ROMA | MUSEO MACRO | FINO AL 6 APRILE 2026
di BEATRICE CONTE
Al Museo MACRO di Roma, sotto la curatela di Luca Lo Pinto e Cristiana Perrella, UNAROMA è la nuova collettiva in tre tempi di arte “partecipata”: dall’espressione di artiste e artisti – oltre settanta – chiamati a realizzare produzioni inedite sul tema generativo della mostra, fino al pubblico che prende parte alla rassegna attraverso i LIVE e OFF della esposizione. Due tempi pensati per concerti, performance, incontri, laboratori e molto altro che, fino al 6 aprile, avranno luogo dentro (UNAROMA LIVE) e fuori (UNAROMA OFF) il Museo.

E poiché indossa l’abito della narrazione in tre tempi, la mostra disvela un setup espositivo sapientemente vestito: un unico spazio espanso, circoscritto da una fascia verde come il green screen del cinema su cui le opere campeggiano come isole della memoria e della sedimentazione. Attraverso ampie vedute intergenerazionali, UNAROMA si configura come una marea urbana dove le opere sono volumi che dettano il ritmo di una città nascente. In questa densità abitativa dell’arte, l’apparato espositivo abbandona la linearità museale in favore di una logica edilizia. Alcune opere si ergono a punti di riferimento – veri e propri landmark visivi – mentre altre richiedono l’intimità dell’angolo, della scoperta. In questo microcosmo la pratica curatoriale agisce come un piano regolatore, trasformando la sala in un territorio di cittadinanza estetica dove ogni opera è una dimora di senso; i corridoi tra esse, i viali di un dialogo in continuum. L’attraversamento dello spazio diventa un esercizio di orientamento in cui fragori sonori, cromie cangianti, opacità materiche, dispositivi digitali e impalcature monumentali si contendono la geografia di stimoli dello spettatore. E in questo scenario, “La mia vita senza te” di Gianni Politi agisce come una vera piazza d’armi visiva: un volume pesato sui pieni e sui vuoti che non sovrasta, ma ordina, offrendo un primo scorcio al camminamento che incornicia il fitto tessuto espositivo, quasi restituendogli un baricentro altrimenti inafferrabile. L’opera così realizzata condensa tante parti di lavori precedenti dell’artista, che nella pratica dell’esperienza artistica sviluppa un suo sottotesto critico dell’arte, rimettendone in gioco mitologie e sillogismi. È materico, e anche pittorico. Nonostante la gravosità del legno e del bronzo, l’opera si risolve in un perimetro d’aria che rifugge la gravità: una cornice che, sottraendosi alla tela, diventa una soglia, una finestra aperta sul respiro collettivo della mostra da cui lo sguardo è enucleato.

Poi costretto a rinegoziare lo spazio, l’occhio supera quell’opera e incontra le tensioni strutturali di PARTITIONER, di Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi. L’installazione separa e frammenta nuovamente l’esperienza visiva ora esposta al suo fenomeno di contrasto: c’è un esterno, ma le due feritoie sottendono anche a un interno, uno spazio privato, effimero, così che l’opera si contenda tra vincolo strutturale e possibilità interpretativa. Un’architettura che evoca l’universo abitativo attraverso impianti figurativi lampanti – una finestra, la superficie di un divano imbottito, ma anche scarti di lavorazione edilizia –, che mette in discussione il limite tra dentro e fuori, tra la stasi del solido e l’energia della traccia vocale. È il momento in cui la “città nascente” di UNAROMA smette di essere solo veduta e diventa ostacolo, ritmo, confine da negoziare.

Ci facciamo ancora una volta strada, un pò spettatori e un pò comparse, oltre la coltre intermittente e strepitante di questa “alta marea” urbana. Alcune opere ci vengono incontro come una cura dallo stordimento emotivo di questa rassegna così viva, e potente, e densa. Ci vengono incontro come interferenze luminose o segnaletiche sottili, vibrazioni che dettano un ritmo nuovo ma perfettamente aderente alla trama allestitiva. In The burning purple pharmakon di Suzanne Santoro, l’impiego di un medium così puro come la carta e l’acquerello le rende davvero la forza di una pausa curativa, un “farmaco” visivo che allevia le rimanenze di un presente vessatorio per rivelare sedimentazioni profonde dell’animo umano. Ma coerentemente con il resto della rassegna, anche questa composizione di quattordici acquerelli rivela il binomio ciclico tra ciò che è bene e ciò che è male, tra incanto e tensione, fragore e silenzio. Nutrita dal dibattito femminista degli anni Settanta, l’artista ne esplora sapientemente il carattere compositivo e distruttivo come valore salvifico del nostro senso di giustizia e umanità. A questa densità espressiva risponde la levità quasi eterea di José Angelino. Con l’opera Sintonie, disposta “tra il cielo e la terra” di questo palinsesto creativo, soffonde nello spazio – appena intorno – una sinfonia che è come un vento leggero. Un’antenna che cattura l’energia del mondo per trasformare il vuoto in un orizzonte acustico che rende visibile l’invisibile. Un’esperienza fisica oltre che uditiva, perché per un momento ti fa socchiudere gli occhi e sentire come senza peso. Questo è il suo potere, e questo è il potere dell’arte, generare frammenti di mondi alternativi ugualmente plastici e amorfi in cui esiste ciò che non ha peso e ciò che non ha spazio.

Chiudendo il cerchio di un’indagine che spazia da landmark monumentali al micro-cosmo dell’esperienza quotidiana, Alma tutti i giorni di Diego Gualandris concede allo spettatore ogni sedimento di meditazione. È pittorica ma anche performativa, e nello scenario chimerico del dipinto rivela il ventre molle della pratica artistica del suo autore. Un lavoro che sembra voler erodere la superficie dall’interno, attraverso una stratificazione grottesca e allucinata. Forme organiche quasi barocche dove i verdi acidi e i marroni terrosi si scontrano con bagliori di rosa carne e rosa intenso. Questa scelta cromatica evoca un ambiente in decomposizione e rinascita, un sottobosco umido dove la vita brulica fuori controllo, dove l’occhio è costretto a vagare tra dettagli che appaiono e scompaiono: volti sommessamente accennati, escrescenze organiche, elementi vegetali che mutano in forme antropomorfe. La poetica di Gualandris esplora il confine dove l’individuo si dissolve nell’ambiente, dove non c’è separazione tra l’uomo e il resto del mondo. E quella che nasce come una geografia programmata sulla soglia del metafisico, si configura come una amalgama ingovernabile in cui il sogno e l’inconscio foggiano forme di organica e ibrida rappresentazione. È la metafora conclusiva di una mostra che vince regole e inibizioni.

UNAROMA si configura come l’esposizione generativa di un esopo sociale, culturale e politico, che rifugge la narrazione favolistica per farsi testimonianza disincantata ma resiliente. Sono racconti che attraversano generazioni, sintesi di processi interiori tesi a saldare radici comuni tra i detriti della contemporaneità. La mostra si frammenta e condensa in una metropoli eversiva, dove la plasticità delle forme e le fluttuazioni uditive tracciano un percorso che non è semplice visione, ma la volontà delle artiste e degli artisti di rivendicare il proprio spazio contro il rumore del mondo.
“UNAROMA”
a cura di Luca Lo Pinto e Cristiana Perrella
in mostra: José Angelino, Micol Assaël, Elisabetta Benassi, Tomaso Binga, Paolo Canevari, Anouk Chambaz, Alessandro Cicoria, Giulia Crispiani, Pauline Curnier Jardin & Feel Good Cooperative, Tomaso De Luca, Jos de Gruyter & Harald Thys, Liryc Dela Cruz, Rä di Martino, Federica Di Pietrantonio, Isabella Ducrot, Theo Eshetu, Beatrice Favaretto, Grossi Maglioni, Diego Gualandris, Auriea Harvey, Emiliano Maggi, Andrea Mauti, Diego Miguel Mirabella, Sabina Mirri, Fiamma Montezemolo, Matteo Nasini, Lulù Nuti, Giorgio Orbi, Lina Pallotta, Nicola Pecoraro, Francesca Pionati e Tommaso Arnaldi, Gianni Politi, Agnes Questionmark, Marta Roberti, Andrea Salvino, Suzanne Santoro, Lele Saveri, Gabriele Silli, Lorenzo Silvestri, Nico Vascellari
11 dicembre 2025 – 6 aprile 2026
MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma
via Nizza 138, Roma
Orari: dal martedì al venerdì, ore 12.00 – 19.00 | sabato e domenica 10.00 – 19.00
Info: +39 06 696271
info.macro@palaexpo.it
museomacro.it



