Veduta della mostra, Jacopo Zambello. Sprofonda ovunque, 10 & zero uno, Venezia ph. Filippo Molena

Sprofonda ovunque alla 10 & zero uno con Jacopo Zambello

VENEZIA | Galleria 10 & zero uno | Fino al 7 marzo 2026

di FRANCESCO LIGGIERI

All’inizio non te ne accorgi, proprio come nelle migliori storie. Sei lì che dal vaporetto pensi: chissà questa volta cosa si sono inventati alla 10 & zero uno. Entri in via Garibaldi come sempre, con quel passo da veneziano adottivo che sa già dove evitare le buche e dove rallentare per guardare dentro. L’ex macelleria è lì, Castello 1830, e sembra una stanza qualunque finché non capisci che qualcosa ha deciso di mollarti sotto i piedi. Si sprofonda ovunque, dice il titolo e non è una minaccia, è una constatazione. Dentro ci sono stanze che conosci. Letti che hai abitato, poltrone che ti hanno promesso tregua, tessuti che avrebbero dovuto accoglierti e invece trattengono. I corpi di Jacopo Zambello non urlano, non reclamano, non fanno scena: stanno. E stare, a volte, è la cosa più faticosa che ci sia.

Veduta della mostra, Jacopo Zambello. Sprofonda ovunque, 10 & zero uno, Venezia ph. Filippo Molena

Sono corpi maschili, giovani, colti in quel momento preciso in cui capisci che il desiderio non basta più a spiegare perché sei lì. Cercano un’alterità, dicono i testi. Ma a guardarli bene sembrano cercare soprattutto una via d’uscita che non sia una fuga. La stanza ha una gravità propria, e non è quella newtoniana: è la forza delle cose che ti sono diventate troppo vicine. Materassi che non rimbalzano, divani che non sorreggono la comodità, quando insiste, diventa un peso. La luce non arriva mai di colpo. Fa il giro largo, abita le ombre, si perde nei contorni. La pelle e l’arredo finiscono per confondersi come succede alle tre di notte, quando ti svegli e non sai più se sei tu a stare male o è la stanza che ti sta mangiando piano. I corpi non sono eroici, sono scaricati, depotenziati, come dopo una giornata in cui non è successo nulla ma ti senti comunque esausto. E poi c’è la decisione, quella che arriva sempre quando non ne puoi più: liberarsi. Disfarsi. Mettere tutto online. Vestiti, oggetti, lavori. Caricati su una piattaforma di vendita come si fa con una parte di sé che non sai più dove mettere. Vinted come confessionale laico, come ultima dogana prima di ripartire più leggero o più vuoto, non è chiaro. Lo spazio della galleria diventa coprotagonista, non osserva: partecipa. Sta lì a guardarti mentre cerchi di capire se anche tu, alla fine, non stai facendo la stessa cosa.

Veduta della mostra, Jacopo Zambello. Sprofonda ovunque, 10 & zero uno, Venezia ph. Filippo Molena

Zambello dipinge e disegna come uno che ha capito che la realtà non ha una sola versione autorizzata. La frattura percettiva è sempre in agguato, e genera un horror vacui che non è paura del vuoto, ma del troppo pieno. Borges, Kawabata, Inoue: la letteratura entra in punta di piedi, come un pensiero che ti viene solo quando smetti di distrarti. Perfino il testo del curatore Niccolò Giacomazzi sembra un pezzo di romanzo tirato da chissà dove… Qui non c’è una morale c’è una zona opaca (forse). Una soglia instabile dove il corpo diventa misura, filtro, luogo stesso della visione. Non sei chiamato a capire, ma a sostare. A riconoscere quella sensazione familiare per cui tutto è al suo posto e tu no. O forse il contrario. Quando esci, via Garibaldi è la stessa di prima. Solo che adesso sai che anche lì, se stai fermo abbastanza a lungo, potresti sprofondare.

Ovunque.

Jacopo Zambello. Sprofonda ovunque
a cura di Niccolò Giacomazzi

Fino al 7 marzo 2026

Galleria 10 & zero uno
Via Garibaldi 1830, Venezia

Info: https://www.10zerouno.com

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