RAVELLO (SA) | Villa Rufolo | Fino al 2 settembre 2025
di BEATRICE SALVATORE
“Le donne sono sempre state molto più potenti degli uomini, per questo gli uomini hanno inventato ogni stratagemma culturale per lasciarle ai margini”. Così afferma Anselm Kiefer, artista nato nel 1945 in Germania, una delle figure più importanti del panorama artistico contemporaneo che da sempre ha esposto le sue opere – riflessioni, spesso di grandi dimensioni, confrontandosi con ampi spazi museali o luoghi significativi della cultura europea.
Kiefer ora torna con una serie di opere – installazioni con una mostra voluta e realizzata dalla Fondazione Ravello Festival in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, dedicata interamente all’universo femminile, confrontandosi con lo splendido scenario della Villa Rufolo e dei suoi giardini affacciati sul blu intenso del mare, proprio durante il magico Festival di Ravello.
Ravello e Villa Rufolo un affascinante “labirinto” edificato nel XIII secolo, divenuto luogo di respiro europeo aperto alla cultura, che accoglie visitatori da tutto il mondo, ospita in perfetta continuità con artisti del passato e contemporanei che hanno dimorato qui, come Richard Wagner e Gore Vidal, la mostra dal titolo Le Donne dell’Antichità che offre ad un pubblico ampio una particolarissima riflessione dell’artista tedesco sul potere e sulla forza unica e vivificatrice della donna ma anche sul ruolo marginale che spesso ha dovuto “abitare”, accompagnando il visitatore in un viaggio visivo tra storia e mito e tra archetipi, simboli e metafore.

Il cuore della mostra, che è diffusa negli spazi all’aperto e al piano superiore della villa, in una sorta di coinvolgente “caccia al tesoro” è rappresentato da 7 abiti femminili forse vestiti da sposa, forse abiti antichi che come improvvise apparizioni, simboleggiano l’essenza della figura femminile, ma senza rappresentarne le fattezze, non il corpo, non le braccia, non la testa: agli abiti, realizzati con diversi media, dalla cartapesta al bronzo o mediante immersione della stoffa nel gesso, Kiefer associa materie che evocano il senso del peso, della costrizione o al contrario, di libertà, coraggio e persino di fuga, creando un vero e proprio cortocircuito del pensiero che slitta tra la delicatezza delle forme e del bianco degli abiti e “sculture impossibili” che sorgono al posto di un viso o di una parola o di un gesto e che raggelano le figure in una forma statica sospesa tra presenza e assenza. La donna e la sua vitalità, persino la sua storia, emergono come puro simulacro, un abito vuoto, appunto, come se il pericolo dell’oblio e della dimenticanza dell’archetipo femminile fosse sempre in agguato, nascosto dietro angoli remoti.
Kiefer, in un lavoro profondo, quasi da sciamano, tra sintesi visiva e scavo filosofico, racconta donne della storia, ma anche del mito, protagoniste di riti antichi legati alla terra, alla natura e alla potenza ri-generatrice, che sembrano letteralmente sostituite e sovrastate dal mero principio maschile (rappresentato dalla ruvidezza dei materiali, dalla pietra e dal ferro), immobilizzandone la figura.
Così all’ingresso ci accoglie Paete non dolet (2000), un abito riprodotto in bronzo, sovrastato dal disordine di una matassa di filo spinato, che evoca la vicenda di Arria, matrona romana che si sacrifica per il marito pugnalandosi al petto e pronunciando la frase “Peto, non fa male” (!), mentre accanto al monumentale Chiostro Moresco, incontriamo Apollodors List (2004), un abito bianco, con un lungo strascico su cui è adagiata una bobina con piccole fotografie, come brevi racconti di una memoria da tenere viva.

Passeggiando tra i giardini e una vista mozzafiato, custodita sotto un arco immerso nella luce mediterranea, Solaris (2018–2025) , una elegante figura-abito dal quale come un vaso, si irradiano lunghi steli di girasole che alludono alla relazione tra luce, tempo e storia che da sempre caratterizza la ricerca di Kiefer, fortemente influenzata anche dalla cultura e dalla mitologia nordica.

Al mito della donna- natura, sono dedicati gli abiti – scultura che appaiono improvvisi negli spazi della cosiddetta Sala da pranzo e del Teatro: qui Ave Maria Turris Eburnea (2018–2025), evoca il concetto della torre d’avorio come simbolo di purezza e inviolabilità (ma svelando sempre le contraddizioni con l’immagine dei mattoni che alludono ad un muro e alla sua pesantezza), mentre Demetra (2018), incarna il “simulacro” della fertilità rappresentato da spighe di grano sulle sue spalle. Accanto un’altra donna, rappresentata nell’opera Gezabele (2016), un abito quasi romantico sormontato da una struttura di ferro con frammenti di vetro e schegge, come una finestra, che vuole ricordare la storia della principessa fenicia che fu fatta uccidere dal successore del marito.

Completano la mostra una serie di teche, vero museo della memoria, come pensieri cristallizzati, che Kiefer realizza con materiali organici o soggetti all’usura del tempo come L’origine du monde (2014), libera interpretazione a partire dal celebre dipinto di Courbet, in cui una forma essenziale in ferro arrugginito accanto ad un nido è poggiata su una terra arida e secca alludendo all’origine e alla distruzione dell’uomo, o come in fugit amor (2018) in cui un uovo, chiaro simbolo di perfezione e di ciclicità dell’esistere, sta in equilibrio precario nella sua interezza, stretto dentro una morsa, forse l’abbraccio che ricorda la celebre opera omonima di Auguste Rodin.

Foglie, ferro, gesso, cenere, materia viva ed organica, animano le misteriose visioni di Kiefer e le sue Donne, per opere che raccontano il Tempo e la Storia che passa su tutti, volutamente sporche, polverose, in bilico (come i sorprendenti e silenziosi totem de I sette Palazzi Celesti), attraversate dall’imperfezione, dal frammento, dalla ruggine, come simbolo della complessità della storia, del suo cammino fatto spesso di fango, di materia in eccesso, di dubbi e cadute in un eterno e vitale ritorno.
“Non esiste la storia muta. Per quanto le diano fuoco, per quanto la frantumino, per quanto la falsifichino, la storia umana si rifiuta di tacere’. (Eduardo Galeano)

Le Donne dell’Antichità. Anselm Kiefer
in collaborazione con Galleria Lia Rumma
nell’ambito del Ravello Festival 2025
11 luglio – 2 settembre 2025
Villa Rufolo,
Piazza Duomo 1, Ravello (SA)
Orari: 9.00-20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30). Nei giorni dei concerti del Ravello Festival l’orario di chiusura di Villa Rufolo è soggetto a variazioni.
Info: +39 089 857621
segreteria@villarufolo.it
prenotazioni@villarufolo.it
www.ravellofestival.com



