Yuko Mohri, Flutter, 2018/2025 (particolare), veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Nulla è slegato… I dispositivi dinamici di Yuko Mohri

MILANO | Pirelli HangarBicocca | Fino all’11 gennaio 2026

di MATTEO GALBIATI

Ricordiamo bene il lavoro di Yuko Mohri (Kanagawa, Giappone, 1980) quando, con Compose, ha rappresentato il suo paese nel padiglione nazionale nipponico in occasione della 60.Biennale di Venezia. Ci ha colpiti allora per quelle sue curiose modalità di avvicinare materiali ed elementi apparentemente inconciliabili che danno, come risultato, installazioni le cui componenti insolite convergono nell’illogica funzionalità di dispositivi-scultura capaci di sollecitazioni multisensoriali stravaganti quanto affascinanti.

Yuko Mohri “Entanglements”, veduta della mostra, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

La sua ricerca, di inconfondibile personalità, si fonda e costituisce proprio su pratiche artistiche in cui, attraverso installazioni capaci di rinnovarsi e riadattarsi in ogni occasione, privilegiano evidenze cinetiche, fenomeni fisico-chimici i quali, con una resa di efficace teatralità, spingono lo sguardo a osservare il divenire di processualità sconosciute. In questo senso la sua è una rielaborazione originale continua dei temi ricorrenti della sua poetica come la casualità, il comportamento dei materiali, l’interazione con l’ambiente stesso, le sonorità come fenomeno emergente che danno valore a energie e forze ignote, a quello che attraversa invisibile il corpo delle cose, anche banali e ovvie.
Ci regala in questo periodo la possibilità di un approfondimento ampio sul lavoro di Mohri il Pirelli HangarBicocca di Milano che, nel primo grande ambiente espositivo dello Shed, propone al suo pubblico la più ampia e completa mostra personale mai realizzata prima in Europa. È ricca, infatti, di molteplici suggestioni “Entanglements” – con la firma curatoriale di Fiammetta Griccioli e Vicente Todolí – esposizione in cui hanno un dialogo differente opere di tempi diversi, evidenziando il potere di interconnessione interna e relazionale che i lavori dell’artista giapponese sanno sempre ri-generare (non a caso il titolo di questa mostra è traducibile come “intrecci” o “grovigli”).

Yuko Mohri, Flutter, 2018/2025 (particolare), veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Nella proposta dello spazio milanese le sue opere crescono e si verificano in modo organico, quasi naturale, incontrando l’attenzione e il coinvolgimento di ciascun visitatore che si trova al centro di quei processi di cui Mohri si fa esperta interprete in opere che sono iconiche del suo atteggiamento mentale ed estetico. Questo si percepisce, ad esempio, in Flutter (2018-25) in cui sensori, posti in un acquario con pesci e piante acquatiche, raccolgono cambiamenti casuali della vita che si anima nel piccolo bacino d’acqua e attivano altre sensazioni in uno strano sistema interdipendente.
L’artista cerca una continua negoziazione tra l’ordine e il caos, tra la sua intenzione di autore e la vitalità autonoma della materia che appartiene al mondo – come in Magnetic Organ (2004-in corso) o Piano Solo: Belle-Île (2024) – trattando anche il luogo come organismo in ascolto e da ascoltare. Le sue composizioni sonore, ad esempio, non impongono un ritmo esterno poiché, al contrario, sono capaci di amplificare le vibrazioni residue delle cose, rendendo udibili movimenti minimi, quasi impercettibili. Noi visitatori siamo così invitati a percepire l’invisibile, a cogliere la presenza latente che si annida negli intervalli tra suono e silenzio del posto in cui ci troviamo.

Yuko Mohri, Piano Solo: Belle-Île, 2024, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Ci colpisce allora come riesca sempre a lambire, senza stravolgerlo ma lavorandoci con attenta profondità, il confine poroso tra il naturale e l’artificiale facendo in modo che ogni parte possa, autonomamente secondo il proprio essere, emergere quale agente indipendente coautore dell’opera stessa. Questo perché – You Locked Me Up in a Grave, You Owe Me at Least the Peace of a Grave (2018) – non si rivolge mai a una stabilità, ma a una imprevedibilità ciclicamente ipnotica. Nei suoi dispositivi, spesso minimi e quasi precari, l’artista introduce quella che potremmo  percepire come la logica di una deriva in-controllata: un flusso d’aria, una vibrazione, l’umidità dell’ambiente possono alterare la dinamica di un meccanismo, trasformando l’installazione in una macchina sensibile, aperta a quanto quella specifica circostanza irripetibile sa e ha da offrire. È in questo margine sottile, dove l’opera sfugge alla padronanza assoluta dell’artista, che si compone il nucleo poetico del suo lavoro.
Mohri non cerca l’effetto spettacolare, ma un’eco emotiva che scaturisce dal riconoscimento di microfenomeni spesso ignorati o che non siamo in grado di com-prendere; come si diceva, è la poetica del processo, del divenire non rimandabile come per Decomposition (2021-in corso) e Moré Moré (Leaky): Variations (2018-in corso) già ammirate in una variazione alla Biennale veneziana.

Yuko Mohri, Decomposition, 2021-in corso (particolare), veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2025 Courtesy l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto Agostino Osio

Le sue installazioni non raccontano mai una storia lineare, ma generano condizioni per cui la storia accade. È una raffinata forma di “ecologia artistica” che insiste sulla relazione di ogni elemento quale nodo di una rete di forze che rendono l’opera semplicemente una configurazione temporanea di queste tensioni. Yuko Mohri pare dimostrarci come, in un presente in cui i dispositivi aspirano alla perfezione, alla permanenza diffusa, al controllo totale, possano avere ancora valore e senso la fragilità, la deviazione, alla piccola anomalia. In queste si rivela, forse, la vera vitalità del reale. La sua visione ci ricorda come anche in ogni tecnologia – mantenuta o sovvertita – possa sopravvivere un margine irrinunciabile di imprevisto. Qui è il luogo in cui si annida il respiro, altrimenti, inudibile della possibilità poetica.

Yuko Mohri. “Entanglements”
a cura di Fiammetta Griccioli e Vicente Todolí
organizzata da Pirelli HangarBicocca, Milano e Fundación Botín, Santander
catalogo Marsilio Editori con testi di Ryo Sawayama, Martin Clark, Diego Sileo, una selezione di scritti di Yuko Mohri e un manga Shōjo creato da Ran Kurumi sul percorso dell’artista

18 settembre 2025 – 11 gennaio 2026 

Pirelli HangarBicocca
Via Chiese 2, Milano

Orari: da giovedì a domenica 10.30-20.30

Ingresso gratuito

Info: +39 02 6611 1573
info@hangarbicocca.org
www.hangarbicocca.org

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