VENEZIA | Collezione Peggy Guggenheim | 25 aprile – 19 ottobre 2026
di FRANCESCO FABRIS
La Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, nell’iconica sede di Palazzo Venier dei Leoni, ospita Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, mostra itinerante presto trasferita alla Royal Academy of Arts di Londra e, nel 2027, al Museo Guggenheim di New York. Curata da Grazina Subelyte e Simon Grant, e realizzata dalla Collezione Peggy Guggenheim, la mostra si tiene lontana dalla costruzione biografica, per preferire la narrazione di uno sguardo, un gusto, ed una traiettoria di senso fatto proprio dalla mitica collezionista. Il percorso ripercorre i diciotto mesi, dal gennaio 1938 al giugno 1939, in cui la galleria Guggenheim Jeune, aperta al 30 di Cork Street, segnò l’esordio di Peggy Guggenheim come gallerista, mecenate e futura protagonista del collezionismo internazionale. Un’esperienza breve dal punto di vista cronologico, ma destinata a modificare la geografia dell’arte del Novecento e ad accendere micce di curiosità nel mercato e tra i collezionisti.

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Londra è ancora parzialmente insensibile alle avanguardie continentali. Le istituzioni guardano con prudenza all’astrazione siccome lontana dai cliché ottocenteschi di tradizione britannica, mentre il Surrealismo e la scultura contemporanea faticano ad essere accettati. È proprio in questo contesto che Peggy Guggenheim decide di assumere una posizione radicale, scegliendo di esporre artisti ancora lontani dal riconoscimento ufficiale e trasformando la sua galleria in un laboratorio di sperimentazione dove costruire relazioni di senso, per salvare le opere dall’immatura indifferenza del proprio tempo.
Il gesto del collezionare è invero sempre stato da lei interpretato come una possibilità di stabilire relazioni, con gli artisti, con l’ambiente in cui nasce l’opera e con la rete di scambi che la rende visibile.
Il percorso espositivo accompagna il visitatore con un andamento quasi narrativo, nel quale il dato biografico cede il passo al disvelare il “come” e il “dove” si è formato il punto di vista di una collezionista visionaria. Le prime sale ricostruiscono il contesto londinese attraverso fotografie, documenti, cataloghi, lettere e materiali d’archivio che restituiscono la fitta rete di relazioni intessuta da Peggy Guggenheim con figure come Marcel Duchamp, Herbert Read, Samuel Beckett e Mary Reynolds. Non è soltanto la cronaca dell’apertura di una galleria, ma il racconto della nascita di una comunità intellettuale che vede nell’arte moderna un’esperienza di libertà, cultura e innovazione.

Entrando nelle sale dedicate alle esposizioni di Guggenheim Jeune, il racconto assume maggiore intensità anche storica. La grande retrospettiva di Vasilij Kandinsky (strepitosa la sua Curva dominante, 1936) introduce il pubblico britannico alla pittura astratta, mentre le mostre dedicate a Marie Vassilieff (celebre per le bambole artistiche) le costruzioni astratte di Charles Howard ed i ritratti di Cedric Morris, testimoniano il tentativo di costruire un dialogo tra iconico ed aniconico, e fra esperienze europee e britanniche. La sezione dedicata alla scultura contemporanea, con opere di Jean Arp (in esposizione Concrezione umana, 1935), Henry Moore (presenti due bronzi lucidati di figure reclinate) e Sophie Taeuber-Arp, restituisce invece tutta la forza di un linguaggio che allora appariva provocatorio, tanto da generare problemi doganali perché la legge vigente nel 1932 consentiva l’esenzione dalle imposte solo laddove i beni fossero chiaramente artistici, qualità al tempo non riconosciuta alle opere addirittura dal direttore della Tate Gallery.

Emblematica è la sala dedicata al Surrealismo e alla storica Exhibition of Collages, Papiers-collés and Photo-montages del 1938, la prima mostra britannica interamente dedicata al collage moderno. Qui emerge con chiarezza l’innata capacità di Peggy Guggenheim di riconoscere linguaggi destinati a diventare centrali nella storia dell’arte e poco apprezzati nell’Inghilterra degli Anni ’20 (Dada e Surrealismo su tutti), accostando autori come Eileen Agar, Wolfgang Paalen, Yves Tanguy, André Masson e Man Ray senza alcun intento enciclopedico, ma secondo una logica di relazioni visive e poetiche dove immagini lontane per provenienza e stile finiscono per dialogare tra loro, sopravvivendo al proprio tempo attraverso inattese costellazioni.
Il percorso evita intelligentemente ogni superflua celebrazione agiografica della figura di Peggy. Accanto ai grandi protagonisti emergono infatti personalità spesso trascurate, come Winifred Henderson, direttrice della galleria e autentica regista dell’organizzazione quotidiana, mentre le fotografie di Gisèle Freund (emblematiche le stampe cromogeniche dei ritratti di Jean Cocteau e Andrè Breton, 1936) restituiscono il volto umano delle avanguardie europee alla vigilia della catastrofe bellica. Lo scoppio della guerra incombe silenziosamente sull’intera esposizione: molti degli artisti presenti sono già profughi o costretti all’esilio, altri vengono perseguitati dal regime nazista come interpreti della cosiddetta “arte degenerata”. Esporli significava anche assumere una precisa responsabilità civile, un atto di resistenza e di proiezione artistica allo stesso tempo.

La chiusura di Guggenheim Jeune, nel giugno del 1939, coincide con la fine di un’epoca. Dal punto di vista economico l’esperienza non rappresenta un successo; culturalmente, invece, costituisce il vero momento fondativo della vicenda di Peggy Guggenheim. In quei diciotto mesi Peggy costruisce una rete internazionale di rapporti, affina il proprio gusto e acquisisce quella capacità di riconoscere il nuovo che la porterà, pochi anni dopo, ad aprire “Art of This Century” a New York e, infine, a dare vita alla straordinaria collezione veneziana, proponendosi come icona di stile, pensiero, e traiettoria di gusto.
Se Italo Calvino scriveva che “ogni collezione è un modo di fermare il tempo”, la mostra veneziana suggerisce qualcosa di ulteriore: una collezione non nasce quando si acquista un’opera, ma quando si sviluppa uno sguardo capace di riconoscere il futuro prima che diventi storia. È proprio questo il lascito più significativo dell’esperienza londinese di “PG”. Non la cronaca di una galleria durata pochi mesi, ma la nascita di una delle più lucide coscienze del collezionismo del Novecento.
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
a cura di Gražina Subelytė, Collezione Peggy Guggenheim e Simon Grant
25 aprile – 19 ottobre 2026
Collezione Peggy Guggenheim
Palazzo Venier dei Leoni
Dorsoduro 701, Venezia
Info: +39 041 2405 411
info@guggenheim-venice.it
https://www.guggenheim-venice.it/



