Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti, installation view, Negozio Olivetti, Venezia Foto © Ela Bialkowska OKNOstudio Courtesy Associazione Arte Continua

Leandro Erlich, quando l’inatteso trasforma il quotidiano

VENEZIA | Negozio Olivetti | Fino al 22 novembre 2026

Intervista a LEANDRO ERLICH di Matteo Galbiati

L’ibridazione è una delle condizioni costitutive del nostro tempo. Non riguarda soltanto le forme, ma i linguaggi, le identità, i paesaggi, le relazioni che intrecciano natura e artificio, memoria e progetto, esperienza fisica e dimensione digitale. In questo scenario Hybrids non si offre semplicemente come il titolo di una mostra, ma come abitudine nella ricerca del suo autore e, soprattutto, come possibile chiave interpretativa del nostro presente. La ricerca di Leandro Erlich (1973) si muove da anni entro questo spazio di instabilità e ambiguità, dove la percezione non è più solo lo strumento di una conferma del visibile, ma diventa un esercizio critico legato a una differente modalità di visione.
Le sue opere, nelle numerose e diverse occasioni in cui le abbiamo “sperimentate”, non cercano l’illusione come artificio spettacolare, al contrario, introducono una frattura nel nostro modo abituale di guardare, rendendo visibile quanto la realtà in cui siamo calati sia una costruzione continuamente ridefinita dallo sguardo, dalla memoria e dall’immaginazione. Il Negozio Olivetti, ambiente ideale e funzionale per il progetto della personale Hybrids, assume così un significato che supera la relazione tra opera e architettura. L’eredità identitaria impressa da Carlo Scarpa (1906-1978) a questo bellissimo ambiente e la visione culturale di Adriano Olivetti (1901-1960) riaffiorano come testimonianza di un’idea di spazio capace di coniugare la qualità estetica, alla “responsabilità sociale” e un pensiero progettuale specifico. In questo contesto Erlich si muove in modo quasi discreto, non occupa il luogo con tracotanza, ma lo attraversa come se le sue opere fossero presenze necessarie e abituali, già innervate nelle dinamiche specifiche di questo hic et nucn. Ne raccoglie le stratificazioni e le restituisce al presente, facendo dell’architettura un interlocutore attivo e non un semplice fondale.

Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti, installation view, Negozio Olivetti, Venezia Foto © Ela Bialkowska OKNOstudio Courtesy Associazione Arte Continua

È in questa prospettiva che si comprende anche il valore del lavoro, fortemente collaborativo e dialogante, svolto da Associazione Arte Continua. Da oltre trent’anni l’associazione promuove, infatti, una pratica dell’arte pubblica fondata sulla continuità dei processi piuttosto che sull’eccezionalità degli eventi, costruendo relazioni tra artisti, comunità, paesaggio e istituzioni. La sua azione si distingue per la capacità di riconoscere nell’arte non un dispositivo ornamentale o celebrativo, ma, più che altro, uno strumento di trasformazione culturale, capace di incidere sull’immaginario collettivo e di riattivare il rapporto tra tutte quelle parti che non sono mai distanti o del tutto separate. In un contesto in cui la produzione culturale è spesso compressa nella logica dell’effimero tutte queste scelte assumono il valore di una presa di posizione critica ed etica.
L’incontro e il dialogo con Leandro Erlich prende avvio proprio da questa soglia di senso. Hybrids invita, infatti, a interrogarsi sul modo in cui modificano il nostro sguardo, suggerendo che ogni trasformazione autentica cominci da una diversa possibilità di percepire il mondo. È (forse) qui che risiede il compito più profondo dell’arte contemporanea: non assecondare nuove certezze superficiali e banali, ma rendere nuovamente fertile il nostro modo di pensare con quel dubbio che è un’utile, prima, chiave interpretativa.
Ne abbiamo parlato direttamente con l’artista con cui ci siamo immersi nella dimensione di senso più profonda del suo progetto veneziano presentato come Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia:

Hybrids tocca un tema per te fondamentale, quello dell’ibridazione. Qui sembri oltrepassare la semplice fusione delle forme, le tue ibridazioni raccontano di sculture che mettono in discussione il nostro modo di leggere e percepire il mondo. Per te come perdono significato le categorie come naturale, artificiale, umano, vegetale, minerale, etc.?
L’ibridazione non mi ha mai interessato come esercizio formale. Ciò che mi interessa è il momento in cui le categorie smettono di essere stabili e rivelano di essere state, più che certezze, delle convenzioni. Per molto tempo abbiamo organizzato il mondo separando il naturale dall’artificiale, l’umano dal non umano, il vivente dall’inanimato. Oggi quei confini sono sempre più porosi. La tecnologia modifica la natura, la natura trasforma le nostre città e gli oggetti acquisiscono comportamenti che un tempo attribuivamo esclusivamente agli esseri viventi.
Le mie sculture cercano di collocarsi proprio in questo territorio ambiguo. Non vogliono offrire risposte, ma produrre una breve sospensione delle nostre certezze percettive. Quando un albero sembra minerale o una roccia assume una logica organica, lo spettatore è costretto a ricostruire il proprio modo di guardare. In quell’istante emerge una domanda più profonda: fino a che punto le categorie con cui comprendiamo il mondo sono ancora valide?

Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti, installation view, Negozio Olivetti, Venezia Foto © Ela Bialkowska OKNOstudio Courtesy Associazione Arte Continua

Da questo tuo racconto visivo possiamo anche sentire la consapevolezza della fragilità degli ambienti che ci circondano e che non paiono più proteggerci e accoglierci?
Credo che questa fragilità sia una delle esperienze più profonde del nostro tempo. Viviamo in un’epoca in cui i paesaggi che sembravano permanenti si trasformano continuamente: il clima cambia, le città diventano instabili e le tecnologie modificano il nostro rapporto con lo spazio e con gli altri.
Non cerco di illustrare in modo letterale una preoccupazione ecologica, ma di rendere visibile questa sensazione di instabilità. Le mie opere parlano di un mondo in cui ciò che sembrava solido può diventare vulnerabile e in cui persino ciò che consideravamo artificiale comincia a comportarsi come un organismo vivente. Questa incertezza non è necessariamente pessimistica; apre anche la possibilità di immaginare nuove forme di convivenza tra persone, oggetti e natura.

In queste opere quanto conta l’aspetto ludico e ironico? Come intervengono nella loro definizione ultima di senso?
Il gioco è sempre stato uno strumento fondamentale del mio lavoro. Non perché voglia intrattenere, ma perché il gioco permette di sospendere, anche solo per un istante, le regole abituali della realtà. La sorpresa è una forma di conoscenza.
L’ironia funziona in modo simile. Introduce una piccola incrinatura nelle nostre aspettative e ci costringe a riconsiderare ciò che davamo per scontato. Quando un’opera suscita prima un sorriso e poi un dubbio, sento che il dialogo con lo spettatore è davvero cominciato.
Mi interessa che l’esperienza non si esaurisca nell’effetto visivo. Lo stupore è soltanto la soglia d’ingresso verso una riflessione più ampia sulla percezione, sulla memoria e sulla costruzione della realtà.

Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti, installation view, Negozio Olivetti, Venezia Foto © Ela Bialkowska OKNOstudio Courtesy Associazione Arte Continua

Che ruolo spetta oggi all’artista, che per antonomasia è il creatore di realtà nuove, ibride o parallele? Secondo te come agisce, nella contemporaneità, un pensiero artistico come il tuo e che ruolo vuole/deve avere?
Non credo che l’artista abbia il compito di offrire risposte o di formulare verità. Il suo ruolo consiste piuttosto nell’ampliare il campo delle domande.
Viviamo circondati da immagini, informazioni e discorsi che cercano di spiegare tutto. L’arte può offrire esattamente il contrario: uno spazio in cui l’incertezza diventa produttiva. Mi interessa pensare l’opera come un dispositivo che altera la nostra percezione quotidiana e ci invita a guardare il mondo da un punto di vista inatteso.
In questo senso l’artista non costruisce soltanto nuove realtà; trasforma il nostro modo di relazionarci con quella esistente. Se un’opera riesce a far uscire lo spettatore dal museo guardando ciò che lo circonda con occhi diversi, allora ha già prodotto una trasformazione significativa.

Le opere esposte paiono condensare tempi profondamente diversi, come lavori sulla dimensione temporale della scultura? Ti interessa rappresentare una metamorfosi nell’oggetto, oppure fargli contenere simultaneamente passato, presente e futuro?
Mi interessa pensare la scultura come un oggetto in cui convivono simultaneamente tempi diversi. Non la considero la rappresentazione di un istante congelato, ma la condensazione di processi che sono iniziati prima dell’opera e continueranno dopo di essa.
Molti di questi lavori sembrano trovarsi in uno stato di trasformazione permanente, come se fossero sospesi tra diversi momenti della loro esistenza. Questa ambiguità temporale permette allo spettatore di completare mentalmente la storia dell’oggetto.
Più che rappresentare un cambiamento, cerco di costruire una situazione in cui passato, presente e futuro restino simultaneamente attivi. L’opera non illustra il tempo: lo rende percepibile.

Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti, installation view, Negozio Olivetti, Venezia Foto © Ela Bialkowska OKNOstudio Courtesy Associazione Arte Continua

Nel Negozio Olivetti di Carlo Scarpa hai modificato il tuo modo di pensare all’allestimento? Come ti sei regolato con questi spazi nella loro complessa semplicità?
Il Negozio Olivetti non è un semplice contenitore di opere; è esso stesso un’opera. L’architettura di Carlo Scarpa possiede una precisione straordinaria, nella quale ogni materiale, ogni proporzione e ogni percorso fanno parte di un pensiero profondamente coerente.
Di fronte a uno spazio del genere, la sfida non consiste nell’imporre una mostra, ma nello stabilire un dialogo rispettoso. Ho cercato che le sculture non entrassero in competizione con l’architettura, ma ne attivassero nuove letture. Mi interessava lavorare più sulla risonanza che sul contrasto.
Scarpa concepiva lo spazio come un’esperienza in cui il tempo, la materia e il movimento del visitatore erano inseparabili. In questo senso sento che esiste un’affinità molto naturale con molte delle domande che attraversano il mio lavoro.

Quali sono i prossimi impegni dopo questa mostra che è una tra gli Eventi Collaterali di maggior valore della Biennale?
Questo è stato un anno particolarmente intenso. Ho appena inaugurato una grande mostra retrospettiva al Grand Palais di Parigi, che riunisce oltre vent’anni di lavoro, e a settembre presenterò una nuova mostra personale presso la Galleria Xippas di Parigi, dedicata a opere inedite e all’installazione Classroom, che sarà esposta lì per la prima volta.
Parallelamente continuo a sviluppare progetti di grande scala nello spazio pubblico in diversi Paesi. Sono opere che mi obbligano a riflettere non solo sugli oggetti, ma anche sulla città, sull’architettura e sull’esperienza collettiva.
Al di là dei singoli progetti, sento che tutti fanno parte della stessa ricerca che porto avanti da molti anni: esplorare come una piccola alterazione della realtà possa modificare profondamente il nostro modo di percepire il mondo.

Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti
a cura di Marcello Dantas
progetto ideato da Mario Cristiani
realizzato da Associazione Arte Continua
con FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano
con il supporto di Galleria Continua
Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

9 maggio – 22 novembre 2026

Negozio Olivetti
Piazza San Marco, Venezia

Orari da martedì a domenica 10.00-18.30; ultimo ingresso mezz’ora prima della chiusura
Intero €10; ridotto (bambini 6-18 anni) €6; famiglia (2 adulti e figli 6/18 anni) €27; iscritti FAI e National Trust gratuito; studenti universitari (fino ai 25 anni) €6; residenti Comune di Venezia €5

Info: +39 041 5228387
fainegoziolivetti@fondoambiente.it
www.fondoambiente.it
www.galleriacontinua.com

Leandro Erlich è nato in Argentina nel 1973 e vive e lavora tra Parigi, Buenos Aires e Montevideo. Negli ultimi due decenni, le sue opere sono state esposte a livello internazionale ed entrano a far parte delle collezioni permanenti di prestigiosi musei e collezioni private, tra cui il Museo de Arte Moderno de Buenos Aires; The Museum of Fine Arts di Houston; la Tate Modern di Londra; il Musée National d’Art Moderne–Centre Georges Pompidou di Parigi; il 21st Century Museum of Contemporary Art di Kanazawa, Giappone; il MACRO di Roma; e l’Israel Museum, oltre ad altre istituzioni culturalmente significative. Erlich ha realizzato importanti opere pubbliche, tra cui La Democracia del Símbolo all’Obelisco di Buenos Aires e al MALBA; Maison Fond, creata per la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici a Parigi; Bâtiment, per la Nuit Blanche di Parigi; Ball Game, per i Giochi Olimpici Giovanili di Buenos Aires; Port of Reflections, esposta al MMCA di Seoul; e Palimpsest, per l’Echigo-Tsumari Art Triennale in Giappone. La sua monumentale opera La Carte, À l’ombrede la ville fa oggi parte permanente del paesaggio urbano di Bordeaux, in Francia. Negli ultimi anni ha realizzato mostre personali in importanti istituzioni internazionali, tra cui il Mori Art Museum di Tokyo, Palazzo Reale a Milano, Kunstmuseum di Wolfsburg, CAFA Art Museum di Pechino, MALBA di Buenos Aires, CCBB in diverse città del Brasile e PAMM di Miami, registrando in diverse occasioni un’affluenza da record. Più recentemente, ha partecipato a mostre collettive al Centre Pompidou-Metz, al Forest Festival of the Arts di Okayama (Giappone), all’Ennova Art Museum e al Nanhai Art Center in Cina. Come artista concettuale, il suo lavoro mette in discussione le basi della nostra percezione della realtà ed esplora la capacità dell’arte di sollevare interrogativi attraverso un linguaggio visivo. Le sue creazioni mirano a colmare la distanza tra lo spazio museale o espositivo e le esperienze quotidiane, invitando lo spettatore a partecipare attivamente alla costruzione del significato.

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