sempre qualcuno che ha osservato un progetto, ha visto un’opera, si è imbattuto in quello che abbiamo fatto. È una cosa eccezionale avere come risposta questa partecipazione sentita, il fatto che le persone si ricordino, chiedano di come stiamo proseguendo. In alcuni casi chi ha partecipato all’inaugurazione in un borgo torna l’anno successivo per essere partecipe anche in quello nuovo. Si rimane, così, connessi da un’edizione all’altra. Anche le Amministrazioni, a volte, partecipano alle edizioni nuove nei borghi successivi i loro.

Anna Ill, CEASELESS CARE, Simeri Crichi, Calabria. Ph Matteo Gregoraci. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Le opere non sono pensate per diventare permanenti, eppure gli interventi che sono entrati nel patrimonio dei vari Comuni, che restano e che sono diventati attrazione e motivo di orgoglio, sono già 40. Davvero un eccellente risultato. Come si è deciso di arrivare a lasciare una certa opera in permanenza?
Quando parliamo di site-specific, Una Boccata d’Arte è proprio esempio d’eccellenza di questa tipologia di progettualità. Gli artisti, all’arrivo nel borgo, non hanno idea di cosa faranno, noi chiediamo la presentazione di un progetto di opera o di intervento solo dopo che hanno vissuto quello specifico contesto. Sono tutti progetti che scaturiscono dall’incontro con il luogo e, quindi, come è ovvio che sia, non avrebbero alcun senso altrove se non lì dove sono stati immaginati, prodotti e allestiti. Questo fa sì che molte opere vengano accolte con piacere dalla comunità che le ha avute per tre mesi, ma poi anche all’artista fa piacere se l’opera continui a mantenere i piedi il suo significato specifico, perché se sottratta da lì, magari, questo perde di valore, senso e forza. Sono le comunità che, in molti casi, chiedono di tenere l’opera, è un desiderio da loro voluto il mantenerla. Questo implica, però, un loro coinvolgimento attivo di concerto con le Amministrazioni: è una responsabilità lasciare l’opera in un posto, perché va tutelata, mantenuta, preservata, restaurata in primis da chi ci vive.

Aiko Shimtzuma, Sleeps the lake, Brunate, Lombardia. Ph Andrea Benedetta Bonaschi. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

In definitiva quale è l’anima di Una Boccata d’Arte, dovesse riassumere gli elementi di forza e l’impatto sulla coesione territoriale in tutte le 20 regioni italiane?
La forza è di lavorare con l’arte contemporanea ad alti livelli con artisti emergenti, dalle fasi di carriera diverse, arrivando a progettualità importanti supervisionate da bravissimi e talentosi curatori, mantenendosi, però, sempre lontani dai riflettori dei grandi centri di produzione culturale italiana. Direi che il valore nostro è anche nella visione che stiamo tentando di dare: un’occasione all’artista per misurarsi con patrimoni storico-culturali con cui sarebbe difficile entrare in contatto e, reciprocamente, dare al borgo e alla sua comunità la possibilità di rileggersi attraverso uno sguardo esterno. Con una Una Boccata d’Arte ognuno dà e riceve sempre qualcosa.

Parlando dell’edizione del 2025 quali sono gli elementi di novità?
Questa edizione è caratterizzata dall’aver dato particolare attenzione ai “margini”, a spazi residuali, a luoghi da riattivare. Molti dei progetti di questa edizione si sono rivolti e concentrati su specifici edifici, su aree dismesse, su luoghi marginali o perduti che non necessariamente fossero ubicati nel centro storico monumentale del borgo. Sono stati cercate situazioni e contesti residuali: una cascina agricola in Piemonte, un Palazzo dismesso in Lombardia, un campo da calcio non più utilizzato in Campania, una fontana abbandonata in Toscana, un centro storico disabitato in Molise… Sono luoghi che gli artisti hanno voluto simbolicamente riabitare restituendoli alle loro comunità.

Aymen Mbarki, Il versetto del mare, Sammichele di Bari, Puglia. Ph Christian Mantuano. Opera realizzata con il sostegno di Fondazione Elpis nell’ambito di Una Boccata d’Arte 2025

Avete sottolineato spesso l’importanza del coinvolgimento delle comunità locali “in maniera inclusiva e partecipativa” e di una generazione di “nuovi immaginari”, a cosa volete puntare? Quali elementi andrebbero incrementati e migliorati? Quali ambizioni vorreste vedere realizzate?
Questa è davvero una domanda importante! Ragionare sul futuro permette di ripensare a quanto fatto e a quello che magari non ha funzionato a dovere. Ovviamente la partecipazione della gente in questi luoghi non è semplice da ottenere, scaturisce da una componente molto umana come l’affinità e le simpatie che si instaurano tra l’artista e le comunità e, in questo senso, ci piacerebbe vedere sempre più persone coinvolte. Sono posti complicati, magari ci sono pochi giovani, spesso restii ad approcciarsi a un artista contemporaneo, noi vorremmo colmare quella diffidenza iniziale e ottenere maggior coinvolgimento di publico, è un aspetto su cui puntiamo moltissimo. Dobbiamo, per arrivare a questo obbiettivo, migliorare anche rispetto la questione del tempo: dobbiamo provare ad aumentare il tempo di lavoro dell’artista nel borgo. Quest’anno abbiamo anticipato tutti i processi interni proprio per dare più tempo da passare nel territorio e, così, radicare ulteriormente una presenza effettiva che non solo porti a migliorare il successo del progetto, ma arrivi a incrementare quel coinvolgimento di cui parlavamo. Da migliorare, come possibile scenario futuro, è pure il mantenimento di una presenza sul territorio anche dopo, a prescindere se c’è un’opera permanente o no. Dobbiamo riuscire a tornare dopo anni, si deve riattivare la memoria di quello che è stato fatto, per noi è assolutamente fondamentale. Quest’anno, per esempio, lo facciamo in Basilicata col ritorno a Rivello, dove l’opera non c’è più, ma la curatrice Roberta Mansueto è presente per un evento in cui si parla del progetto che era stato realizzato.

Riesci già a farci qualche anticipazione sull’edizione 2026?
Siamo ovviamente già al lavoro sull’edizione del prossimo anno. Abbiamo ricevuto moltissime auto-candidature, abbiamo individuato quelli che saranno i borghi privilegiati, siamo in contato con alcuni artisti che fremono per iniziare. Lavoriamo con più largo anticipo proprio per favorire quell’estensione di temporalità su cui puntiamo molto.

Una Boccata d’Arte. 20 artisti, 20 borghi, 20 regioni. Sesta edizione
ideato da Marina Nissim (presidente di Fondazione Elpis)
progetto di Fondazione Elpis
realizzato in collaborazione con Maurizio Rigillo, Galleria Continua e Threes

ARTISTI
Giuseppe Abate; Stefano Caimi; Roberto Casti; Adele Dipasquale; Gabriele Ermini; Giacomo Gerboni; Tild Greene; Anna Ill; Hetty Laycock; Bibi Manavi; Nicola Martini; Aymen Mbarki; Qeu Meparishvili; Jim C. Nedd; Vica Pacheco; Sara Persico; Vaste Programme; Stella Rochetich; Aiko Shimotsuma; Babau

BORGHI
Altidona (FM), Marche; Bagnara di Romagna (RA), Emilia-Romagna; Borgolavezzaro (NO), Piemonte; Brunate (CO), Lombardia; Burcei (SU), Sardegna; Citerna (PG), Umbria; Cormons (GO), Friuli Venezia Giulia; Custonaci (TP), Sicilia; Framura (SP), Liguria; Luserna (TN), Trentino-Alto Adige; Macchiagodena (IS), Molise; Miglionico (MT), Basilicata; Ollomont (AO), Valle d’Aosta; Oriolo Romano (VT), Lazio; Pratovecchio Stia (AR), Toscana; Rocca Cilento – fraz. di Lustra (SA), Campania; Roccacaramanico – fraz. di Sant’Eufemia a Maiella (PE), Abruzzo; Sammichele di Bari (BA), Puglia; Simeri Crichi (CZ), Calabria; Tarzo (TV), Veneto

CURATORI
Irene Angenica; Sofia Baldi Pighi; Veronica Botta; Andrea Croce; Edoardo De Cobelli; Alessia Delli Rocioli; Mireille Filippini; Matilde Galletti; Elena Graglia; Ehab Halabi Abo Kher; Roberta Mansueto; Giulia Monroy; Marta Oliva; Valerio Panella; Anna Pirisi; Giulia Pollicita; Giovanni Rendina; Giovanni Paolin e Sara Maggioni; Gabriele Tosi; VOGA Art Project

ARTISTI, BORGHI E CURATORI DELLA SESTA EDIZIONE
Hetty Laycock a Ollomont (AO) in Valle d’Aosta, a cura Elena Graglia;
Bibi Manavi a Borgolavezzaro (NO) in Piemonte, a cura di Veronica Botta;
Jim C. Nedd a Framura (SP) in Liguria, a cura di Mireille Filippini per Threes;
Aiko Shimotsuma a Brunate (CO) in Lombardia, a cura di Edoardo De Cobelli;
Stefano Caimi a Luserna (TN) in Trentino-Alto Adige, a cura di Valerio Panella;
Giacomo Gerboni a Tarzo (TV) in Veneto, a cura di Giovanni Giacomo Paolin e Sara Maggioni;
Babau a Cormons (GO) in Friuli Venezia Giulia, a cura di Marta Oliva;
Vica Pacheco a Bagnara di Romagna (RA) in Emilia-Romagna, a cura di Sofia Baldi Pighi per Threes;
Stella Rochetich a Pratovecchio Stia (AR) in Toscana, a cura di Gabriele Tosi;
Qeu Meparishvili a Citerna (PG) in Umbria, a cura di Giovanni Rendina;
Giuseppe Abate a Altidona (FM) nelle Marche, a cura di Matilde Galletti;
Gabriele Ermini a Oriolo Romano (VT) in Lazio, a cura di Irene Angenica;
Adele Dipasquale a Roccacaramanico, fraz. di Sant’Eufemia a Maiella (PE) in Abruzzo, a cura di Andrea Croce;
Roberto Casti a Macchiagodena (IS) in Molise, a cura di Alessia Delli Rocioli;
Tild Greene a Lustra (SA) in Campania, a cura di Giulia Pollicita;

28 giugno – 28 settembre 2025

Luoghi vari in Italia

Info: info@unaboccatadarte.it
www.unaboccatadarte.it

Condividi su...