Matt Mullican, That Person's Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo, Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Matt Mullican, ascolto e incontro di un’altra coscienza

BERGAMO | Palazzo della Ragione | Fino al 18 gennaio 2026

di MATTEO GALBIATI

È la 15ª edizione del Festival d’Arte Contemporanea ArtDate – inaugurato lo scorso 14 novembre con un calendario di oltre quaranta appuntamenti – l’occasione per il ritorno in Italia di Matt Mullican (Santa Monica, USA, 1951) che, invitato da Stefano Raimondi e supportato da The Blank Contemporary Art, entra nel suggestivo e storico ambiente di Palazzo della Ragione in Città Alta a Bergamo con un intervento installativo inedito e di dimensione monumentale. Sempre disposto a connettersi e misurarsi con le storie e le caratteristiche dei luoghi, Mullican mai rinuncia ad esprimersi nell’il-logica semplicità del suo caratteristico, riconoscibile nell’unicità, sistema segnico sviluppato nel corso del tempo: forme, scritte, pittogrammi, simboli, immagini ridotte all’essenziale, costituiscono il suo peculiare, ricco e complesso vocabolario espressivo che, ridotto a iconica rappresentazione visiva, è veicolato da articolati codici cromatici stabiliti.

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo, Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Bisogna risalire agli anni Settanta quando l’artista americano impegna forme di immagini astratte e una sottile concettualità per focalizzarsi su un universo artistico ed estetico capace di rendere universale il particolare; un linguaggio che, apparentemente contraddicendo lo statuto dell’arte, ha una propria creatività che si determina attraverso regole singolari e non sempre è costruita a priori con una ideazione pianificata e meditata, ma che può spesso essere anche accolta e accettata a posteriori nei gradi e nei termini di significazioni di espressioni automatiche e inconsce.
In questo senso si configura in modo determinante – quasi emblematico proprio per la sua estensione di esito ambientale – That Person’s Heaven l’opera su cui Mullican si è molto speso in termini di energie, sforzi e concentrazione, proponendo una griglia quadrata (di 16 metri di lato) che mette in campo, con un’equa soluzione divisiva e oppositiva nel duplice confronto, sia la dinamica espressiva più meticolosa e razionale nel ridimensionare idee e forme di pensiero, sia la parte più libera e inconscia del proprio agire e affermare il suo essere.

Matt Mullican. That Person’s Heaven (layout completo del tappeto)

Il titolo fa riferimento, infatti, al paradiso di quella persona, che è l’altro da sé, quella individualità che emerge dall’interiorità dell’artista quando, in stato di ipnosi, può dare pienamente ascolto ed accogliere le sollecitazioni di un differente stato di coscienza. Matt Mullican, attraverso l’ipnosi, individua una condizione privilegiata che, nel tempo, ha indirizzato proprio all’ascolto e all’incontro di quest’altra coscienza, per lui essenziale e imprescindibilmente necessaria per completare appieno il processo di creazione acustica. Affiora una persona invisibile, il cui carattere e la cui determinazione deviano rispetto all’artista e, senza essere mai pienamente un alter ego, si fa voce autonoma imponendo il suo linguaggio costituito da segni semplici, quasi infantili, che l’artista accetta e ammette come mezzi di risonanza di qualcosa che sfugge il controllo abituale della mente. Tra caos e lucidità, questa scrittura – raccolta dal bianco e nero –  è la piena testimonianza di un’allargamento dell’indagine interiore che ogni artista celebra nelle proprie opere. La griglia precisa – ordine – viene di fatto sovvertita dall’imprevedibilità dei contenuti – caos – raccolti da questa testimonianza più vivacemente libera nell’essere lontana dalla razionalità con cui coscientemente osserviamo e comprendiamo il mondo. Il preordinato si specchia nell’imprevedibile per alimentare un’energia palpabile, il motore di senso di verità altrimenti non così precisamente affermabili senza condizionamenti contingenti.

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo, Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Di fatto l’opera non è solo dispositivo visivo, ma si fa anche strumento diretto, macchina di senso multisensoriale che, implicando una partecipazione fisicamente diretta, offre anche a ogni visitatore la possibilità di immedesimarsi entrandoci letteralmente dentro: se l’osservazione distante colpisce per il forte impatto visivo, più forte ancora è l’aspetto partecipativo che si carica di una maggiore empatia quando il contatto è diretto e l’orizzonte dello sguardo non è più lontano e distaccato, ma è dentro e attorno all’opera, pienamente coinvolto in una ancor più libera fruizione. È richiesto – se si vuole – camminarci sopra scalzi, entrando così in una connessione totale con i pensieri di Mullican su cui letteralmente ci si muove assecondando una sorta di ritualità da lui usata nell’esplorare i meccanismi di conoscenza della mente e le traiettorie che segue per definire le proprie immagini.

Matt Mullican, That Person’s Heaven, 2025, allestimento, Palazzo della Ragione, Bergamo, Courtesy l’artista e The Blank Contemporary Art Crediti fotografici: Roberto Marossi

Le forme di astrazioni cognitive di Matt Mullican ci indicano come tutto sia nella mente: lì accertiamo e ri-troviamo quanto vissuto e agito nella quotidianità delle azioni e delle emozioni che raccogliamo e maturiamo nel nostro essere e stare nel/al mondo. Se da una parte in campo c’è il resoconto in bianco e nero (per l’artista rappresentativo del linguaggio) di un vivere trascritto nelle logiche delle sue abitudini distillate dall’animo e dal pensiero, dall’altra troviamo, nelle forme completamente astratte in cui prevale la dominante rossa (per lui la componente soggettiva), l’espressione delle grandi domande esistenziali che ogni persona intimamente si pone. L’artista suddivide, così, su due tempi i fronti medesimi di una stessa storia.
A Bergamo abbiamo, quindi, lo spunto per seguire di nuovo la mappa personale di Mullican, artista che, consegnandoci il suo personale vocabolario archetipo di forme e immagini, prova da tempo a suggerirci come interpretare ogni aspetto dell’esperienza umana con la voce di un’arte lontana da gerarchie e preconcetti, ma vicina e predisposta a sentire voci non del tutto o completamente ascoltate. Sono quelle degli stati di coscienza alterati che, se accolti sistematicamente e analiticamente, sono compartecipi di proposte in cui il sapere si rileva da una lettura sempre dinamica e diretta, benché apparentemente stratificata e complessa.

Matt Mullican. That Person’s Heaven
a cura di Stefano Raimondi
una produzione di The Blank Contemporary Art
nell’ambito della 15ª edizione del Festival d’Arte Contemporanea ArtDate
sostenuto da Regione Lombardia e Comune di Bergamo
opera realizzata in collaborazione con Aquafil s.p.a. e Radici Pietro Industrie & Brands s.p.a.
partner tecnico Alias
catalogo Silvana Editoriale con testi di Stefano Raimondi e Roberta Tenconi

14 novembre 2025 – 18 gennaio 2026 

Palazzo della Ragione
Piazza Vecchia 8A, Bergamo

Orari: 17 novembre – 21 dicembre 2025 da giovedì a domenica ore 11.00-19.00 (chiuso lunedì, martedì, mercoledì); 22 dicembre 2025 – 11 gennaio tutti i giorni ore 11.00-19.00 (chiuso il 25 dicembre 2025 e l’1 gennaio 2026); 12-18 gennaio 2026 da giovedì a domenica ore 11.00-19.00 (chiuso lunedì, martedì, mercoledì)
Ingresso libero

Info: associazione@theblank.it
theblank.it

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