TORINO | Gagliardi e Domke | 27 marzo – 8 maggio 2026
di ALESSANDRA VILLA
Ci sono mostre che insegnano la necessità di rallentare, di riprendersi il proprio tempo. Mostre che ricordano come sia ancora possibile restare umani in un’epoca che tende sempre più a disconnetterci e omologarci. Più delle parole, la nuova esposizione del duo artistico JANDPEG (Antonio Managò e Simone Zecubi), si muove esattamente in questa direzione.

Alla quarta collaborazione con la galleria torinese Gagliardi e Domke, i due artisti costruiscono la mostra su un principio tanto semplice quanto radicale: restituire alla fotografia il proprio essere, oltre che l’apparire. In un presente dominato dalla postproduzione, dall’intelligenza artificiale e dalla produzione incessante di immagini, Più delle parole propone un ritorno essenziale alla fotografia di studio. Il soggetto, un foglio di carta, fragile e quotidiano, si trasforma in presenza scultorea, affermando il proprio peso fisico nonostante la sua intrinseca fragilità.
La lezione che si intravede è quella di Man Ray, per cui luce e ombra non sono strumenti ma materia stessa della creazione: un campo in cui la fotografia smette di registrare e inizia a costruire. Guardando le opere, si ha la sensazione che il significato non sia mai dato una volta per tutte, ma resti in sospensione. Le immagini non cercano di spiegarsi: chiedono piuttosto di essere attraversate. In questo senso, Più delle parole è anche un invito a recuperare una postura dello sguardo oggi sempre più rara: quella paziente, capace di sostare nell’incertezza.

È forse qui che il lavoro trova la sua dimensione più personale: nel ricordarci che ogni immagine richiede tempo, attesa, un processo fatto di tentativi e di pause. Non c’è immediatezza, ma costruzione, non c’è consumo, ma relazione. L’allestimento rafforza ulteriormente questa tensione. Le fotografie appese a transenne metalliche, alternate alle immagini a parete, reagiscono al passaggio dei visitatori, oscillando leggermente nello spazio. Un dettaglio che potrebbe sembrare marginale, ma che introduce una variabile instabile: l’opera non è mai completamente fissa, così come non lo è lo sguardo che la incontra.
In un panorama saturo di immagini veloci e facilmente decifrabili, Più delle parole si distingue come un esercizio di sottrazione e resistenza. Non offre risposte immediate, ma apre uno spazio (raro) in cui tornare a interrogare il vedere.

JANDPEG. Più delle Parole
a cura di Giacinto Di Pietrantonio
27 marzo – 8 maggio 2026
Gagliardi e Domke
Via Cervino 16, Torino
Orari: da martedì a venerdì 15.30 – 19.30
Info: +39 011 1970 0031 | +39 3355917024
www.gagliardiedomke.com



