SPOLETO | ex-Battistero della Manna d’Oro | Fino al 27 luglio 2025
di VALERIA CARNEVALI
Non sempre la strada più giusta da seguire parte da quella che sembra l’idea migliore; anzi, spesso è proprio dalla correzione dell’errore, dallo sviluppo di un momento fortuito, dalla valutazione inizialmente scettica su un’intuizione che pare da scartare, che si possono innestare percorsi alternativi e divergenti aperti su nuovi concetti e nuove prospettive. Su questo presupposto, William Kentridge, (Johannesburg, 1955), assieme a Bronwyn Lace fa nascere nella sua città, nel 2016, un centro di ricerca e sperimentazione espressiva dedicato alla formazione ed alla promozione di artisti africani, e lo chiama appunto The Centre for the Less Good Idea.

Le attività, le metodologie, le finalità e le produzioni di questo particolare incubatore creativo sono state uno dei due cuori, tra loro collegati in collaborazione, della presenza dell’acclamato artista e regista sudafricano nella prestigiosa estate spoletina: da una parte l‘edizione 2025 del “Festival dei due mondi” lo ha voluto protagonista a partire dalla locandina stessa, un poster a disegni che reca stilemi d’autore, e con lo spettacolo musicale The Great Yes, the Great No, presentato in chiusura del programma presso il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti il 12-13 luglio, dall’altra la Fondazione Carla Fendi e i Mahler & LeWitt Studios, hanno proposto workshop e approfondimenti riguardo “il centro dell’idea meno buona”, con una lecture tenuta dallo stesso Kentridge il 9 luglio, e con la mostra, visitabile fino al 27 luglio, UNHAPPEN UNHAPPEN UNHAPPEN – PEPPER’S GHOST DIORAMAS, presso l’ex-Battistero della Manna d’Oro in Piazza del Duomo.

L’ex battistero è uno spazio semibuio a pianta centrale occupato dal fonte battesimale in mezzo; alternate nelle nicchie delle pareti appaiono quattro installazioni, fonti di luce propria e di effetti sonori: si tratta di quattro scatole di vetro, quattro “acquari” in cui prendono vita sofisticate narrazioni, quattro diorami animati attraverso una tecnica illusionistica che prende origine dal teatro vittoriano e che veniva utilizzato nel genere minore del “teatro da tavolo” e negli spettacoli di burattini; si tratta della “Pepper’s ghost”, macchina ottica semplice ma sorprendente che sfrutta la combinazione di superfici riflettenti e la retroilluminazione per far apparire nel supporto del nulla fantasmatiche figure ologrammate.

Anche in questo caso le nuove tecnologie permettono il passo ulteriore che fa maturare la “pepper’s ghost” in un linguaggio meno artigianale e più contemporaneo: i quattro diorami presentano strutture e ed impostazione classicamente illustrative, tanto che tutte e quattro le teche offrono alla vista, poggiati al loro interno, a corredo delle animazioni che galleggiano in secondo piano, oggetti reali collegati in qualche modo con le narrazioni, pleonastici nel messaggio, ma non nella resa estetica; eppure le proiezioni, che mostrano l’elaborazione di performance musicali, recitazione, poesia, memoria, puppet theatre, disegno di animazione, si innestano con una sofisticata fotoripresa digitale, comunicando attraverso l’incontro delle tecniche in una maniera contemporanea e innovativa.

Il primo diorama che si incontra è quello di William Kentridge stesso; il titolo Mayakovsky è esplicito: si tratta della mise en scene dell’omonima tragedia del poeta di avanguardia russo, di cui egli stesso è protagonista e io-narrante; pur rimanendo in un contesto sovietico, egli viene interpretato da un attore africano che declama il testo, creando dalla prima visione un cortocircuito di senso che amplia il procedere della vicenda per darle un respiro universale. I vari personaggi che si incontrano sono animazioni dai connotati tipici di Kentridge: dai disegni realizzati con il riconoscibile tratto a carboncino, al collage, alle marionette da teatro surrealista che richiamano i costumi indossati anche nello spettacolo The Great Yes, The Great No.

Ex-Battistero della Manna d’Oro, Spoleto ph. Zivanai Matangi
Il lavoro di Micca Manganye, Hands, breve e divertente, è un gioco musicale di percussioni, in cui le mani del performer prendono un vita propria nel tamburellare ritmicamente e nel produrre suoni al contatto con oggetti di vetro.
Vicina ad alcune tematiche di taglio civile tipiche della poetica di Kentridge, quale la storia del Sudafrica, il conflitto, la democrazia e la memoria, Anathi Conjwa interpreta e parla di suo padre, Tata, defunto veterano di uMkhonto weSizwe, l’ala paramilitare dell’African National Congress, che si opponeva al governo dell’apartheid.


Per Sabine Theunissen il diorama è contenitore di poesia: le animazioni di A Moment in the Wind si muovono in un piacevole paesaggio fantastico, creando un’atmosfera magica e trascinante.
Nella sala inoltre viene proiettato anche l’interessante cortometraggio Moments of Making di Noah Cohen, che documenta il lavoro del Centre of The Centre for the Less Good Idea nel realizzare i lavori presentati, sottolineandone la natura collettiva e di ricerca attiva.

UNHAPPEN UNHAPPEN UNHAPPEN – PEPPER’S GHOST DIORAMAS
quattro diorami animati realizzati con la tecnica Pepper’s Ghost, da Anathi Conjwa, William Kentridge, Micca Manganye e Sabine Theunissen
Mostra presentata da Carla Fendi Foundation e Mahler & LeWitt Studios
a cura di Guy Robertson e Bronwyn Lace
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi
Fino al 27 luglio 2025
Ex-Battistero della Manna d’Oro
Piazza del Duomo, Spoleto
Orari: 25 – 27 luglio | 11.00 – 19.00. Ingresso gratuito.
Info: https://www.festivaldispoleto.com/eventi/unhappen-unhappen-unhappen—peppers-ghost-dioramas



