Non tutto ciò che è ferito vuole sparire, Installation view, Ph. Pierluigi Fabrizio

Poetiche del resto. Sulla mostra “Non tutto ciò che è ferito vuole sparire” di Lou Duca e Ricardo Aleodor Venturi

SPOLTORE (PE)  | Spazio Iris | Fino al 16 maggio 2026

di MATTEO DI CINTIO

Di primo acchito, proporrei un preambolo che, a conti fatti, sembra più un trampolino di lancio concettuale verso il nocciolo della nostra riflessione. Lo Spazio Iris, fondato nel 2025 dall’artista Maura Prosperi e ubicato a Spoltore, ha a che fare sin dal titolo con questa mostra: Non tutto ciò che è ferito vuole sparire. È infatti possibile individuare una certa prossimità tra le fattezze dello spazio espositivo e il gioco di rimandi semantici suggerito dal titolo. Se volessimo sostare sull’etimologia del verbo ferire, sappiamo che il termine di origine latina, pur essendosi esteso a un senso più figurato, è rimasto fedele al suo significato arcaico, mantenendo un ferreo contatto con la contundenza dell’arma che arreca il dolore: ferīre, fondamentalmente, significa perforare, lacerare la pelle provocando un buco.
Mobilitando le nostre capacità retoriche e metaforiche, si potrebbe dire che Spazio Iris si presentifica proprio come un buco nello spazio conciliare del paese, nei ritmi cadenzati di una vita lenta che ha abdicato alla concitazione cittadina. Rilancia, con una certa inquietudine salvifica, quel Reale – direbbe Lacan – che altera l’omeostasi della nostra coscienza. In fondo, l’arte cosa deve fare se non questo?

Lou Duca, Assenza, 2022, Installazione video, audio, ferro, Ph. Pierluigi Fabrizio

In piena aderenza a tale urgenza, il lavorio simmetrico e dialogante dei due giovani artisti Lou Duca e Ricardo Aleodor Venturi – conosciutisi proprio in questa occasione – non fa che ribadire, con ponderata ed elegante insistenza, un concetto cruciale: ciò che ferisce, ciò che traumatizza, continua a riproporsi, a ripetersi, alimentando il proprio moto ondulatorio in attesa di essere simbolizzato e riconquistato da chi ne porta il marchio. Il movimento di riconquista, come ci insegnano i due artisti, non può che avvenire attraverso l’elaborazione di quelle tracce sedimentate nella coscienza, che ancora pulsano dell’originaria incandescenza della ferita.
Mi sembra questo lo sfondo, di chiara matrice freudiana, attraverso cui l’articolazione dell’azione artistica costruisce, pian piano, un dialogo propulsivo che assume le fattezze di un campo onirico, come osserva giustamente il curatore Aldo Brandimante. Questo campo, intriso di oggetti sospesi «tra perdita e possibilità», permette – per usare ancora le sue parole – non l’emersione di una «narrazione definita», ma di «una costellazione di immagini che continuano a trasformarsi nello sguardo di chi osserva». Aggiungerei che ciò che impedisce a queste immagini-tracce di ristagnare nella soluzione monolitica della ferita, permettendo loro di accedere al flusso di una continua metamorfosi, è un’operazione feconda messa in atto meticolosamente dai due artisti: il passaggio che fa dello scarto un resto.

Non tutto ciò che è ferito vuole sparire, Installation view, Ph. Pierluigi Fabrizio.

Tale concettualizzazione, messa a punto di recente da Massimo Recalcati nelle sue lezioni sull’opera di Claudio Parmiggiani, riguarda intimamente anche le opere di Duca e Venturi, pur trovando in entrambi una diversa declinazione. Prima di appurare le differenze dei loro linguaggi, è opportuno fare un affondo su questo punto. La psicoanalisi ha determinato una distinzione netta fra scarto e resto: se lo scarto è l’urto doloroso con la ferita e la conseguente caduta del soggetto nella putrescenza del proprio dramma, il resto è una torsione inedita dello scarto, una sublimazione che permette di riorientare la ferita verso la soddisfazione. Entrambi gli artisti si occupano esattamente di questo: il loro lavoro è un processo di semantizzazione, una presa in carico e un’alterazione materica degli scarti.

Ricardo Aleodor Venturi, Il cavaliere zoppo va all’avventura, 2026, Olio su cartavetrata dimenticata, Ph. Pierluigi Fabrizio

Ricardo Aleodor Venturi preleva i detriti che le onde del mare trascinano sulle spiagge, à la dérive. Prodotti desueti e spazzatureschi, corrosi tanto dal capitalismo quanto dalla natura, vengono nobilitati e intrisi di luce nuova. Attraverso una congerie di linguaggi che spaziano dalla pittura all’installazione, lo scarto assume i connotati di un resto, facendosi traccia-memoria delle storie inimmaginabili che lo contornano. Commuove, ad esempio, la riproduzione figurativa, su cartavetrata, del cavaliere zoppo (2026): un soldatino trovato lì, incastonato nella sabbia, dimenticato dalla mano che un tempo gli aveva offerto una vita e un gioco. Commuove perché il resto si nutre di un concatenamento narratologico che può essere solo sognato e, al contempo, modella attivamente un passato che è esistito; imprime l’avvenire, come direbbe Derrida parlando dell’archivio.
Su un diverso tracciato di scarti procede invece la riflessione di Lou Duca. In questo caso, lo scarto è la riproducibilità anonima di un canone di bellezza ormai esangue: è il radicamento di un’identità storico-culturale che non ci parla e non ci percuote più. L’artista interviene sull’assetto materico delle forme, erodendole e consumandole. In Discord (2025), ad esempio, la brunitura alterata del bronzo sembra svelare la trama organica e venosa che pulsa dietro le curvature del femmineo. Come scrive il curatore Aldo Brandimante, si interrompe la perfezione per restituire la singolarità.
E in fondo, cosa c’è di più singolare di un resto? Cosa c’è di più intimo di ciò che cade dal reticolato delle ferite che ci hanno percosso, e che noi riconquistiamo fino a farne il marchio del nostro stile, la nostra identità più vera?

Lou Duca, Discord, 2025, Bronzo, e Venus, 2023, Cera, Ph. Pierluigi Fabrizio

 

Lou Duca e Ricardo Aleodor Venturi
Non tutto ciò che è ferito vuole sparire
a cura di Ado Brandimarte

18 aprile – 16 maggio 2026

Spazio Iris
Via G. Fonzi 38 Spoltore (PE)

Orari: Visitabile su appuntamento

Contatti: spazioiris.mauraprosperi@gmail.com

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