CASERTA| MaRƎ – Museo d’arte Rocca d’Evandro | 28 GIUGNO – 9 SETTEMBRE 2025
di TOMMASO EVANGELISTA
La pittura di Mario Raciti si muove in una zona di soglia tra visibile e invisibile, dove la forma si fa evocazione e il gesto pittorico rinuncia al dominio della materia per aprirsi all’attesa e al silenzio. È una dimensione astratta che non cerca l’astrazione come categoria formale, ma come condizione esistenziale: una sorta di scrittura dell’assenza dove il colore sfuma, si rarefà, si dissolve nel bianco come in un campo di sospensione. Il suo lavoro è delicato perché non afferra, ma lascia accadere, ponendosi in una dimensione impalpabile come una memoria che non si può fissare.

Tra le sale storiche del Castello medioevale di Rocca d’Evandro che oggi ospita il Museo MaRƎ, prende forma una mostra che attraversa più di cinquant’anni di pittura: Mario Raciti. Opere 1970–2025. Non si tratta di una retrospettiva cronologica, ma di un attraversamento poetico che unisce il gesto maturo dell’artista – sviluppatosi negli ultimi due decenni – ad alcune tele degli anni Settanta, per delineare una traiettoria interiore della pittura come spazio mentale e riflessivo. La mostra, realizzata con il supporto di importanti istituzioni come il FRaC Baronissi, la Fondazione Rossi e l’Associazione Flangini, s’inscrive nel programma espositivo “STAGIONI”, che mira a coniugare le peculiarità del territorio con i linguaggi dell’arte contemporanea.

A emergere è la coerenza di una ricerca che ha attraversato le stagioni dell’arte italiana dal dopoguerra in poi, mantenendo saldo un orizzonte poetico che Massimo Bignardi definisce “epifanico”: la pittura di Raciti non è narrazione, ma rivelazione. Sul bianco quasi sacrale delle superfici affiorano tracce, presenze evanescenti, segni fragili che oscillano tra memoria e desiderio. È un’arte dell’“irrealtà”, che interroga il visibile a partire da ciò che manca, da ciò che si cela.
Le opere recenti, realizzate tra il 2000 e il 2025, dialogano con due tele degli anni Settanta, testimoni delle “Presenze-assenze” che hanno reso Raciti una delle voci più autentiche del Simbolismo Astratto italiano. Le forme non costruiscono volumi, ma accennano transiti: evocano più che rappresentare. L’intera opera sembra ruotare attorno all’idea di apparizione, come scrisse Proust a proposito dei quadri di Gustave Moreau – un riferimento che Bignardi riprende per descrivere la pittura di Raciti come un frammento proveniente da un mondo misterioso, celato e interiore. Il bianco che domina le superfici diventa un tempo espanso, un vuoto abitato da stratificazioni di senso che sfuggono alla lettura rapida per stimolare ascolto e contemplazione.

L’inaugurazione della mostra, lo scorso 28 giugno, è stata arricchita dalla donazione di Sole intrappolato, una grande tela di Franco Marrocco, che entra a far parte della collezione permanente del MaRƎ. L’opera, pensata in relazione al Solstizio d’inverno già donato in occasione dell’apertura del museo, segna una tensione tra ciclicità e polarità: tra luce trattenuta e desiderio di liberazione ed è un gesto che rinnova il dialogo tra artisti e istituzioni.
Mario Raciti, classe 1934, è oggi riconosciuto tra i grandi protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento. La sua ricerca, rigorosa e silenziosa, ha attraversato stagioni e correnti senza mai farsi moda. Dai “Fiori del Profondo” agli “irraggiungibili amplessi” dell’ultima produzione, l’opera di Raciti si misura con le grandi domande della pittura: forma, vuoto, senso, destino. Questa mostra lo conferma come maestro del tempo lungo, del tempo che resiste alla cronaca e torna, con passo leggero, all’essenziale.
MARIO RACITI OPERE 1970-2025
a cura di Massimo Bignardi
Organizzazione Comune di Rocca D’Evandro, coordinamento di Melania Marrocco
Partner Museo-FRaC Baronissi, Fondazione Rossi, Associazione Culturale Ars-Ubivitae
28 giugno – 9 settembre 2025
MaRƎ (Museo d’arte Rocca d’Evandro)
Castello medioevale di Rocca d’Evandro (Caserta)
Info: +39 0823906286
comuneroccadevandro.it/hh/index.php



