BOLOGNA | Galleria Studio Cenacchi | Fino al 10 gennaio 2026
di RAFFAELE QUATTRONE
Entrare in Nature Alternative significa accettare un invito a smarrirsi, a sospendere l’abitudine allo sguardo rapido e addomesticato per riattivare un’esperienza percettiva più lenta, più densa, capace di restituire alla materia il suo peso simbolico e alla natura la sua ambiguità originaria.
La mostra, distribuita sui tre livelli della Galleria Studio Cenacchi a Bologna, non si offre come una semplice collettiva tematica, ma come un organismo complesso, un ecosistema visivo in cui le opere dialogano tra loro e con lo spazio, generando un percorso coerente e al tempo stesso irrequieto, fatto di rimandi sottili, contrasti, risonanze. In un presente dominato dalla smaterializzazione delle immagini e dalla loro circolazione compulsiva, Nature Alternative sceglie deliberatamente la strada opposta: non l’immagine che scorre, ma la forma che resiste; non la superficie levigata dello schermo, ma la rugosità della materia; non la natura come sfondo rassicurante, ma come campo di interrogazione, come alterità che chiede di essere attraversata senza pretese di controllo.
La natura che emerge da questo progetto non è mai illustrativa né consolatoria, ma si manifesta come una presenza stratificata, a tratti inquieta, in cui il vegetale, il minerale e l’organico si intrecciano con gesti, processi e materiali che portano inscritto il segno del tempo e della trasformazione.

Le trame materiche di Zeno Bertozzi aprono il percorso come una sorta di soglia tattile, in cui gesso e ceramica diventano superfici sensibili, territori di sedimentazione e di frattura, luoghi in cui la forma sembra nascere da una lenta negoziazione tra controllo e abbandono. In queste opere la materia non è mai neutra, ma reagisce, si oppone, conserva memoria, come se ogni gesto lasciasse una traccia che non può essere cancellata, ma solo rielaborata. A questo dialogo intimo con la sostanza rispondono le lamine di ferro di Francesco Bocchini, presenze più taglienti, attraversate da una tensione tra peso e leggerezza, tra rigidità e possibilità di metamorfosi. Il ferro, materiale industriale per eccellenza, viene sottratto alla sua funzione utilitaria e riportato a una dimensione quasi organica, mentre l’opera in porcellana introduce un cortocircuito ulteriore, mettendo in relazione fragilità e resistenza, tradizione e sperimentazione, come se la materia stessa fosse chiamata a reinventare la propria identità.


In questo paesaggio espositivo, le visioni poetiche e sospese di Domenico Grenci e Alessandro Saturno agiscono come momenti di rarefazione, aperture liriche che filtrano l’immaginario naturale attraverso una sensibilità intimista, quasi meditativa. Qui la natura non è mai descritta, ma evocata, come un ricordo che affiora o come un sogno che si dissolve mentre lo si osserva, lasciando dietro di sé una sensazione di fragile equilibrio. Le forme sembrano trattenere il respiro, sospese tra apparizione e sparizione, come se l’artista avesse scelto di fermare l’istante prima della piena manifestazione, quando tutto è ancora possibile.

Questo tempo dilatato trova un contrappunto potente nelle giungle dense e materiche di Pietro Caponetti, dove il gesto si fa più energico, quasi febbrile, e la materia si accumula in stratificazioni che restituiscono l’idea di una natura in espansione, indomabile, attraversata da una vitalità che sfugge a ogni tentativo di ordinamento. Qui il vegetale diventa pretesto per un confronto diretto con la pittura come campo d’azione, come spazio in cui il corpo dell’artista e la materia entrano in collisione, generando superfici cariche di tensione, in cui il caos non è disordine ma proliferazione, crescita, eccesso vitale.
A chiudere e insieme a tenere unito questo percorso, la piccola ma intensa opera di Giorgio Zucchini, scelta come immagine guida della mostra, agisce come un punto di condensazione, una sorta di nucleo simbolico capace di sintetizzare l’energia e la coesione del progetto. In una scala ridotta, Zucchini riesce a concentrare una forza che non ha bisogno di espansione, dimostrando come la natura alternativa evocata dalla mostra non sia una questione di dimensioni o di monumentalità, ma di intensità dello sguardo. La curatela di Pasquale Fameli accompagna questo attraversamento con lucidità critica, mettendo in evidenza come il ritorno alla materia e al dialogo con la natura non sia una fuga nostalgica, ma una risposta urgente a una crisi percettiva e culturale che investe il nostro rapporto con il reale.

In Nature Alternative la natura non è più qualcosa da contemplare a distanza, ma un interlocutore esigente, che non offre risposte preconfezionate ma solleva domande, costringendo lo spettatore a misurarsi con la propria posizione all’interno di un sistema fragile e mutante. È una natura “altra” perché non coincide più con l’idea di origine pura o di armonia perduta, ma si presenta come uno spazio di conflitto e di possibilità, in cui il fiore, la foglia, il ramo diventano segni ambigui, capaci di riflettere qualcosa di profondamente umano. In questo paesaggio immaginario, lo spettatore è invitato a perdersi, a rinunciare a una lettura univoca per accettare la complessità di un’esperienza che si costruisce per stratificazioni e per attriti.
La natura alternativa che emerge dalla mostra è allora una potente metafora della nostra condizione contemporanea: una condizione segnata dalla fragilità, dalla trasformazione continua, dalla necessità di ripensare le proprie radici senza la garanzia di un terreno stabile. Le opere non propongono soluzioni né utopie ecologiche, ma mettono in scena un rapporto con il mondo che è insieme fisico e simbolico, fatto di contatto, di resistenza, di ascolto della materia. In questo senso, Nature Alternative non chiede di essere semplicemente visitata, ma attraversata con attenzione, lasciando che lo sguardo si sporchi, rallenti, si confronti con superfici che non si lasciano consumare rapidamente. È una mostra che restituisce all’arte la capacità di essere esperienza incarnata, e alla natura la sua dimensione problematica e vitale, ricordandoci che solo accettando l’alterità, il disordine e la trasformazione possiamo forse immaginare nuove forme di appartenenza e di senso.

Nature Alternative. Zeno Bertozzi, Francesco Bocchini, Pietro Caponetti, Domenico Grenci, Alessandro Saturno, Giorgio Zucchini.
a cura di Pasquale Fameli
8 novembre 2025 – 10 gennaio 2026
Galleria Studio Cenacchi
Via Santo Stefano 63, Bologna
Info: +39 051 265517
galleria@studiocenacchi.com
https://www.studiocenacchi.com/



