Veduta dell’allestimento della mostra Pablo Picasso, maestro dell’incisione al Museo d’arte Mendrisio © Succession Picasso 2025, ProLitteris, Zurich

Pensieri incisi: Picasso e Raetz, maestri della grafica al Museo d’Arte di Mendrisio

MENDRISIO (SVIZZERA) | Museo d’Arte di Mendrisio | Fino al 25 gennaio 2026

di MATTEO GALBIATI

Raddoppia la sua proposta espositiva il Museo d’Arte di Mendrisio e, nei suoi spazi, presenta in simultanea due mostre monografiche indipendenti, ma strettamente connesse, che hanno come leitmotiv una riflessione ampia ed esaustiva sull’esperienza di due protagonisti dell’arte grafica come Pablo Picasso (1881-1973) e Markus Raetz (1941-2020). La loro espressività singolare e le loro ricerche originali e fortemente connotanti hanno, infatti, prodotto un segno inconfondibile e fortemente sperimentale proprio in questo preciso ambito, a tal punto che la grafica è diventata un contesto, per questi due autori, mai marginale o secondario, ma luogo di visione e canale privilegiato per amplificare la voce del loro pensiero e delle loro visioni.

Veduta dell’allestimento della mostra Pablo Picasso, maestro dell’incisione al Museo d’arte Mendrisio © Succession Picasso 2025, ProLitteris, Zurich

Il museo della Svizzera italiana, quindi, prosegue con un altro progetto – doppio in questo caso – di grande valore non solo in termini espositivi, ma soprattutto per la ricerca e l’approfondimento: così, secondo un impegno ormai consolidato nel tempo, le proposte del Museo sono capaci di diventare un capitolo importante per l’indagine scientifica sui temi legati alle personalità più indicative della contemporaneità recente o passata.
In questo caso diventa avvincente anche il dialogo generazionale che passa attraverso una delle anime più feconde dell’Avanguardia, pietra miliare per la contemporaneità, come Picasso, e Raetz, artista che “riscopre” il valore imprescindibile dell’arte incisoria in tarda età e solo dopo una commissione importante, ma a cui ci si dedica con ritrovato impegno e passione, amplificando e arricchendo il proprio repertorio linguistico.

Pablo Picasso, Les Mains liées II, 25.9.1952, litografia, 460 x 605 mm; 485 x 635 mm, GKS. 1093.167, Bundner Kunstmuseum Chur © Succession Picasso / 2025, ProLitteris, Zurich

Pablo Picasso, maestro dell’incisione, possibile grazie alla collaborazione con la Fondazione Gottfried Keller attraverso la donazione Georges Bloch (collezionista e grande amico di Picasso), con un panorama ampio di opere e uno spettro cronologico esteso, documenta tutte le tecniche e tutte le fasi della ricerca picassiana. I curatori, Barbara Paltenghi Malacrida e Matthias Frehner, hanno allestito con abile regia le 150 opere presenti suddividendole in sezioni fedeli al processo creativo dell’artista spagnolo. Qui i capitoli e i soggetti, con cui Picasso ha scandito la sua lunga parabola artistica, ci sono tutti: dalla mitologia all’eros, dalla natura morta ai ritratti, dalle Tauromachie alle Parafrasi.
Sappiamo bene – immagine consolidata anche nell’immaginario del pubblico – come Pablo Picasso, sia universalmente noto come pittore, eppure il denso percorso espositivo ci dimostra pienamente come sia stato anche uno dei più grandi incisori del Novecento, tanto da essere capace di rinnovare profondamente il linguaggio della grafica moderna.
L’incisione non rappresentò per lui, come si diceva, un ambito secondario, ma un territorio di sperimentazione continua, praticato con la stessa intensità e libertà espressiva delle più note e celebrate opere conseguite attraverso la pittura e la scultura. Padroneggiò tutte le principali tecniche incisorie – l’acquaforte, l’acquatinta, la puntasecca, la litografia, la xilografia – spingendole oltre i limiti tradizionali grazie anche a un’eccezionale varietà stilistica con cui si distinse: dal segno nervoso e frammentato di matrice cubista alle composizioni più fluide e classiche, fino a immagini di forte carica erotica e visionaria, Picasso non ebbe paura di rompere consuetudini, abitudini e tratti che parevano essere dati per certi e acquisiti.

Veduta dell’allestimento della mostra Pablo Picasso, maestro dell’incisione al Museo d’arte Mendrisio © Succession Picasso 2025, ProLitteris, Zurich

Pensiero e azione hanno trovato, nelle gestualità imposte dalle varie tecniche grafiche, campo di rilevamento di un’immediatezza fisica, tangibile, carica di sentimento e passionalità. Forza e logica, si modulano allora nelle sue stampe sempre per riflettere sui grandi temi insiti nella sua poetica: l’identità dell’artista, il mito, la dialettica tra tradizione e modernità, i tempi dell’amore, i valori della società. L’incisione diventa così uno spazio intimo e sperimentale, meno vincolato alla monumentalità dell’opera unica e più vicino al flusso continuo dell’invenzione; si potrebbe quasi dire che il Picasso incisore sia una figura autonoma e centrale, capace di promuovere l’arte grafica nella modernità, ridefinendone il ruolo all’interno del XX secolo e trasformandola in un mezzo espressivo libero, radicale e profondamente contemporaneo.

Veduta dell’allestimento della mostra Markus Raetz. Le incisioni a bulino 1994-2017 al Museo d’arte Mendrisio © Monika Rätz – Successione Markus Raetz 2025, ProLitteris, Zurich

Per contro Markus Raetz – qui raccontato attraverso 80 opere inedite di piccolo e medio formato in Markus Raetz. Le incisioni a bulino 1994-2017 – si dedica al lavoro incisorio iniziandolo solo nel 1994 all’età di 53 anni ma, nonostante questo approccio più maturo all’incisione, se ne appassiona e ci si dedica con grande interesse e trasporto. L’immaginario legato a questa tecnica determina un radicale avvicinamento poetico, tanto che la sua produzione resta pressoché ininterrotta per i decenni successivi e diventa parte attiva della sua sperimentazione.
I modelli cui si è rifatto sono maestri che hanno dedicato una parte significativa della loro ricerca all’arte grafica e ne hanno determinato un carattere peculiare: da Dürer a Morandi, passando per le stampe giapponesi dell’Ukiyo-e, gli esempi studiati da Raetz agiscono come vere impronte di senso, modelli su cui plasmare inediti possibilità applicative e inusuali modalità tecniche. L’opera incisoria e calcografica Raetz è uno dei nuclei più rigorosi e silenziosamente radicali della sua ricerca: lontane da ogni virtuosismo decorativo, le sue incisioni si presentano come dispositivi percettivi, campi di prova in cui il vedere diventa un atto instabile, reversibile, mai definitivamente acquisito.

Markus Raetz, M.O. nach Man Ray (M.O. da Man Ray), 1995, bulino, 59 x 78 mm; 296 x 209 mm, Monika Rätz – Successione Markus Raetz © Monika Rätz – Successione Markus Raetz / 2025, ProLitteris, Zurich

Anche la lentezza di certe soluzioni – alcune lastre venivano concluse dopo molti anni, a seguito di continui ripensamenti e interruzioni – dimostra come per l’artista la stampa non sia un semplice mezzo riproduttivo, ma un luogo di resistenza, di meditazione, di pensiero continuo in cui il segno inciso trattiene sempre questa temporalità, rallenta l’immagine, costringe l’occhio a sostare e percorrere ogni linea costruttiva.
Le sue immagini si sottraggono alla fissità e vivono di una fluidità morbida, mutevole, in procinto sempre di accadere. Non c’è la fugacità nerboruta del segno di stampo picassiano sempre propenso a soluzioni perentorie, ma concede un flusso di grafemi che preludono a cambiamenti. Le carte sono teatro di metamorfosi, controllate e osservate, sempre possibili, in cui i bianchi e i neri, ridotti all’essenziale, amplificano le tensioni vive tra presenza e assenza, tra ciò che appare al nostro sguardo e ciò che, invece, gli sfugge.

Veduta dell’allestimento della mostra Markus Raetz. Le incisioni a bulino 1994-2017 al Museo d’arte Mendrisio © Monika Rätz – Successione Markus Raetz 2025, ProLitteris, Zurich

Raetz, con la sua disciplina tecnica e la sua lentezza operativa, riflette una postura etica oltre che estetica: in un’epoca che si predisponeva a essere dominata dalla velocità dell’immagine, lui si pone in misura critica, cercando, attraverso il rallentamento imposto dalle sue opere, di affermare in noi la volontà determinante dell’attenzione e del dubbio. Le sue incisioni diventano domande visive e, al pari delle altre opere del sue repertorio, e chiedono allo spettatore di accettarne queste ambiguità come un fatto di coscienza. Definiscono uno spazio privilegiato in cui l’arte si fa ancora esercizio critico dello sguardo.
Le due attitudini completamente diverse, per tecnica, temi e soggetti, di Picasso e Raetz, attivano nel complesso del progetto del duplice allestimento un dialogo  unico davvero appassionante che, nelle sale del Museo d’arte Mendrisio, lascia osservare inevitabilmente – prescindendo le singole identità particolari – come l’arte grafica possa essere sempre mezzo di instancabile tensione alla rivoluzione del pensiero.

Pablo Picasso, maestro dell’incisione
a cura di Barbara Paltenghi Malacrida, direttrice del museo; Matthias Frehner, storico dell’arte ed ex direttore del Kunstmuseum di Berna
opere dalla Fondazione Gottfried Keller, donazione Georges Bloch
mostra sostenuta da Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, Crossinvest, Ernst Göhner Stiftung e Fondazione Oertli
catalogo Edizioni Casagrande bilingue italiano/tedesco

e

Markus Raetz. Le incisioni a bulino 1994-2017
a cura di Francesca Bernasconi, collaboratrice scientifica del Museo d’arte Mendrisio; Rainer Michael Mason, autore del catalogo ragionato dell’opera incisa di Raetz
mostra sostenuta da Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos, Crossinvest, Ernst Göhner Stiftung e Fondazione Oertli
catalogo Edizioni Casagrande bilingue italiano/tedesco

5 ottobre 2025 – 25 gennaio 2026

Museo d’arte Mendrisio
Piazzetta dei Serviti 1, Mendrisio (Svizzera)

Orari: martedì-venerdì 10.00-12.00 e 14.00-17.00; sabato-domenica e festivi 10.00-18.00; chiuso il lunedì
Ingresso intero CHF14.00; ridotto CHF12.00; gratuito ≤ 18 anni, AMS, ICOM, ASSSA-VKKS, ASASI, Passaporto Musei Svizzeri, Visarte, AG Cultura

Info: +41 58 688 33 50
museo@mendrisio.ch
www.mendrisio.ch

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