William Wegman, Ionian, 2005, © William Wegman. Courtesy of Galeria Alta.

MIA Photo Fair BNP Paribas: un ecosistema culturale oltre gli stand

MILANO | Superstudio Più | 19-22 marzo 2026

Intervista a FRANCESCA MALGARA di Matteo Galbiati

Giunta alla quindicesima edizione, torna MIA Photo Fair BNP Paribas, che vede riunirsi al Superstudio Più di Milano numerose gallerie nazionali e internazionali per una manifestazione – principale fiera italiana dedicata alla fotografia d’autore – che anno dopo anno accresce il suo successo e implementa il palinsesto che accompagna i giorni di apertura attivandosi in numerosi luoghi della città e non solo. Metamorfosi è il tema di quest’anno, filo conduttore di un programma che esplora le trasformazioni lette attraverso la fotografia del nostro presente. Nella frenesia degli ultimi giorni prima dell’apertura ufficiale, quando a Milano si stanno già susseguendo le prime inaugurazioni del ricco palinsesto del Circuito OFF ufficiale e di mostre collaterali, abbiamo avuto modo di dialogare con la direttrice artistica Francesca Malgara che, nonostante gli impegni, ci ha concesso questa sua testimonianza, scopriamo con lei gli appuntamenti e condividiamo alcune riflessioni sulla Fiera e sul panorama della fotografia che questa ci presenta:

MIA Photo Fair BNP Paribas 15ª edizione 2026, conferenza stampa di presentazione, Novembre 2025

Vorrei iniziare la nostra conversazione partendo dal tema che avete scelto per questa edizione – la quindicesima in totale, la terza sotto la tua direzione artistica – cui, nelle diverse presentazioni e comunicazioni dei mesi scorsi, è stata data molta rilevanza. Cosa sottintende, cosa volete mettere in evidenza attraverso il sottotitolo Metamorfosi? Come si sviluppa nella Fiera?
Metamorfosi è il tema della quindicesima edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas e nasce da una riflessione sul momento di trasformazione che la fotografia sta attraversando oggi. Non riguarda solo l’evoluzione tecnologica, ma un cambiamento più ampio del linguaggio fotografico e del modo in cui la fotografia interpreta il presente.
Fin dall’inizio della mia direzione artistica ho scelto di introdurre un tema guida per ogni edizione. Questo aiuta le gallerie a costruire un progetto più coerente all’interno dei loro stand e allo stesso tempo facilita la lettura della fiera da parte di collezionisti e visitatori.
Il tema Metamorfosi attraversa tutta la fiera: si sviluppa nella Main Section, attraverso i progetti delle gallerie, e nelle tre sezioni curate da Domenico de Chirico, Emauela Mazzonis e Rischa Paterlini, che offrono prospettive diverse sulla fotografia e le sue trasformazioni.

Francesca Malgara © Daniele Ratti

Cosa pensi in materia di A.I. e pratiche post-fotografiche che stanno ridefinendo il concetto stesso di immagine? Quale posizione emerge dalla Fiera in relazione alle grandi problematiche globali? Che ruolo ha e come evolve la fotografia oggi?
L’intelligenza artificiale e le pratiche post-fotografiche stanno inevitabilmente ridefinendo il concetto stesso di immagine. Più che assumere una posizione ideologica, abbiamo preferito affrontare il tema in modo critico e curatoriale.
La fotografia è sempre stata un linguaggio capace di assorbire innovazioni tecnologiche. Oggi la vera sfida è comprendere come queste nuove possibilità modifichino il rapporto tra realtà, rappresentazione e costruzione dell’immagine. In fiera convivono approcci molto diversi: artisti che lavorano con processi fotografici tradizionali e altri che sperimentano territori ibridi tra fotografia, algoritmi, archivio e manipolazione digitale. Questo pluralismo riflette bene la complessità del momento storico che stiamo vivendo.

MIA Photo Fair BNP Paribas 14ª edizione 2025, veduta parziale della fiera, Superstudio Più, Milano Foto Mattia Micheli

Dai dati che avete elencato nella presentazione alla stampa di Palazzo Reale è innegabile che MIA Photo Fair sia molto cresciuta negli anni mettendo al centro una forte identità autoriale. Tra continuità e discontinuità, con quale linea curatoriale specifica hai inteso definire l’edizione 2026? Come dialoga – o prende le distanze – dalle precedenti edizioni?
MIA Photo Fair ha costruito negli anni una identità molto chiara, fondata sulla centralità dell’autore e sulla qualità della ricerca delle gallerie.
Con l’edizione 2026 ho voluto proseguire questo percorso, ma allo stesso tempo ampliare ulteriormente lo sguardo verso le trasformazioni del linguaggio fotografico contemporaneo. Se le edizioni precedenti avevano già introdotto nuove prospettive e sezioni tematiche, quest’anno il lavoro curatoriale è stato quello di rafforzare il dialogo tra fotografia, arti visive e nuove tecnologie, mantenendo sempre al centro la dimensione autoriale. Il tema Metamorfosi diventa, quindi, una chiave di lettura che attraversa l’intera fiera e che riflette la condizione attuale dell’immagine.

Rossana Taormina, Interludio #3, 2025, foto trovata, piuma, 15×8,5 cm (irregalare), opera unica, Lo Magno artecontemporanea (sezione Beyond Photography – Dialogue)

Quali sezioni suddividono la Fiera e come sono state costruite?
La fiera si articola in diverse sezioni, pensate per offrire prospettive differenti sulla fotografia contemporanea. Accanto alla Main Section, che rappresenta il cuore della manifestazione con le gallerie italiane e internazionali, le sezioni curate hanno un ruolo fondamentale nel costruire un percorso di lettura più approfondito.
Come ho anticipato all’inizio dell’intervista, tre di queste sezioni sono affidate ai nostri curatori: Domenico de Chirico con la sua sezione Beyond Photography – Dialogue, Emanuela Mazzonis con Reportage Beyond Reportage e infine Rischa Paterlini che cura Focus Latino, dove quest’anno presenta una selezione di artisti latinoamericani. Tutti e tre nei mesi precedenti alla fiera svolgono un lavoro molto intenso di ricerca e di dialogo con artisti e gallerie. Non è un processo semplice, soprattutto in un momento in cui il calendario internazionale delle fiere è estremamente affollato e coinvolgere gallerie straniere richiede un lavoro di relazione e progettazione molto accurato. Proprio per questo il loro contributo è stato particolarmente importante: hanno costruito percorsi capaci di mettere in dialogo ricerca artistica, sperimentazione e riflessione critica sulla fotografia oggi, offrendo al pubblico chiavi di lettura diverse ma complementari.

Regina José Galindo, Yo solo traigo Flores, 2025 (sezione Focus Latino)

Quali strategie avete messo in campo – grazie anche all’esperienza di Fiere di Parma – per rafforzare ulteriormente la dimensione internazionale di MIA Photo Fair che, negli anni, sta diventando sempre più un suo punto connettivo e di forza?
L’ingresso di Fiere di Parma ha rappresentato un passaggio molto importante per la crescita di MIA Photo Fair BNP Paribas. Negli ultimi anni abbiamo potuto rafforzare la struttura organizzativa della fiera e aumentare gli investimenti, lavorando non solo sulla qualità della proposta artistica, ma anche sulla percezione internazionale della manifestazione.
Per una fiera oggi è fondamentale costruire un ecosistema che vada oltre gli stand: significa invitare ospiti di rilievo da tutto il mondo, creare momenti di confronto e rendere l’esperienza della fiera sempre più attrattiva per collezionisti, direttori di istituzioni, curatori e professionisti del settore.
In questa direzione si inserisce, ad esempio, la partnership con Casa Museo Molinario Colombari, che attraverso la Collezione Ettore Molinario cura un ciclo di talk dedicato al collezionismo. È un programma che coinvolge direttori di musei, fondatori di gallerie e collezionisti internazionali contribuendo a rafforzare il ruolo di MIA Photo Fair BNP Paribas non solo come luogo di mercato, ma anche come piattaforma di dialogo culturale. Questo tipo di investimenti è fondamentale per continuare a far crescere la fiera e consolidarne il posizionamento nel panorama internazionale della fotografia.

Hannah Schemel, Kigen #113, 2020, tecnica mista al platino-palladio su carta fatta a mano, 60 x 50 cm, 1/1. Courtesy: Galerija Fotografija (sezione Reportage Beyond Reportage)

Come si può, inoltre, mantenere un equilibrio tra ricerca curatoriale e sostenibilità commerciale in una fiera dedicata alla fotografia?
Una fiera è sempre un equilibrio tra dimensione culturale e dimensione commerciale. Nel caso di MIA Photo Fair BNP Paribas crediamo che la qualità della ricerca artistica sia anche ciò che rende il mercato più solido. Collezionisti e istituzioni sono sempre più interessati a contesti che offrano una lettura curatoriale forte e che permettano di comprendere in profondità il lavoro degli artisti.
Per questo abbiamo lavorato affinché la fiera fosse non solo uno spazio di vendita, ma anche un luogo di confronto e di riflessione sul linguaggio fotografico contemporaneo.

Valentina Tamborra, Un pastore Sami sorveglia le renne nella tundra (I Nascosti), per “Artico: Un Deserto Abitato. Storie di resistenza umana ai confini del mondo”, progetto di Fondazione Francesca Rava – NPH Italia ETS

Qual approccio avete tenuto nei confronti dei giovani artisti e delle gallerie emergenti?
Il sostegno ai giovani artisti è sempre stato uno degli elementi centrali di MIA Photo Fair e negli anni abbiamo cercato di rafforzarlo attraverso strumenti concreti, Abbiamo cercato di creare condizioni che permettessero alle gallerie emergenti e agli artisti più giovani di avere visibilità e di entrare in dialogo con collezionisti, curatori e istituzioni. Un altro sostegno molto importante è sicuramente il sistema dei premi, che oggi sono diventati dieci per un valore complessivo di circa 80 mila euro.
Si tratta di riconoscimenti con caratteristiche diverse: alcuni sono premi acquisizione, che permettono alle opere di entrare in collezioni pubbliche o private, mentre altri prevedono open call, proprio per garantire opportunità anche ad artisti che non sono ancora rappresentati da una galleria. Tra le novità di quest’anno c’è il Superstudio Photo Award, il nuovo premio presentato dalla fiera in collaborazione con Superstudio e dedicato agli studenti iscritti a istituti, accademie o università europee tra i 18 e i 28 anni. È stato pensato per giovani fotografi che hanno iniziato il loro percorso professionale ma sono ancora alla ricerca di una propria espressione. La prima edizione del premio è ispirata al lavoro di Oliviero Toscani e nasce con l’obiettivo di offrire a questi autori una prima importante occasione di confronto e visibilità all’interno di un contesto professionale come quello della fiera.

Erwin Olaf, Fünf neue märchen, Das wunder von Bern trifft Die Blechtrommel inmitten von 99 Luftballons – Alter Elbtunnel, 2014, archival pigment print, 90 x 120, ed. 12. Courtesy: Paci contemporary gallery (Brescia – Porto Cervo, IT)

Come possiamo inserire MIA Photo Fair 2026 nel più ampio ecosistema culturale milanese? Cosa ci dici del Circuito OFF e del programma culturale previsto?
Siamo molto felici della risposta che abbiamo ricevuto dalle istituzioni milanesi quando abbiamo proposto di coinvolgere musei e spazi espositivi in un Circuito OFF legato alla fiera. L’idea era quella di costruire un dialogo con la città e creare una rete di mostre dedicate alla fotografia che accompagnasse il pubblico durante i giorni della manifestazione. In questo modo si attiva uno scambio reciproco: i visitatori della fiera possono accedere alle mostre del circuito con condizioni dedicate e, allo stesso modo, il pubblico delle istituzioni viene invitato a scoprire MIA Photo Fair.
Accanto a questo circuito abbiamo attivato alcune collaborazioni specifiche, organizzando tre mostre appositamente per il periodo della fiera: da Corso Como 10 con The New American West, allo Spazio Tecno negli spazi di Porta Garibaldi con una personale di Teresa Giannico, fino all’Hotel Senato, dove verrà esposta una fotografia fuori misura curata da Erik Kessels.
Anche il programma culturale rappresenta una parte importante della fiera. Abbiamo costruito una serie di incontri e talk che approfondiscono in particolare il tema del collezionismo, con ospiti internazionali, tra cui Jimmy Nelson e Todd Hido, insieme a curatori, direttori di istituzioni e collezionisti.
Un’altra caratteristica molto apprezzata di MIA Photo Fair è inoltre la presenza di una selezione speciale di editori indipendenti, che porta in fiera numerose presentazioni editoriali dedicate ai photobook e ai progetti più interessanti dell’editoria fotografica contemporanea.

(Circuito OFF: The New American West: Photography in Conversation, 10·Corso·Como Gallery, Milano)

Aspettative e desiderata prima dell’apertura? Consigli per pubblico, appassionati e addetti ai lavori?
Ogni edizione di MIA Photo Fair BNP Paribas è un momento nuovo di incontro tra mondi diversi: galleristi, artisti, collezionisti, curatori, istituzioni e appassionati.
Il consiglio che mi sento di dare è quello di vivere la fiera con curiosità, prendendosi il tempo necessario di attraversarla e di scoprire anche gli artisti meno conosciuti. E di andare sul sito della fiera per conoscere tutti gli appuntamenti da non perdere.

MIA Photo Fair BNP Paribas 15ª edizione 2026
direzione artistica Francesca Malgara
con il patrocinio di Regione Lombardia, Comune di Milano, Città Metropolitana di Milano
organizzata da Fiere di Parma
title sponsor BNL BNP Paribas
main sponsor Deloitte, Fondazione Deloitte
sponsor Eberhard & Co., AON, Spada Partners, Fujifilm, Fondazione CFN ETS
host partner Superstudio

19-22 marzo 2026

Superstudio Più
via Tortona 27, Milano

Orari: giovedì e venerdì 11.00-21.00; sabato e domenica 11.00-20.00

Info: Segreteria Organizzativa MIA Photo Fair BNP Paribas – Fiere di Parma
+39 342 7060124
info@miafair.it
www.miafair.it

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