Nicola Samorì. Classical Collapse, veduta parziale della mostra (Sala del Cartone), Pinacoteca Ambrosiana, Milano Crediti fotografici: Roberto Marossi fotografo

Nicola Samorì, quanta bellezza nella corrosiva musicalità del collasso

MILANO | Pinacoteca Ambrosiana  | Fino al 13 gennaio 2026

di MATTEO GALBIATI

Nicola Samorì (1977) ci ha abituati, seducendoci con la potenza del suo gesto  creativo, foriero di energie i cui esiti restano imprevedibili e mai definitivi, a osservare la pittura e la scultura con occhi differenti. Ci ha, di fatto, insegnato – in un presente denotato da sveltezza e superficialità – a soffermarci sul tempo giusto per guardare e comprendere il valore dell’arte oltre ogni epoca. Con le sue opere ha saputo, infatti, riferirsi tanto al passato, rilanciato nell’attualità in modo efficace e stimolante, quanto parlare con la voce di una contemporaneità personale capace di non alienare l’antico in una sterile riproduzione, ma di legittimarlo nella propria essenza, fin dentro la concretezza della materia nel cui corpo sedimenta e interpreta i trascorsi delle epoche sino all’oggi.

Nicola Samorì, Dei velluti, 2025, olio su rame, 42.3×32.7×2.5 cm

L’esito è quella poesia dell’effimero che sgretola iconoclasticamente la perfezione con cui vorremmo ammantare l’eccellenza dell’arte e preservarla in eterno: Samorì ci ha persuasi della caducità delle opere, ci ha detto che queste possono debilitarsi già in fieri e, così, fare pittura e scultura può abbracciare un concetto diverso, secondo la sua prassi, del perdurare sine die dell’opera. Andando a corrompere superfici e consistenze, rende precaria e peritura ogni immagine già in nuce, cogliendone, nell’apparente sua caducità e fragilità, lo stupore di un dolore redentivo di quella stessa sua vulnerabilità.
Altisonante e solenne, per quanto appaia incerto e debilitato, il segno di questo suo linguaggio si muove con equilibrio sapiente tra la logica degli opposti e, senza condannare gli esiti conclusivi in una posizione ambigua e limbica, sa condensare le tensioni contrastanti in un’armonica risonanza delle reciprocità divergenti. Armoniose vivono in lui incompatibili contraddizioni che spingono e fanno pulsare la vivacità essenziale del rappresentato in modo che luce e ombra, concretezza e rappresentazione, silenzio ed eco, generazione e distruzione, ieri e oggi, corpo e anima siano specchio della nostra esistenza. Senza compromessi, senza mezze misure.

Nicola Samorì. Classical Collapse, veduta parziale della mostra (Biblioteca), Pinacoteca Ambrosiana, Milano Crediti fotografici: Roberto Marossi fotografo

La sua opera più che stabilire accerta mettendo sempre tutto in discussione, aprendo ferite, rinnovando dubbi, acuendo destabilizzazioni e ha ben ragione Demetrio Paparoni – che con Alberto Rocca e Eike Schmidt ha curato la personale Classical Collapse nella doppia sede della Pinacoteca Ambrosiana di Milano e del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli – quando afferma che la singolarità di Samorì sta nel recepire la tradizione visiva occidentale scavandone e riscrivendo i principi e le fondamenta e che, senza sostituire con questo il suo gesto d’artista, ne amplifica la portata.
In Classical Collapse è evidente questa naturale propensione di Samorì a dialogare con i grandi maestri del passato senza intimorirsi, dicendo la sua, perché ci possa essere una proficua rimessa in discussione di ciò che ammiriamo, grazie al suo modo indennitario di sollecitare il perturbante. È una mostra affermativa, intensa, avvincente, puntuale.
Legno, marmo, tela, pietra, carta sono combinate alchemicamente con le immagini che producono per intercettare le frequenze di canoni estetici propositivamente nuovi, i quali hanno la necessità di farsi e dis-farsi davanti allo sguardo ammaliato dello spettatore al fine di convincerlo a fermarsi, a ripensare, a osservare qualcosa prima che, forse, possa non essere più.

Nicola Samorì. Classical Collapse, veduta parziale della mostra (Corridoio Bambaia), Pinacoteca Ambrosiana, Milano Crediti fotografici: Roberto Marossi fotografo

La mostra nelle sale dell’Ambrosiana è un inno alla vanitas, spazio mentale e riflessivo in cui Samorì sa da sempre muoversi con misura e consapevolezza autoriale: non si spaventa, infatti, quando innesta i propri marmi accanto a quelli del Monumento funebre a Gaston de Foix del Bambaia; non prende paura quando si colloca accanto al magistrale capolavoro di Raffaello lasciando che il suo intervento, vertiginoso e vorticoso, si specchi nella perfezione misurata del cartone per la Scuola di Atene del maestro urbinate; non  rinuncia a sradicare la visione di una natura morta intangibile, quando i suoi fiori, benché richiamino quelli perfetti di Jan Brueghel il Vecchio, siano già appassiti in una bellezza impensata; non rinuncia alla monumentalità nelle diafane silhouette, prossime alla rottura, delle sculture lignee disseminate tra le colonne della Cripta sotterranea. Agisce attraversando un tempo che pare dominare sino all’ultima porzione esigua ogni sostanza modulabile; parla un tempo che supera quello mortale della concretezza.

Nicola Samorì. Classical Collapse, veduta parziale della mostra (Cripta del Santo Sepolcro), Pinacoteca Ambrosiana, Milano Crediti fotografici: Roberto Marossi fotografo

La corrosione e l’erosione non diventano un meccanismo di sottrazione, ma un processo per continuare a scrivere la nostra storia: Nicola Samorì regge il confronto con due collezioni importanti, perché è un intellettuale dell’immagine che sa interpretare l’emozione della memoria e renderla viva nell’irripetibile istante della sua ammirazione. La leggibilità franta dei suoi capolavori non interrompe nichilisticamente le corrispondenze con temporalità lontane, diventa storia sentita e partecipata già nell’istante della nostra visione.
Samorì ha un dono di grazia che ci permette solo – ma scusate se è poco – di lasciare che ci possiamo accorgere di quanta bellezza c’è nella corrosiva musicalità del collasso.

Nicola Samorì. Classical Collapse
a cura di Demetrio Paparoni, Alberto Rocca, Eike Schmidt
catalogo Moebius con saggi dei curatori Demetrio Paparoni, Alberto Rocca, Eike Schmidt e i contributi dello scrittore Antonio Moresco

28 novembre 2025 – 13 gennaio 2026

Pinacoteca Ambrosiana
Piazza Pio XI, Milano

Orari: da lunedì a domenica 10.00-18.00 (la biglietteria chiude alle ore 17.30); chiuso mercoledì
Mostra inclusa nel biglietto della Pinacoteca, biglietti: https://ambrosiana.midaticket.com

Info: +3902806921
www.ambrosiana.it

e

29 novembre 2025 – 1 marzo 2026

Museo e Real Bosco di Capodimonte
Via Lucio Amelio 2, Napoli

Orari: da lunedì a domenica 8.30-19.30 (la biglietteria chiude alle ore 18.30); chiuso mercoledì
Mostra inclusa nel biglietto del Museo, biglietti: https://capodimonte.cultura.gov.it/biglietti/

Info: +390817499130
www.capodimonte.cultura.gov.it

Condividi su...