MATERA | Momart Gallery | 20 giugno – 14 settembre 2025
di TOMMASO EVANGELISTA
La mostra CTRL Z di Michele Giangrande, curata da Giuliana Schiavone e ospitata da Momart Gallery di Matera, mette in atto un’interrogazione radicale sulla possibilità – e sull’impossibilità – di tornare indietro. Non una nostalgia sterile, né una rievocazione aneddotica del passato, ma un’opera di disvelamento critico: l’arte si fa strumento archeologico e insieme linguaggio di insurrezione contro l’oblio sistemico che investe i territori, i gesti, le memorie condivise, nel solco della pietra e del pane, elementi caratteristici del contesto materano.

Il titolo stesso, CTRL Z, richiamando il comando informatico per annullare l’ultima azione, introduce un cortocircuito tra la grammatica digitale del presente e l’irriducibile concretezza del segno inciso. Se nel mondo virtuale ogni gesto può essere cancellato, nella realtà materiale, e ancor più nella sostanza vivente della cultura, ogni incisione lascia una traccia indelebile in quanto ogni atto è un trauma e una ferita simbolica che modifica il corpo della memoria collettiva. L’arte di Giangrande prende forma da questa tensione e la radicalizza, riconducendo il pane, quale alimento, corpo, e simbolo, a supporto semantico e politico e dimostrando come la ricerca artistica contemporanea non si limiti a produrre forme, ma attivi dispositivi critici capaci di riportare alla luce ciò che è stato rimosso o marginalizzato. In un contesto come quello materano, profondamente segnato da una storia di emarginazione, riscatto e trasformazione, l’arte si fa strumento di scavo e di riemersione e il gesto dell’incidere, che attraversa il pane, la ceramica e la pietra, si configura come atto filosofico: interrompe la continuità apparente del presente e apre varchi nella superficie regolare del tempo.

La memoria, in tale prospettiva escatologica, non è solamente un deposito da conservare mentre l’irreversibilità delle azioni, lungi dall’essere un limite, diventa condizione di possibilità per una nuova consapevolezza: ciò che non può essere cancellato chiede di essere ascoltato e percepito. Così, l’artista rifiuta la retorica del recupero sterile e lavora sulla soglia tra permanenza e cancellazione, facendo del pane inciso e delle scritte urbane una forma di pensiero incarnato: la materia viva si fa soglia, e la cultura si riconosce non nei monumenti ma nei segni fragili che resistono.

L’intero progetto nasce da una lunga ricerca etno-visiva sul territorio materano, una pratica che si avvicina all’antropologia sensibile e che raccoglie segni, voci, oggetti e ritualità in via di dissoluzione. Ma questa raccolta non si limita a un’operazione conservativa in quanto Giangrande attiva un’interpretazione artistica che trasforma la tradizione in materia viva, soggetta a riscrittura e interrogazione. I timbri lignei che servivano a distinguere i pani nei forni comunitari diventano matrice di un nuovo alfabeto plastico e simbolico, composto da ventisei segni incisi ex-novo che dilatano le iniziali tradizionali in icone dal forte impatto contemporaneo: dalla Catena come emblema della schiavitù digitale, alla Torre con crepe quale immagine della resistenza fragile e necessaria; dal Wendigo, figura mitica dell’avidità insaziabile, alla Venere, corpo contaminato e soglia di metamorfosi.

In tal modo l’opera si costituisce come un archivio scultoreo che parla non solo del passato, ma del presente in atto: ogni grafema è una presa di posizione politica, e un atto di memoria che si oppone alla standardizzazione del tempo e del significato. Il pane inciso diventa, invece, palinsesto e superficie viva su cui si imprimono parole e frasi tratte da testi poetici, letterari, cinematografici, scelti attraverso una raccolta collettiva. È qui che si manifesta una delle intuizioni più significative dell’intero progetto: il pane come libro che si mangia, la scrittura come nutrimento e il nutrimento come atto culturale e relazionale. L’opera si fa corpo e viene condivisa, consumata, reintrodotta nella comunità come evento sensibile e la performance inaugurale, in cui il pubblico è stato invitato a nutrirsi del pane inciso, ha costruito una liturgia laica che ha restituito senso alla parola.

In parallelo, i pani-scultura in ceramica, realizzati da calchi fedeli di pani tipici materani, pongono una riflessione sulla sopravvivenza e sulla trasformazione. L’argilla, come il pane, attraversa il fuoco ma mentre il primo è destinato a essere consumato, il secondo conserva la memoria del gesto in una forma permanente e stabile. È in questa dialettica tra effimero e durevole, tra transito e archiviazione, che la mostra attiva una politica del segno: ogni opera è un’interrogazione sul senso del tempo e sulla possibilità di trattenerne le tracce.

Nello spazio urbano, infine, il progetto si espande in tutta la sua portata critica. L’installazione site-specific, una scritta luminosa proiettata tra i Sassi, agisce come testo urbano e come iscrizione condivisa che incrina la superficie del paesaggio con un segno perturbante. L’opera, quale interfaccia percettiva, si staglia nel buio come un richiamo silenzioso al non cancellabile. In un tempo che promette la reversibilità totale, Giangrande afferma l’estetica dell’irreversibile: ciò che è stato fatto, inciso, tramandato – nel bene e nel male – non può essere semplicemente “annullato” perché il passato non si corregge ma si riattraversa, interrogandolo.

In questo senso CTRL Z si pone come contro-narrazione radicale laddove la memoria istituzionale tende a semplificare e ridurre a cliché i vissuti di un territorio. Matera non è qui celebrata nella sua storia materiale bensì trasfigurata nelle sue ferite: il pane non è simbolo identitario, ma oggetto critico; la ceramica non è ornamento, ma forma fossilizzata del dubbio; il segno non è decoro, ma ferita rituale. Di fronte all’irreversibile la materia artistica diviene dispositivo di emersione del rimosso e la mostra, nella sua totalità spiazzante, si fa così luogo di resistenza epistemica, forma scorticata e vulnerabile che, proprio in questa apparente fragilità, prende una forma viva generando un codice personale di rivoluzione.

Michele Giangrande
CTRL Z – Estetica dell’irreversibile e politica del segno
a cura di Giuliana Schiavone
Con il patrocinio del Comune di Matera
20 giugno – 14 settembre 2025
Momart Gallery
Piazza Madonna dell’Idris 5/7, Matera
Orari: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00



