Man Ray, Noire et blanche, 1926, stampa ai sali d’argento, 17.3x23.5 cm, Collezione privata © Man Ray 2015 Trust / ADAGP-SIAE – 2024, image: Telimage, Paris

Man Ray, opera come dispositivo visivo di libertà

MILANO | Palazzo Reale | Fino all’11 gennaio 2026

di MATTEO GALBIATI

È stata una scelta dettata da una precisa volontà programmatica quella di Emmanuel Radnitzky (Philadelphia, 1890 – Parigi, 1976) di adottare come pseudonimo Man Ray, il nome con cui tutti oggi lo conosciamo e lo celebriamo, perché ha voluto legare la sua identità di uomo (Man) a quella del raggio di luce (Ray), identificando così indissolubilmente e radicalmente se stesso con la sua missione artistica. Un preciso indizio che, sin dal principio, ha segnato e marcato la visionarietà di uno dei più significativi innovatori delle Avanguardie del secolo scorso, maestro, come pochi altri, destinato a lasciare un segno distintivo, un pensatore capace di definire, da autentico precursore, nuovi itinerari estetici che sarebbero poi stati solcati da numerosi altri autori nei decenni successivi e che in lui hanno visto una figura chiave, un paradigma da emulare e seguire.

Man Ray, Le Violon d’Ingres, 1924, stampa ai sali d’argento, 39×30 cm, Collezione privata © Man Ray 2015 Trust / ADAGP-SIAE – 2024, image: Telimage, Paris

Man Ray è stato una personalità cardine del Novecento proprio perché, come poche altri autori, ha saputo sfuggire ogni definizione stabile, ogni etichetta predefinita, incarnando così una delle contraddizioni più fertili di quell’epoca irripetibile, ovvero quella di chi non cercando mai una definizione puntuale con cui determinare la propria azione, ha stabilito i presupposti chiave per incarnare nuove attribuzioni e nuove identità possibili.
Pittore, fotografo, artista, regista, … sono alcuni dei profili a lui attribuibili, eppure, tutti questi inquadramenti non riescono a contenere la logica più vera del suo atteggiamento che, per una peculiare vocazione, è stato sempre quello di caratterizzarsi davvero quale sperimentatore. Man Ray è stato un attivo ricercatore del nuovo che, grazie a una visione radicalmente libera, ha trasformato i mezzi tecnici in autentici strumenti concettuali capaci di innescare impensabili dinamiche di senso allora del tutto inedite.
In questo modo ha piegato la tecnica a farsi grimaldello per sovvertire l’atto creativo divenuto ora risolutivo per opere che, ancor oggi, non cercano di rappresentare il reale tout court, ma provano a smascherarne l’artificialità del processo di riproduzione: i suoi lavori, secondo questo indirizzo, mostrano, infatti, come ogni immagine finale sia il risultato di un gesto, di un taglio, di un’idea precisi, costruiti e inseguiti come esperimento continuo, mai finito del tutto.

Man Ray, Larmes, 1932 © Man Ray 2015 Trust / ADAGP-SIAE – 2024, image: Telimage, Paris

Queste dinamiche del pensiero e delle estetiche di Man Ray le possiamo trovare egregiamente espresse nell’ampia mostra – ricca di ben trecento opere, con fotografie vintage, disegni, litografie, oggetti e documenti provenienti da importanti collezioni pubbliche e private – che, curata da Pierre-Yves Butzbach e Robert Rocca e promossa da Comune di Milano – Cultura, porta nelle sale di Palazzo Reale a Milano un’antologica espressivamente intensa, significativa non solo per la selezione delle opere esposte, ma anche per lo spaccato critico che offre sulle diverse sensibilità di Man Ray.
Le varie sezioni, in cui si suddivide Man Ray. Forme di luce, scandagliano puntuali il suo carattere intellettuale, disimpegnato e scanzonato, ma altrettanto logico e determinato, così come il suo estroso genio creativo attraverso un’avvincente ampia sintesi panoramica sul pensiero e sulla ricerca di un artista che ha saputo coniugare, nelle sue differenti e diversificate espressività, proprio l’ironia alla bellezza, la provocazione disimpegnata alla riflessione profonda. Percorrendo questa rassegna di capolavori iconici e conosciuti – vicini ad altri meno noti, ma per questo non meno validi e rappresentativi – si acquisisce il peso di valore di un’arte che in lui non ha mai perseguito un risultato definitivo ma ha, come si diceva, messo in discussione se stessa in quanto esperimento continuo, votato a decostruire le sorgenti dello sguardo tradizionale. La selezione rigorosa delle opere esposte e l’interezza dell’esplorazione della sua esperienza rendono completa e avvincente l’immersione in oltre cinquant’anni di sperimentazione che ci dicono come Man Ray sia stato uno dei più prolifici e dinamici autori del Novecento.

Man Ray, Déshabillé en contre-jour, 1935 © Man Ray 2015 Trust / ADAGP-SIAE – 2024, image: Telimage, Paris

Smascherando l’artificialità del gesto e dell’atto creativo, Man Ray stabilisce per l’opera il destino di essere già pensiero visivo: ecco come si spiegano le celeberrime rayografie che, nate senza macchina fotografica, negano l’automatismo dell’immagine affermando in toto il primato dell’invenzione. Analogamente i suoi oggetti e i suoi ritratti –  sempre in oscillazione tra ironia e perturbante – alimentano la messa in crisi del confine dialettico tra arte e vita, comunque rivendicando quella tensione espressa tra caso e controllo.
Dalla moda all’arte, dalla quotidiano allo straordinario, tra ritratti e nudi, oggetti e testimonianze documentali il progetto espositivo milanese ci guida, in definitiva, a vivere in ampiezza le riflessioni di Man Ray che non ha mai voluto, nella sua complessa semplicità, proporsi attraverso uno stile riconoscibile, ma è questo atteggiamento che è diventato iconico per l’esito stesso dei suoi lavori.
Se l’errore è metodo e la libertà è un dovere, ogni opera in lui si sottrae da una funzione mimetica e diventa un terreno di azione mentale e, in questo modo, luci, corpi, presenze, materie e oggetti si trasformano in segni ambigui e instabili. Dall’inizio alla fine della mostra, in ogni sala, Man Ray ci ricorda che l’arte, prima di rappresentare e immortalare, è atto di libertà critica e per ciascuno di noi autonoma.

Man Ray. Forme di luce
a cura di Pierre-Yves Butzbach, Robert Rocca
promossa da Comune di Milano – Cultura
prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale
mostra nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026
allestimento mostra Studio ZDA-Zanetti Design Architettura
catalogo Silvana Editoriale con testi di Pierre-Yves Butzbach, Robert Rocca, Raffaella Perna

24 settembre 2025 – 11 gennaio 2026

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano

Orari: da martedì a domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso

Ingresso open €17,00; intero €15,00; ridotto €13,00 e €10,00; ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura

Info e prenotazioni: +39 02 91446160
www.palazzorealemilano.it
www.manraymilano.it
www.silvanaeditoriale.it

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