Fabio Iemmi, Metacantieri - Vibrazioni sonore della materia, installation view, Palazzo da Mosto, ph. Laura Sassi

Opus in fieri, le possibilità del divenire a Palazzo da Mosto

REGGIO EMILIA | PALAZZO DA MOSTO | FINO ALL’8 FEBBRAIO 2026

di AURORA SECCHIA

Opus in fieri è una locuzione latina che significa opera in corso, non ancora finita, un’opera aperta – nel vero senso della parola – al suo stesso divenire. Greta Martina, curatrice della mostra dal titolo Opus in fieri, bi-personale di Federico Branchetti e Fabio Iemmi presso Palazzo da Mosto a Reggio Emilia, mette al centro proprio questo concetto.

Ogni opera presente all’interno del percorso espositivo è aperta alla potenzialità: com’è adesso? Come sarebbe potuta essere? Come potrebbe diventare? Come diventerà? Sono opere, quelle di Branchetti e Iemmi, che si interrogano sulla loro stessa natura e interrogano, a loro volta, chi le sta guardando. 

Federico Branchetti, installation view di Liminale, Palazzo da Mosto a Reggio Emilia, ph. Laura Sassi

Le prime due sale ospitano e si relazionano con Liminale il progetto di Federico Branchetti. Le opere e la loro materia chiedono al fruitore di muoversi in modo implicito, di avvicinarsi e allontanarsi, di entrare in collisione o di trovare il punto di accesso del campo energetico che le anima. In L’uomo del Fiume II (2026) e Figura che sogna (il sognatore) (2025), la figura umana si nasconde all’occhio di chi guarda, si fa cercare tra le increspature della superficie dell’opera che riporta i gesti con cui l’artista l’ha cercata a sua volta. È proprio questa gestualità che permette di entrare all’interno del processo, che apre la possibilità della materia, come se potesse cambiare forma da un momento all’altro.
Il progetto di Branchetti mette in luce quel confine tra pieno e vuoto, tra tensione ed equilibrio, tra luce e ombra, quella soglia – quel limen – che si varca solo con una parte, mai del tutto.

Federico Branchetti, installation view di Liminale, Palazzo da Mosto a Reggio Emilia, ph. Laura Sassi

Il progetto di Fabio Iemmi, invece, Metacantieri – Vibrazioni sonore della materia, entra in risonanza con le ultime due sale dello spazio espositivo. I lavori di Iemmi proiettano all’interno di un’altra dimensione del divenire. Le sue opere sono materiche, sono cariche di tensioni attive, di livelli che creano un discorso. La sua poetica condivide il linguaggio dell’affresco, l’alfabeto della pelle dei muri, come racconta l’artista.

Fabio Iemmi, Metacantieri – Vibrazioni sonore della materia, installation view, Palazzo da Mosto, ph. Laura Sassi

Il divenire, qui, ha una forma diversa: tra le stratificazioni di terre naturali, di pigmenti minerali, di intonaci o lacche – a seconda del supporto – prendono vita dei processi interni che si aprono ad un cambiamento lento,  continuo e incontrollabile. È quindi nella natura stessa del lavoro trasformarsi – come per esempio in Ornato mistico (2015-2025) – perché l’opera è viva.
L’apertura alle possibilità e alla potenzialità è intrinseca anche in Codici (2023-2025) dove le opere diventano filo conduttore di un’altra narrazione, dove la materia si trasla e diventa altro. Iemmi infatti ricrea dei dettagli di opere che nascono come materiche trasformandole in opere tessili, attraverso telai Gobelin e Jacquard, attraverso filati diversi che raccontano una seconda vita della stessa opera. 

Branchetti e Iemmi si ritrovano quindi nella trasformazione, nel racconto di un divenire che scorre e che non si sa dove andrà a finire, nella materia che muta, narra e si interroga sul suo stesso futuro, sul suo stesso essere. 

Fabio Iemmi, Metacantieri – Vibrazioni sonore della materia, installation view, Palazzo da Mosto, ph. Laura Sassi

Federico Branchetti e Fabio Iemmi. Opus in fieri
A cura di Greta Martina

17 gennaio – 8 febbraio 2026

Palazzo da Mosto, Reggio Emilia

Orari di apertura: venerdì: 10-13 e 15-19 | sabato, domenica: 10-19

Info e prenotazioni: 052244446 | damosto@palazzomagnani.it

 

Federico Branchetti è nato a Reggio Emilia nel 1994. Ha studiato Scultura dagli artisti Davide Rivalta, Antonio Violetta e Massimo Bartolini presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2023 ha partecipato come finalista alla 62a edizione del Premio Faenza. Articoli sul suo lavoro e sulla sua poetica sono pubblicati su Exibart (222 artisti su cui investire, 2024), Artribune (Gli artisti e la ceramica, a cura di Irene Biolchini) e Parola d’Artista.

Fabio Iemmi è nato a Montecchio Emilia nel 1952. Ha preso parte a progetti di studio e sviluppo culturale in Italia e all’estero, collaborando fra gli altri con il Museo della Storia dello Shaanxi e il Mausoleo Han Yang Ling in Cina. Al suo attivo numerose esposizioni e allestimenti artistici in spazi pubblici e privati. Ha realizzato interventi site-specific per BPER Banca presso le sedi di Palazzo Martinengo Cesaresco a Brescia (2021), nel complesso Diamantino (2023) e BPER Private Banking a Milano (2024). Ha collaborato con diverse aziende tra le quali Poltrona Frau e Max Mara Group.

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