(floor) Paulo Nazareth, Cadernos de Africa, 2014, Pinault Collection. Installation view, “Paulo Nazareth. Algebra”, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection (wall, from left to right) Paulo Nazareth, Southern África, 2017, Pinault Collection; West África, 2017, Pinault Collection; North África, 2017, Pinault Collection. Installation view, “Paulo Nazareth. Algebra”, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Quartetto veneziano #1: Lorna Simpson e Paulo Nazareth a Punta della Dogana

VENEZIA | Punta della Dogana | Fino al 22 novembre 2026

di MATTEO GALBIATI

È stata definita un “quartetto veneziano” la proposta delle quattro mostre che la Pinault Collection propone, in concomitanza con la 61.Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, negli spazi di Punta della Dogana e di Palazzo Grassi. Quattro antologiche, quattro progetti specifici che, come sottolineato in modo molto efficace da Bruno Racine – amministratore delegato e direttore degli spazi veneziani della collezione francese – durante la presentazione, sono “una costellazione espositiva” che unisce, attraverso le personalità di Michael Armitage (Nairobi, Kenya, 1984), Amar Kanwar (India, 1964), Paulo Nazareth (Borun Nak, Brasile, 1977) e Lorna Simpson (Brooklyn, Stati Uniti d’America, 1960), quattro differenti punti cardinali in altrettanti continenti nel mondo.

(floor) Lorna Simpson​, Black Totem, 2025, courtesy of the artist and Hauser & Wirth. (wall, from left to right) Lorna Simpson, Then & Now, 2016, Tate: Presented by Tate Americas Foundation, purchased using endowment income 2017, accessioned 2021 (T15605); Three Figures, 2014, Forman Family Collection; Black Nebula, 2016, Collection of the artist; Polka Dot & Bullet Holes #2, 2016, The Holly Peterson Collection, New York. Installation views, Lorna Simpson. Third Person, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. James Wang © Palazzo Grassi, Pinault Collection

La loro testimonianza, in linea con le tematiche emerse negli ultimi anni come temi chiave della società contemporanea, asseconda l’orientamento generale della Pinault Collection che, da Parigi a Venezia, cerca di evidenziare come l’arte di oggi sia ancora un mezzo potente per sollevare, anche – e soprattutto – da luoghi ed esperienze, percorsi e conoscenze, non abituali per la nostra sensibilità occidentale, dibattiti e riflessione differenti. Attenzione a temi “lontani”, posizioni identitarie che agitano un altrove che non può essere mai slegato dalle nostre vicende. Il racconto proviene dalle voci di un mondo globale in attesa di risposte alle nuove sfide che lo attendono. Così le opere, allestite in modo potente, vogliono essere il dispositivo con cui frangere l’attenzione dello spettatore, incrinando la certezza e sollecitando l’estensione a confini nuovi con cui ridisegnare l’ambito contemporaneo. I due poli veneziani agiscono, in questo senso, intrecciando geografie sensibili e tensioni peculiari che, in un racconto singolare, ma capace di unirsi in modo corale nella totalità degli altri, risuona delle tensioni del nostro presente.

(floor) Lorna Simpson, Vibrating cycles, 2026, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth. (wall) Lorna Simpson, Night Fall, 2023, Private Collection. Installation views, Lorna Simpson. Third Person, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. James Wang © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Armitage, Kanwar, Nazareth e Simpson offrono quattro prospettive molto ben radicate e definite dai rispettivi contesti culturali, politici, economici e sociali, ma riescono, nel complesso, a convergere per interrogare i metodi della rappresentazione su memoria e identità della collettività umana. Con la pittura, i video, la fotografia e le installazione generano strumenti effettivi, vere e proprie macchine di indagine con cui regolare le intimità biografiche alle dinamiche globali.
Le quattro mostre ci regalano un paesaggio di risonanze dove noi, con i nostri sguardi spezzo viziati, cogliamo adesso la densità di immagini che sono sia testimonianza che invenzione, sia archivio della storia che visione del nuovo. A rafforzare ogni progetto sono state predisposte quattro monografie specifiche e un ricco palinsesto di appuntamenti che, accompagnando le mostre con concerti, performance live, conferenze, proiezioni ed eventi aperti al pubblico, è un vero e proprio programma culturale sistematico.
Partendo da Punta della Dogana possiamo immergerci nell’ampio racconto su Lorna Simpson che, con Third Person, si presenta a Venezia con la più significativa lettura della sua opera in Europa dopo Source Notes al Metropolitan Museum of Art di New York curata da Loren Rosati. Qui si rielabora l’ultimo decennio della sua ricerca, soprattutto attraverso le sue esperienze pittoriche, seguendo un dispositivo espositivo la cui configurazione autonoma è stata accordata tra l’artista e la curatrice Emma Lavigne. In circa cinquanta lavori – alcuni di dimensione monumentale – si delinea la traiettoria esclusiva già seguita dalla ricerca di Simpson in oltre vent’anni di ricerca: dagli anni Ottanta con una fotografia concettuale, l’artista ha poi progressivamente indirizzato la propria indagine nell’ambito di una pittura iconica del suo fare e delle sue attitudini e interessi. È riuscita a trasformarla, infatti, nel mezzo ideale per interrogare le memorie, affrontare gli stereotipi e i pregiudizi, evidenziare i racconti instabili dell’oggi.

Lorna Simpson, Tried by Fire (detail), 2017, courtesy of the artist and Hauser & Wirth. Installation views, Lorna Simpson. Third Person, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. James Wang © Palazzo Grassi, Pinault Collection

I tre tempi visivi – veri e propri capitoli in cui si articola la mostra – condensano un pensiero frastagliato, ma coerente e sincrono: nella prima parte hanno ruolo da protagoniste quelle scene attraversate e vissute da presenze enigmatiche: sono le testimoni delle tensioni politico-storiche. Qui si evocano proprio gli ambienti instabili in cui l’enunciato espresso dalle forme dipinte appare costantemente in bilico. Segue poi il ciclo dedicato ai paesaggi polari delle serie Ice ed Earth and Sky: gamme cromatiche, fredde e crepuscolari, parlano del tempo storico in un spiazzante dimensione metafisica. Si arriva poi al Cube di Tadao Ando, dove Simpson ci fa ammirare le sue figure femminili monumentali che, sovrastandoci con la loro grandezza silenziosa e opulenta, sfidano l’attenzione del nostro sguardo e ci destabilizzano rispetto al dover recepire il loro bbligato carattere identitario.
La metafora delle trasformazioni in atto sono esplicitate, integrate ed esaltate anche dall’uso “cruciale” del collage: negli ultimi quindici anni, l’artista americana lo ha praticato con assiduità costituendo un ampio archivio emotivo in continua crescita. Quaranta lavori, riuniti in un’efficace installazione, alimentano questa sorta di flusso di coscienza le cui immagini, tra trasformazione e cancellazione, vivono di contenuti mai chiusi. In questo senso, tutto l’insieme qui proposto, ci dimostra che la verità dell’immagine in Lorna Simpson rifugge da un’idea assoluta di esattezza, ma vuole e pretende, nell’attenzione al presente, un’analisi che non deve sopraggiungere a una soluzione sola, ma deve rielaborarsi attraverso punti di vista sempre stratificati e sfaccettati.

(floor) Paulo Nazareth, SACI, 2020, courtesy of the artist and Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York. (wall, from left to right) Paulo Nazareth, Oblie, 2016, Pinault Collection; MAQINA DE REVER O PASSADO, 2019, courtesy of the artist and Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York; CONTINENTS APPROACHING MACHINE, 2019, courtesy of the artist and Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York. (center, video) Paulo Nazareth, L’Arbre D’Oublier, 2013, Pinault Collection, Installation view, “Paulo Nazareth. Algebra”, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Il piano superiore di Punta della Dogana è dedicato all’intensa mostra Algebra di Paulo Nazareth di cui, anche in questo caso grazie alla precisa regia curatoriale di Fernanda Brenner, si porta a Venezia uno dei progetti più densi e consistenti a lui dedicati. Partendo da opere presenti nella Collezione, a queste se ne aggiungono altre inedite che danno la possibilità di leggere panoramicamente la sua ricerca nel corso di vent’anni di costante lavoro. Di nuovo è il tema urgente della memoria a echeggiare nelle sale dell’ex magazzino doganale veneziano, location ideale per fare del luogo la cassa di risonanza delle letture proposte da Nazareth.
Algebra – il riferimento è all’etimo arabo al-jabr, non legato strettamente alla scienza matematica, quanto al suo significato in relazione all’atto del ricomporre fratture – è un manifesto del metodo poetico e politico di Nazareth: ogni sua opera, ogni sua installazione è un atto dichiarativo di denuncia di accadimenti dolorosi, delle atrocità che la storia ha segnato sulle rotte tra le Americhe, i Caraibi e l’Africa.

Paulo Nazareth​, MAMA – Monumento à mãe do mundo | Monument to the world’s mother, 2023/2026, courtesy of the artist. Installation view, “Paulo Nazareth. Algebra”, 2026, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Jacopo Salvi © Palazzo Grassi, Pinault Collection

Vuole affrontare le cicatrici della memoria perché non si perda il portato di umanità violate, di diritti soppressi, di libertà annientate, di culture cancellate. L’eredità del colonialismo si sente nel suo lavoro che ha il coraggio di porsi in maniera schietta, quasi scomoda, sicuramente profondamente critica nella durezza con cui materie e immagini si convertono in grammatica visiva, che si presta poi al suo resoconto disarmante.
Splendida ed efficace – forse sarebbe addirittura bastata solo questa installazione –  è la linea di sale che ricostruisce, attraversando muri e opere, la sagoma di un tumbeiro, una nave negriera che portava, come merci, i corpi e le anime di uomini e donne di ogni età, sradicati dalla loro terra d’origine e privati definitivamente della loro dignità umana. Qui il sale è una metafora forte nella sua semplicità: è l’elemento di attrito stridente tra logiche differenti e distanti, opposte sin dal tempo antico da cui affiorano e che oggi si ripropongono drammatiche e altrettanto urgenti. Il sale è sia ciò che cura che ciò che corrode. È stato elemento di misura economica.
Senza seguire un percorso dove la cronologia è accertata, la mostra connette tutte le esperienza dell’artista in ciascuna sua attitudine dalle performance al video, dalle installazioni alle opere pittoriche o fotografiche. Tutto va letto di là dal tempo, senza curarsi di un ordine logico e consecutivo, in un esercizio di continuità espressiva e significante. Tra ciò che tende ad essere cancellato e omesso e quanto, invece, viene ribadito e salvaguardato, la misura algebrica di Paulo Nazareth azzarda nel dare luce a quelle memorie – o fatti di adesso – ancora drammaticamente irrisolti.

Lorna Simpson. Third Person
a cura di Emma Lavigne (direttrice generale e curatrice generale, Pinault Collection)
in partnership con The Metropolitan Museum of Art di New York
con il supporto esclusivo di Bottega Veneta
catalogo trilingue (italiano, inglese, francese) Marsilio Arte a cura di Emma Lavigne, con prefazione di François Pinault (Presidente d’onore della Pinault Collection), Bruno Racine, (Amministratore delegato e Direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana) e testo di Emma Lavigne

Paulo Nazareth. Algebra
a cura di Fernanda Brenner (curatrice indipendente)
catalogo trilingue (italiano, inglese, francese) Marsilio Arte a cura di Fernanda Brenner, con prefazione di François Pinault (Presidente d’onore della Pinault Collection), Bruno Racine, (Amministratore delegato e Direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana) e testi di Fernanda Brenner (curatrice della mostra, curatrice e direttrice artistica di Pivô a São Paulo e Salvador), Gabriela de Matos (architetta, curatrice e ricercatrice), Johny Pitts (artista, scrittore e curatore), Philippe Rekacewicz (geografo e cartografo)

29 marzo – 22 novembre 2026

Punta della Dogana
Dorsoduro 2, Venezia

Orari: aperti tutti i giorni, tranne il martedì, ore 10.00-18.00. Ultimo ingresso alle ore 17.00
Ingresso intero €20, ridotto €15, biglietto 20-26 €7

Info: www.pinaultcollection.com
www.marsilioarte.it

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