Damien Hirst, Spot Paintings, installation view, Paggeria Arte, Sassuolo

L’arte contemporanea vista un’opera alla volta: riapre Paggeria Arte a Sassuolo

Sassuolo (MO) | 27 – 28 giugno e 18 – 20 settembre 2026

Intervista a NICOLAS BALLARIO E FEDERICO FERRARI di Veronica Camastra

Chi l’avrebbe mai detto che Sassuolo e Damien Hirst potessero rientrare nella stessa frase. Solitamente, i big dell’arte contemporanea sembrano appartenere alle grandi istituzioni museali, con un racconto destinato agli addetti ai lavori e poco accessibile a chi vi si avvicina per la prima volta. A Sassuolo invece, centro noto per la tradizione ceramica, l’arte contemporanea arriva un’opera alla volta. A inaugurare la riapertura di Paggeria Arte, storico spazio espositivo e culturale, è Damien Hirst. È il primo capitolo di Only One, il format che porta in città artisti internazionali per un weekend. Dopo il debutto del 27 giugno, il progetto tornerà dal 18 al 20 settembre.

Abbiamo intervistato Nicolas Ballario, curatore di Paggeria Arte, e Federico Ferrari, assessore alla Cultura del Comune di Sassuolo, per capire come nasce un progetto che porta l’arte contemporanea fuori dai circuiti più prevedibili, facendola dialogare con territorio, nuove generazioni e un pubblico che forse non avrebbe mai immaginato di incontrare Hirst proprio qui.

Veduta esterna di Paggeria Arte

Nicolas, quando ha iniziato a costruire il programma artistico Paggeria Arte, cosa l’ha portata a pensare che il format Only One fosse la forma giusta per questo spazio?
In realtà l’idea è venuta proprio dalla Città. L’assessore Ferrari mi aveva chiesto di andare a raccontare la vita di Warhol in occasione dell’esposizione di una Marilyn. Nello stesso periodo io avevo presentato l’idea di un Public Program per Alba Capitale dell’arte contemporanea che fosse fatto proprio di opere singole. Ci siamo ritrovati a condividere un’idea, quella che un’opera singola può dire tanto e può attivare anche nei più refrattari l’idea che l’arte contemporanea può essere affrontata senza paure. A Sassuolo la giunta, a partire dal Sindaco e all’Assessore, e gli addetti alla cultura sono tutti giovanissimi e quindi abbiamo potuto rischiare qualcosa di diverso. È la prima volta che lavoro solo con gente più giovane di me. Significa anche che io sto invecchiando ovviamente! Però è bello vedere una città come quella fare un percorso così azzardato e nuovo sulla cultura.

Viviamo in un’epoca in cui siamo abituati ad avere tutto sempre disponibile. Only One sembra invece costruire il valore dell’attesa, dell’irripetibilità. È anche un modo per ripensare il rapporto tra pubblico e arte contemporanea?
Sì. Purtroppo spesso gli addetti ai lavori danno per scontato troppe cose. Quello che ci interessa con questa operazione invece è rivendicare il diritto alla parzialità, alla completezza. Non è essenziale tuffarsi a capofitto nella storia di un artista, perché anche un’unica opera, anzi un unico dettaglio può aprire un mondo.

Se la prima mostra dà sempre il tono a un progetto, cosa racconta Hirst e l’opera selezionata Spot Paintings della direzione che vuole prendere Paggeria Arte?
Hirst era perfetto per iniziare, perché con quella serie ci parla dell’ossessione del mondo per la morte. Viviamo per rimandarla, vogliamo mettere in ordine anche il caos e la chimica e la farmaceutica sono le nostre migliori amiche. Sono opere gioiose e tragiche allo stesso tempo e ottime per introdurre le persone all’arte contemporanea.

Dopo Hirst arriveranno Julian Schnabel e Pietro Moretti, due artisti molto diversi per generazione e percorso. Che cosa può nascere da questo confronto?
Entrambi si interrogano sul mondo che hanno intorno e sul proprio posto al suo interno. Sono interessati a capire come ciò che viviamo interiormente possa prendere una forma concreta, e a esplorare quel confine sottile tra dimensione psicologica e fisica. In fondo, entrambi sembrano suggerire che la realtà non sia qualcosa di unico e immediato, ma fatta di tanti livelli che non sempre riusciamo a vedere. Moretti guarda alle fiabe classiche come uno strumento per riflettere su questi temi, mentre Schnabel crea mondi che sembrano fiabe contemporanee e universali attraverso la pittura e il cinema. Da questo modo comune di osservare e raccontare il mondo potrebbe nascere un dialogo davvero interessante.

Damien Hirst, Spot Paintings, installation view, Paggeria Arte, Sassuolo

E poi Federico Ferrari

Assessore Ferrari, come è nata la scelta di affidare la direzione artistica di Paggeria Arte a Nicolas Ballario?
Nicolas sta vivendo una carriera straordinaria nella divulgazione e nella critica dell’arte contemporanea, rinnovando il modo di raccontarla e rendendola più accessibile a tutti. Lo seguivo da tempo e l’ho invitato all’inaugurazione della Biblioteca Comunale, dove abbiamo esposto per un solo giorno una Marilyn di Andy Warhol e lui ha curato il finissage. Da quell’incontro è nata la scintilla: unire ceramica e design, simboli del nostro Distretto, con la creatività e i giovani.

Il progetto di Paggeria Arte dedica particolare attenzione agli under 35. Per un’amministrazione comunale cosa significa investire sui giovani attraverso la cultura?
Sassuolo è conosciuta nel mondo come capitale della ceramica: un distretto industriale tra i più importanti del paese, nato grazie all’innovazione, alla ricerca e a una forte vocazione internazionale. La stessa visione vogliamo portarla nella cultura e nell’arte, offrendo ai giovani nuove opportunità. Fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile vedere opere di Warhol o Hirst esposte a Sassuolo, eppure è accaduto. Il compito di un’amministrazione è accompagnare e stimolare questi percorsi: grazie al bando ANCI abbiamo avviato questo progetto e presto sarà pubblicato un bando rivolto alle associazioni under 35 per la gestione dello spazio che stiamo costruendo insieme a Nicolas.


Only One: Damien Hirst

27 – 28 giugno 2026

Only One: Julian Schnabel e Pietro Moretti
18 – 20 settembre 2026

a cura di Nicolas Ballario

Paggeria Arte
Piazzale della Rosa, Sassuolo (MO)

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