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Il canto della terra,  a cura di Laura Barreca, è l’ultimo progetto dell’azienda agricola Icario di Montepulciano (SI) di proprietà della famiglia Cecchetti. Figlio di una precisa intenzionalità il Progetto Icario Arte è un esempio illuminato di produttività legata al territorio e alle sue fruttuose connessioni con l’arte contemporanea. Il 2010 segna un triennio di attività. Nel suo recente passato Bateau Ivre, Mondi possibili, Montepulciano site specific, ad ognuno corrisponde la partecipazione di alcuni dei protagonisti dell’arte italiana e internazionale. Oggi Pietro Ruffo e Maurizio Savini in collaborazione con la Fondazione Pastificio Cerere di Roma portano nel cuore della Cantina un’opera a quattro mani, Sinfonia dell’emergenza e una serie di opere ispirate direttamente alla realtà del luogo e all’ideale di ambiente, diffuso nei suoi caratteri di urgenza…

Francesca Di Giorgio: Da tempo il Progetto Icario Arte si distingue per l’attenzione e lo spazio – sia fisico sia mentale – dato all’arte contemporanea e all’interazione proficua con il territorio. Quando e come è nata la vostra collaborazione?
Laura Barreca: La collaborazione è iniziata da un’intesa tra Andrea Cecchetti, proprietario e promotore del Progetto Icario Arte e di Flavio Misciatelli, presidente della Fondazione Pastificio Cerere di Roma, nel 2009, quando Andrea Cecchetti ha coinvolto la Fondazione e gli artisti che lavorano negli spazi dell’ex-pastificio Cerere, Pietro Ruffo e Maurizio Savini a realizzare un progetto specifico per la Cantina Icario a Montepulciano. Lo spazio della cantina è stato pensato e realizzato dallo studio di architetti Valle come un’architettura capace di assolvere alla funzione di produzione vinicola, ma anche per presentare opere d’arte contemporanea in un contesto unico per bellezza paesaggistica e storia del territorio. Il Progetto Icario si inserisce in una strategia di mecenatismo contemporaneo che ha trovato nella Fondazione Pastificio Cerere un partner ideale nella promozione e nella diffusione delle arti visive in un luogo lontano dai circuiti deputati dell’arte. Alla base del progetto un impegno culturale verso la relazione tra arte, natura e architettura, rapporto su cui si è innestata la riflessione dei due artisti romani, che hanno prodotto un progetto specifico, intrecciando le loro idee con il luogo che ospita le opere.

Il canto della terra, un titolo particolarmente evocativo: a cosa allude?
Il titolo della mostra richiama l’omonima Sinfonia di Gustav Mahler, e le opere realizzate per la mostra Il canto della terra nascono da una mappatura del territorio. Nel caso di Pietro Ruffo gli alberi dei boschi di Montepulciano sono rappresentati nel ciclo dei grandi disegni su carta intagliata, mentre i filari d’uva che si inerpicano per le colline di Montepulciano si ritrovano nei sei pannelli dipinti da Maurizio Savini, su cui l’artista inserisce delle “protesi” di chewing-gum. Entrambi i lavori propongono una riflessione sull’idea dell’ambiente e delle implicazioni sociali politiche, culturali, antropologiche, e si inseriscono in entrambi i casi nelle linee di ricerca che sia Ruffo che Savini conducono ormai da diversi anni.

Per chi conosce le ricerche di Pietro Ruffo e Maurizio Savini sembrerà strano vederli uniti in un progetto comune. Ci racconta come hanno lavorato in relazione agli spazi e la genesi dell’installazione a quattro mani Sinfonia dell’emergenza?
Sinfonia dell’emergenza è l’installazione composta da cinque ampolle di vetro contenente dell’acqua che stilla all’interno di piccoli contenitori di vetro, un lavoro a quattro mani realizzato nel 2009 ed esposto per la prima volta nella mostra aqua, da me curata, in occasione del Festival Internazionale Time in Jazz di Berchidda. In una delle serate del Festival Paolo Fresu, trombettista di fama mondiale, ha interagito con l’opera in una suggestiva e originalissima performance musicale. Per la mostra nella Cantina Icario, abbiamo pensato che proprio questa installazione, essendo un progetto comune dei due artisti, avrebbe trovato un’ottima collocazione nel cuore della cantina, nella barriccaia, il luogo dove il frutto della terra diventa vino, e dove suoni, colori e profumi si mescolano quasi impercettibilmente. Il giorno dell’apertura della mostra a Montepulciano, il pianista jazz Stafano Lenci ha composto una partitura improvvisata per piano elettrico, all’interno dell’installazione, attorno a cui si è raccolto tutto il pubblico presente.

Oggi la riflessione sull’idea di ambiente – e le “urgenze” ad esso legate – è un tema molto sentito. Quali visioni ha potuto osservare e raccogliere da parte delle nuove generazioni che lavorano nell’arte e nel design?
Il tema dell’emergenza ambientale ritorna come scelta peculiare nel lavoro di molti artisti contemporanei. Penso ad esempio alla ricerca di Francesco Simeti, artista italiano residente a Brooklyn, che da anni lavora sull’ambiguità tra consumo e responsabilità ambientale, elaborando pattern immaginari che sembrano giocosi ghirigori naturalistici, ma che ad uno sguardo più attento rivelano le mutazioni e le aberrazioni imposte dalla globalizzazione e dalle politiche di sfruttamento delle risorse. Il principio dell’ecosostenibilità, è un argomento caro anche nella progettazione architettonica di edifici museali, come la parete-giardino di 24 metri d’altezza della Caixa Forum di Madrid, opera di Patrick Blanc, botanico francese ed inventore dei giardini verticali. In questa opera l’architettura del museo firmata dagli architetti svizzeri Herzog e de Meuron viene rivestita di una vegetazione verticale che crea una piccola isola naturale nella città, un polmone verde visibile e accessibile a tutti.

Il progetto in breve:
Pietro Ruffo e Maurizio Savini. Il canto della terra
a cura di Laura Barreca
Cantina Icario
Via delle Pietrose 2, Montepulciano (SI)
Info: +39 0578 758845
www.icario.it
Fino al 30 novembre 2010

In alto:
Pietro Ruffo e Maurizio Savini, Sinfonia dell’emergenza, Cantina Icario, Montepulciano

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