Lee Ufan, exhibition view at SMAC Venice (San Marco Art Centre), Venice, 2026. Photo by Lorenzo Palmieri © Lee Ufan / Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Lee Ufan a Venezia. Segno come relazione

VENEZIA | SMAC Venice (San Marco Art Centre) | Fino al 22 novembre 2026

di ROBERTO LACARBONARA

Nel 1972 Lee Ufan prende una decisione apparentemente semplice ma decisiva: rinominare tutte le proprie opere tridimensionali con un unico titolo, Relatum. Una scelta che equivale a un manifesto: l’opera non è più un oggetto autonomo, chiuso nella propria forma, ma un termine di connessione.

“Un’opera d’arte, piuttosto che essere un’entità completa e indipendente, ha una relazione risonante con l’esterno – afferma il celebre artista sudcoreano – esiste simultaneamente insieme al mondo che è e che non è”.

È da questo assunto che prende forma la grande mostra ospitata da SMAC Venice in occasione del novantennale di uno dei massimi protagonisti dell’arte contemporanea asiatica.

La condizione risonante e spirituale del lavoro è la chiave attraverso cui leggere l’intero percorso di Lee Ufan, dalle prime tele della fine degli anni Sessanta fino ai dipinti più recenti. Pittura e scultura, nella sua pratica, condividono infatti un medesimo statuto ontologico: sospendono e aggirano la rappresentazione rivelando le componenti invisibili ed energetiche del reale: materia e vuoto, spazio, tempo e percezione.

Lee Ufan, Relatum (formerly Iron Field), 1969-2019, exhibition view at SMAC Venice (San Marco Art Centre), Venice, 2026. Photo by Lorenzo Palmieri © Lee Ufan / Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Il suo pensiero si nutre dell’incontro tra filosofia orientale e cultura occidentale. Formatosi in Giappone, l’artista dialoga con la riflessione di Kitarō Nishida, fondatore della Scuola di Kyoto, secondo cui la realtà non coincide con gli enti isolati, ma con il campo relazionale che li rende possibili. Prospettiva che riecheggia anche il concetto giapponese di ma o aida: non esiste alcun vuoto da colmare, ma un intervallo nel quale le cose acquistano senso. L’opera di Lee sembra abitare precisamente questa dimensione intermedia, trasformando l’assenza in una presenza generativa.

La mostra veneziana raduna opere pittoriche realizzate nel corso di sette decenni accanto a due grandi installazioni ambientali, di cui una appositamente concepita per lo spazio espositivo.

Lee Ufan, Dialogue, 2008, Lee Ufan, exhibition view at SMAC Venice (San Marco Art Centre), Venice, 2026. Photo by Lorenzo Palmieri © Lee Ufan / Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Le prime due sale ospitano i presupposti della ricerca pittorica del maestro di Haman: nelle serie From Point e From Line il pennello, progressivamente scarico di colore, deposita sulla tela un segno destinato a consumarsi fino quasi a scomparire. Al di là del punto o della singola linea che attraversa la tela, ciò che osserviamo è la durata bergsoniana del gesto che segna. Tempo che si fa materia attiva, divenire, andarsene.

Lee Ufan, From Point, 1980, exhibition view at SMAC Venice (San Marco Art Centre), Venice, 2026. Photo by Lorenzo Palmieri © Lee Ufan / Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Da qui prendono forma le successive serie From Winds, Correspondance, Dialogue e Response, nelle quali il gesto cambia intensità mentre il colore conquista una nuova centralità senza mai perdere l’equilibrio tra apparizione e sottrazione che costituisce la cifra costante della ricerca.

Come osserva la curatrice Jessica Morgan – neodirettrice della Tate e già a capo della newyorkese Dia Art Foundation, promotrice della mostra – “il processo di preparazione alla creazione, il respiro che definisce i suoi gesti e la collocazione del segno sulla tela fanno tutti parte di una metodologia strutturata in cui gli elementi di spazio, luogo e tempo sono contingenti. Lo stesso vale per le composizioni scultoree, in cui le sue azioni sono spesso una risposta a questi fattori interni ed esterni”.

Il percorso espositivo alterna sale contemplative e ambienti attraversabili, fino alle nuove commissioni concepite appositamente per SMAC, dove il visitatore è chiamato a camminare sulle superfici specchianti di Relatum – The Sky Road, sperimentando un’instabilità percettiva che richiama inevitabilmente la natura anfibia di Venezia. O come accade nella riproposizione della storica Relatum. Formerly Iron Field (1969/2026), composta da centinaia di tondini di ferro infissi manualmente in un terreno di sabbia: sfuggendo a qualsiasi visione unitaria, le aste metalliche oscillano continuamente tra ordine e dispersione, generando un campo di tensioni e un sistema instabile di relazioni.

Lee Ufan, Relatum – The Sky Road, 2026, exhibition view at SMAC Venice (San Marco Art Centre), Venice, 2026. Photo by Lorenzo Palmieri © Lee Ufan / Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris

Più che una retrospettiva, la mostra si configura come un’esperienza fenomenologica, una tesi sulla “densità” delle immagini. Ogni opera di Lee Ufan nasce dall’esigenza di sottrarre, rallentare, lasciare respirare. Senza mai affermare una presenza nitida e assoluta, l’artista pone piuttosto le condizioni affinché qualcosa accada – ad-cadere, cadere presso – qui, tra l’immensità del mondo e il punto infinitesimale dal quale guardiamo e, guardando, diventiamo segni.

 

Lee Ufan
Lee Ufan è presentato dalla Dia Art Foundation presso SMAC Venice (San Marco Art Centre) nell’ambito degli Eventi Collaterali ufficiali della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.

Con il sostegno di:  Samsung Foundation of Culture, Pace Gallery e Mennour.

9 maggio – 22 novembre 2026

SMAC Venice (San Marco Art Centre)
Procuratie
Piazza San Marco 105, Venezia

Orari: tutti i giorni tranne il martedì, h. 10:00 – 18:00

Info: smacvenice.org

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