Nataly Maier. Immagini nello spazio, veduta parziale della mostra, Fondazione Sabe per l’arte ETS, Ravenna Foto Daniele Casadio

Nataly Maier, mimesi reciproca di pittura, fotografia e scultura

RAVENNA | Fondazione Sabe per l’arte | Fino al 12 aprile 2026

di MATTEO GALBIATI

La caratteristica principale della ricerca di Nataly Maier (Monaco di Baviera, 1957) è di presentarsi come una trasfigurazione mimetica di linguaggi differenti che, rincorrendo uno i modi dell’altro, definiscono i contorni di una nuova idea di reale, riproducibile e fenomenologicamente esperibile attraverso l’arte. La dedizione della sua ricerca sperimentale, pur avvalendosi di mezzi e tecniche convenzionali con esiti sia figurali che aniconici, si orienta da sempre ad ampliare i “limiti” espressivi di pittura, fotografia e scultura unendone le determinazioni estetiche e sistemiche, per giungere a opere ibride di “semplice complessità” che tentano di oltrepassare l’ostacolo della funzionalità ridotta del propio codice espressivo originario (come per Albero girevole, 1991; Fotoscultura con salice, 1994; Sampietrini, 1995; etc.).

Nataly Maier. Immagini nello spazio, veduta parziale della mostra, Fondazione Sabe per l’arte ETS, Ravenna Foto Daniele Casadio

Attraverso le sue indagini con la fotoscultura, proposta fin dagli inizi delle sua carriera e a cui poi, nel tempo, applica anche i livelli cromatici detonanti dei raffinati cromatismi di antiche ascendenze della sua pittura, Maier cerca di vincere la bidimensionalità dell’immagine fotografica e, dandole la consistenza materica della scultura, riporta lo “scatto” a vivere un’inattesa risultanza oggettuale.
Imbastita con notevole senso di misura – si lascia che le opere puntualmente selezionate dialoghino efficacemente con la dimensione ambientale – la mostra proposta dalla Fondazione Sabe per l’arte ETS di Ravenna regala un saggio esclusivo sul lavoro di Maier: qui si dà, infatti, la possibilità di abitare con lo sguardo le opere dell’artista in una dimensionalità non cronologica, libera nelle connessioni e nei rispecchiamenti a sottolineare la coerenza e la progressione delle posizioni assunte nel corso degli anni. Nelle sale espositive si può proprio incontrare la qualità della ricerca di Maier che, sotto la regia critica e curatoriale dell’eccellente Cristina Casero la quale da molto tempo ne conosce il lavoro e la pratica, in questo progetto evidenzia il proprio urgente interesse nel definire la complessità della relazione tra immagine riprodotta e realtà.

Nataly Maier. Immagini nello spazio, veduta parziale della mostra, Fondazione Sabe per l’arte ETS, Ravenna Foto Daniele Casadio

Del resto il titolo, Immagini nello spazio, è programmatico e dice già tutto: forme e concetti, in pittura, fotografia e scultura, tentano di sconfinare al di là dei limiti dell’illusorio per accedere alla determinazione di condizioni di conoscenza più prossimi alla verità del reale.
Come accennato, il valore oggettuale di ogni opera è, in questo senso, la sfida iterata da Maier nel tempo per individuare la forma di una struttura credibile, intensa nella raffinata esperienza che produce, per i sensi e i pensieri. La sua ricerca si colloca in un territorio liminale tra immagine bidimensionale e presenza plastica, accogliendo, con il termine fotoscultura – storicamente legato a sperimentazioni ottocentesche di traduzione volumetrica dell’immagine – una ricomposizione in chiave contemporanea che per lei è e deve essere non una mera ibridazione tecnica, ma un dispositivo critico e analitico, capace di interrogare lo statuto ontologico dell’immagine stessa. In tale contesto, il colore assume poi, come si diceva, un ulteriore ruolo strutturale e non accessorio (ad esempio in Agrumi, arancio, limone, 1992): non “riveste” la forma, ma la costituisce, diventando materia concettuale prima ancora che qualità percettiva.

Nataly Maier. Immagini nello spazio, veduta parziale della mostra, Fondazione Sabe per l’arte ETS, Ravenna Foto Daniele Casadio

Così ogni delicato cromatismo agisce, più che come elemento pittorico, come vettore spaziale: è attraverso le sue variazioni tonali, le sue saturazioni e rarefazioni, le campionature sequenziali che l’immagine si emancipa dalla pura visibilità per acquisire una corporeità specifica.
Innescando una dinamica temporale dell’esperienza, le congiunture verificate con questo progetto espositivo traducono il pensiero di Maier secondo una prospettiva simbolica che, sottraendo le opere da ogni dimensione illustrativa o narrativa, prevale nella sua tangibile e significante funzione primaria di costruzione di senso.
Le sue scelte creative generano organismi estetici che non descrivono, ma delimitano i campi di una vitale tensione emotiva e concettuale con cui enfatizzare la distanza, la sospensione, la dimensione contemplativa del nostro confronto con una verità s-conosciuta.
Le immagini di Maier, oltrepassando la retorica e vetusta concezione di essere finestre sul mondo, perché diventate corpi nello spazio, privilegiano una trasformazione: abbandonata la crisalide di una presunta trasparenza referenziale si liberano dal ruolo di rappresentazione per diventare forma che presenta già da sé; non rimanda a un altrove, ma si offre nella sua autonoma nuova valenza tattile. È questa la vera identità ontologica dell’opera, al di là di ogni definizione tecnica o di linguaggio, di categorie e definizioni, che Nataly Maier ha reso restringentemente marginali e trascurabili.

Nataly Maier. Immagini nello spazio
a cura di Cristina Casero
con il patrocinio di Comune di Ravenna, Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna – Campus di Ravenna
in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna

24 gennaio – 12 aprile 2026

Fondazione Sabe per l’arte ETS
Via Giovanni Pascoli 31, Ravenna

Orari: giovedì, venerdì, sabato e domenica 16.00-19.00
Ingresso libero

Info: info@sabeperlarte.org
www.sabeperlarte.org

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