Veduta della mostra MUNCH. La rivoluzione espressionista, Centro Candiani, Mestre. Foto: Nico Covre

Munch l’urlo della verità, al Candiani di Mestre

MESTRE (VE) | Centro Culturale Candiani | 30 ottobre 2025 – 1 marzo 2026

di FRANCESCO LIGGIERI

C’è una cosa che la storia dell’arte fa di continuo: addomestica il dolore.
Ci costruisce cornici d’oro attorno, lo riduce a estetica, lo sterilizza. Poi arriva Edvard Munch e ci ricorda che il dolore è un animale vivo, con denti e respiro. Che l’arte non serve a consolarci, ma a dirci la verità. Siamo a Mestre, al Centro Culturale Candiani che per la cronaca si sta anche espandendo per ospitare future mostre di un certo spessore, qui troviamo la mostra Munch. La rivoluzione espressionista, curata da Elisabetta Barisoni per Fondazione MUVE, non è una retrospettiva: è una detonazione controllata. Munch non è qui come il santino dell’angoscia romantica, ma come il detonatore di un secolo che ha gridato troppo e ascoltato poco.

Veduta della mostra MUNCH. La rivoluzione espressionista, Centro Candiani, Mestre. Foto: Nico Covre

Il percorso, dalle acqueforti nordiche fino alle grida contemporanee di Shirin Neshat o Brad Kahlhamer è costruito come una linea d’onda, un’eco che non si spegne. Barisoni prende la frase di Munch “Dipingerò persone vive, che respirano e sentono e soffrono e amano” e la fa diventare un manifesto curatoriale, memorabile. Gran bel colpo.
Lui, il norvegese malinconico, cammina accanto ai simbolisti e ai secessionisti come un profeta con la febbre da Goya a Redon, da Van Gogh a Böcklin, tutti gli spiriti inquieti dell’Europa fin-de-siècle si radunano nel suo sguardo. E quel grido che nasce a Berlino nel 1892, quando la sua mostra viene chiusa dopo una settimana diventa la miccia che incendia l’Espressionismo, la Die Brücke, e poi tutto ciò che verrà (che sarà altrettanto rumoroso…).

Veduta della mostra MUNCH. La rivoluzione espressionista, Centro Candiani, Mestre. Foto: Nico Covre

Ci sono opere che sembrano sospese tra sogno e maledizione: il Chiaro di luna (1895) di Munch, con quella donna che guarda il nulla come se cercasse Dio in un’eco, è un requiem silenzioso. Poco più avanti Franz von Stuck mostra la sua Medusa: il mito diventato psicanalisi (alzi la mano chi non si ricorda il primo anno di psicologia con le diapositive con la medusa?).
E poi il salto temporale (necessario e brutale) verso Renato Guttuso, Zoran Musič, Vedova, Finzi. ed eccolo che l’urlo diventa politico, collettivo. Nel dopoguerra, il dolore non ha più un volto ma un corpo intero che si contorce. La sala finale è un bel salto, qualcosa di memorabile se la si legge bene.
Le ossa e i teschi di Brad Kahlhamer, l’eco di Tony Oursler, la fotografia di Shirin Neshat, il volto femminile come manifesto di resistenza chiudono il cerchio. È come se Munch avesse passato il pennello a tutti loro, dicendo: “Continuate a gridare, io vi ascolto da lontano”. Il tutto mi ha ricordato molto uno dei dischi più maliconici e devastanti degli Anni Novanta di Reznor e soci: The Downward Spiral e vi consiglio di metterlo come musica di sottofondo se ci andate in visita.

Veduta della mostra MUNCH. La rivoluzione espressionista, Centro Candiani, Mestre. Foto: Nico Covre

Il Candiani in questa nuova stagione che lo vedrà diventare “Casa delle Contemporaneità” alla fine non ospita solo una mostra: costruisce un ponte tra l’arte di ieri e la sopravvivenza di oggi. O almeno così a me sembra. 
Perché il grido, l’urlo, la deformazione, non sono più linguaggi del passato: sono ancora il nostro alfabeto quotidiano.
Munch non ci lascia in pace, meno male.

Veduta della mostra MUNCH. La rivoluzione espressionista, Centro Candiani, Mestre. Foto: Nico Covre


MUNCH. La rivoluzione espressionista
a cura di Elisabetta Barisoni

30 ottobre 2025 – 1 marzo 2026

Centro Culturale Candiani – Sale espositive III piano
Piazzale Luigi Candiani 7, Mestre (VE)

Orari: da martedì a domenica ore 10.00-19.00.
Giorno di chiusura: lunedì

Info: muvemestre.visitmuve.it

Condividi su...