MESTRE (VE) | M9 – Museo del ’900 | Fino al 31 agosto 2026
Intervista a LUCA BOCHICCHIO e VALENTINA FRASCAROLO di Livia Savorelli
Nel 2026 si celebrano i 130 anni dalla nascita del grande Sandro Pertini (Stella, 25 settembre 1896 – Roma, 24 febbraio 1990), partigiano e antifascista, politico integerrimo, Presidente della Camera dei Deputati (1968-1976) e settimo Presidente della Repubblica Italiana (1978-1985) e uomo dalla grande carica comunicativa che ha saputo arrivare, grazie ad una immensa umanità ma anche un incrollabile rigore etico, al cuore degli italiani. In questo particolare momento, che valorizza i tanti volti di Pertini attraverso una grande mostra a lui tributata, dal titolo Pertini. L’arte della democrazia – Dalle collezioni civiche di Savona, che vanta un’importante collaborazione tra istituzioni – l’M9 di Mestre che la ospita e i Musei Civici di Savona prestatori dell’importante collezione d’arte di Sandro Pertini, donata dalla vedova alla sua morte assecondando le volontà dello stesso Pertini, importante fulcro dell’esposizione – ma anche con altre realtà, quali la Fondazione di Studi Storici Filippo Turati di Firenze (con il prestito di importanti documenti inediti e materiali del suo archivio e della sua biblioteca), il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino (prestatore della iconica Fiat 500 rossa), il Museo Casa Natale Sandro Pertini Stella San Giovanni e il Museo Nazionale Collezione Salce – Direzione regionale Musei nazionali Veneto, tra gli altri.
Dopo l’intervista (leggi qui) a Serena Bertolucci, Direttrice M9 – Museo del ’900, che ci ha introdotto alla mostra, ho desiderato focalizzarmi sul rapporto di Pertini con l’arte del suo tempo – ben testimoniata dalla sua collezione d’arte – rivolgendo alcune domande a Luca Bochicchio – curatore della mostra insieme a Serena Bertolucci, Michelangelo Di Giacomo, Livio Karrer, Giuseppe Saccà – e a Valentina Frascarolo, Direttrice dei Musei Civici di Savona.
Pertini. L’arte della democrazia – Dalle collezioni civiche di Savona, installation view, M9, Mestre
L’idea della mostra e il suo emblematico titolo nascono da una scintilla che origina dalla difficile crisi umanitaria che stiamo vivendo e che comporta un crollo di molte certezze sia come uomo sia come cittadino di un sistema democratico… Come da questa scintilla, si è evoluto il progetto della mostra e il dialogo tra i Musei Civici di Savona e l’M9?
Luca Bochicchio: Partiamo dal fatto che ho una vicinanza ai due poli della collaborazione istituzionale, nel senso che vivendo a Savona da molti anni, ho ben presente l’importanza e il valore della collezione di Pertini e la necessità della sua valorizzazione, mentre dall’altro lato una lunga amicizia e stima mi legano a Serena Bertolucci. Lavorare all’Università di Verona e frequentare quindi molto più di un tempo i musei veneziani, incluso M9, ha completato il quadro.
Ma per passare da questa premessa a una proposta strutturata ai Musei Civici di Savona e M9, purtroppo sono intervenuti i fatti internazionali e le tragiche vicende che stiamo vivendo. È come se di fronte all’attuale crisi dell’umanità, oltre che della democrazia liberale, mi sia rivolto istintivamente a uno dei padri della stessa: Sandro Pertini, che non è stato soltanto un punto di riferimento per gli italiani ma per moltissimi altri popoli che hanno vissuto, come noi, le sofferenze e i disastri delle dittature. Era l’inizio del 2025 e la tragedia di Gaza si intrecciava con quella ucraina, così come con le tensioni statunitensi, e tutto questo influenzava inevitabilmente il mio lavoro, sia nella didattica sia nella ricerca: ho iniziato a studiare più da vicino il tema della libertà nell’arte contemporanea e mi si è palesato questo titolo: “Pertini: l’arte della democrazia“. In fondo, è attraverso la sua storia, il suo percorso, i suoi sacrifici, ma anche il suo coraggio e la sua determinazione nel seguire la via della verità e della giustizia, nella politica di tutti i giorni come nell’arte e nella cultura, che si può vedere chiaramente che la democrazia è un cantiere civile in perenne mantenimento e lavorazione. Credo che la mostra a M9 dimostri, come poche altre, che le arti siano inscindibilmente legate al lavoro e alla vita sociale e civile. E che non bisogna mai smettere di credere nella libertà e nei diritti universali, e di difenderli ognuno secondo le proprie possibilità.

Nel tuo testo in catalogo, hai messo in evidenza un aspetto molto interessante del collezionare di Pertini, il suo essere militante… Cosa rappresentava per Pertini l’arte (e il monumento nella sua dimensione pubblica) in un’epoca in cui il popolo era “sul ciglio della sua decomposizione” e come questa sua visione si riflette nella sua collezione? Ci sono rapporti privilegiati con artisti suoi contemporanei?
L.B: La definizione di Collezionista militante mi è nata spontanea proprio studiando il rapporto di Pertini con artisti e arte contemporanea. Alla fine mi trovavo di fronte a una figura molto più vicina a tanti critici e collezionisti militanti del nostro tempo che non a mecenati o altri esponenti politici di cui è nota la passione per le arti. Pertini aveva questa passione che sfociava nella radicalità nei confronti del discorso artistico e critico, quel che gli interessava era non solo il giudizio estetico, o il gusto, ma capire le intenzioni e le evoluzioni del linguaggio espressivo dal suo interno. E per questo risultava imprescindibile, ovviamente, il dialogo con gli artisti. Si sentiva particolarmente vicino a quegli artisti che avevano vissuto come lui e con lui le fasi più critiche e intense della liberazione, la lotta partigiana, le prime associazioni democratiche, l’impegno civile anche clandestino. Non è un caso, infatti, che nella sua collezione siano fortemente rappresentati gli artisti del “Gruppo degli otto”: antifascisti e astrattisti, per sintetizzare all’estremo. Un’altra parte importante è quella dei bozzetti dei monumenti alla pace, ai partigiani e alle partigiane.

Parliamo della collezione, della sua struttura, dei temi cardine che la caratterizzano e di quando inizia lo sguardo del Pertini collezionista…
L.B: Pertini inizia a collezionare subito dopo gli anni della Liberazione. Il suo sguardo si orienta ai contemporanei italiani (Morandi, Guttuso, Sassu, Messina) ma anche agli esponenti delle avanguardie dei decenni precedenti (Sironi, soprattutto). Si comprende come egli abbia sentito il bisogno di recuperare, culturalmente, gli anni perduti a causa della lotta clandestina e antifascista. Nutriva un intenso e attivo senso critico, verso le arti in generale, e per l’arte visiva più specificamente. Le opere in mostra (soltanto una selezione rispetto all’intera collezione) testimoniano come Pertini abbia acquisito opere dal dopoguerra fino alla fine della sua vita, e sempre mantenendo vivo il dialogo con gli artisti. Li andava a trovare in studio o a casa, ne visitava le mostre, e questo avveniva in tutte le fasi della sua vita politica, indipendentemente dai ruoli istituzionali ricoperti. Anzi, anche da Presidente della Camera o della Repubblica, non mancano occasioni anche divertenti di scambio con artisti e critici (penso soprattutto alle visite alle Biennali di Venezia, con i dibattiti in diretta e non programmati con Vedova e Turcato). In sintesi, la sua collezione presenta opere sempre molto particolari, gli anni sono “buoni” come si dice, evidenziando un aggiornamento costante di Pertini sia sul versante dell’astrazione informale sia della figurazione. Prediligeva, in generale, il gusto moderno dell’avanguardia, la chiarezza espressiva e l’impatto comunicativo delle opere. Credo che in questo la collezione rispecchi il carattere dell’uomo.

Partiamo da quando tutto ebbe inizio… Quel 23 novembre 1991 in cui a Savona inaugurava il Museo d’arte Sandro Pertini, ospitato sulla Fortezza del Priamàr. Tu hai ricordato che quel momento, rappresentava un importante momento di ricucitura della storia di Pertini con la sua città, che è stata per lui anche luogo di prigionia nei difficili anni del fascismo… Puoi raccontare anche il particolare legame con questo luogo, rispetto alla figura di uno dei mentori di Pertini: Giacomo Matteotti…
Valentina Frascarolo: L’assassinio di Giacomo Matteotti da parte di una squadra di fascisti, il 10 giugno 1924, aveva spinto Sandro Pertini, giovane avvocato savonese, a prendere la tessera del Partito Socialista Unitario di cui Matteotti era segretario: il suo più intenso coinvolgimento politico comporterà anche una maggiore violenza fascista nei suoi confronti. Pertini è stato bersaglio a Savona delle aggressioni squadriste, il suo studio devastato più volte e lui stesso picchiato in diverse occasioni. Fra questi pestaggi ricordo in particolare quello seguito al posizionamento, con l’aiuto di alcuni operai, di una corona in memoria di Matteotti sulla lapide che ricorda la prigionia di Giuseppe Mazzini all’interno del Priamàr che a partire dal 1991 ospiterà appunto la collezione che ricopriva buona parte dell’appartamento affacciato sulla Fontana di Trevi a Roma dove visse con la moglie, Carla Voltolina, l’ultima parte della sua vita. L’ex Presidente aveva espresso a Carla la volontà di donare alla sua città di elezione, Savona, le opere d’arte (169 pezzi tra dipinti, sculture e opere su carta) che aveva raccolto nel corso della sua vita.

Quali sono le caratteristiche più peculiari della collezione d’arte di Sandro Pertini? Come è possibile riassumere il rapporto di Pertini con l’arte del proprio tempo e con gli artisti che ha avuto modo di conoscere e frequentare, testimoniato anche dalle numerose dediche presenti sulle opere della collezione e dai numerosi carteggi con personalità dell’epoca come Carlo Ludovico Ragghianti?
V. F.: Tutte le opere scelte e custodite da Pertini, per tematica, composizione e cromatismo, emanano una grande forza espressiva, sia che si tratti di arte figurativa che di arte astratta o informale.
Eccezionale è poi come dietro a ogni dipinto o scultura ci sia anche un rapporto di amicizia e di scambio intellettuale con l’artista che Pertini amava incontrare all’interno del suo studio anche per osservarlo mentre dava forma e sostanza a pensieri e memorie. Le annotazioni di suo pugno sul retro di molte tele, o le dediche che gli artisti stessi vergavano su queste firmandole e datandole, nonché i fitti scambi di lettere con pittori, scultori e critici raccontano il grande amore per l’arte dell’ex Presidente: Pertini era fermamente convinto della potenza comunicativa dell’immagine e per questo coltivava grandissimo rispetto per i suoi creatori e conoscitori.
Con alcuni di essi, come Carlo Ludovico Ragghianti, affermato storico e critico d’arte, condivideva la partecipazione alla Resistenza e la militanza politica in un’Italia che aveva abbracciato da poco la democrazia: nelle lettere conservate presso la Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti di Lucca emergono ricordi, speranze e previsioni riguardanti l’attualità politica ma soprattutto una serrata richiesta di consigli del Pertini collezionista all’amico professore.

Parliamo del futuro della collezione Pertini e dello spostamento della sua sede in un luogo che ha segnato una tappa dolorosa della vita del giovane Pertini…
V. F.: Il prossimo futuro della collezione Pertini vede il suo trasferimento in un luogo emblematico sia per Savona che per l’ex Presidente, il grandioso palazzo voluto allo scadere del Quattrocento, nel cuore della sua città, dal cardinale Giuliano della Rovere, poi papa Giulio II, divenuto nel XX secolo sede, per moltissimi anni, del tribunale di Savona. Lì, nel 1925, Sandro Pertini fu processato e condannato per reati politici a otto mesi di detenzione in seguito alla pubblicazione e distribuzione di un foglio anti regime, intitolato “Sotto il barbaro dominio fascista”.
La prima grande mostra dedicata a Sandro Pertini organizzata dall’M9 di Venezia Mestre è l’importante premessa della volontà dell’Amministrazione comunale di Savona di raccontare in maniera più efficace e coinvolgente la sua figura partendo proprio dalle opere da lui collezionate, immaginifiche porte che permettono di addentrarsi nei diversi aspetti della sua vita, pubblica e privata, e del suo costante impegno per la difesa della libertà.

Pertini. L’arte della democrazia – Dalle collezioni civiche di Savona
a cura di Serena Bertolucci, Luca Bochicchio, Michelangelo Di Giacomo, Livio Karrer, Giuseppe Saccà
in collaborazione con: Comune di Savona, Musa – Civici Musei Savona | Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, Firenze | Ministero della Cultura – Direzione regionale musei nazionali Veneto | Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso | Soprintendenza archivistica e bibliografica della Toscana | Università di Verona, Dipartimento di Culture e Civiltà
20 novembre 2025 – 31 agosto 2026
M9 – Museo del ’900
via Giovanni Pascoli 11, Mestre (VE)
Orari di apertura: ore 10.00 – 18.00 dal mercoledì al venerdì; ore 10.00 – 19.00 sabato e domenica
Chiuso: lunedì e martedì. La biglietteria chiude un’ora prima del Museo
Info: +39 041 099 59 41
info@m9museum.it
www.m9museum.it




