Enrico Crispolti, 1975, nel suo studio romano di piazza Nicosia 25, indossa l’opera di Franco Summa, Sentirsi un Arcobaleno Addosso, 1975 © Archivio Enrico Crispolti

LA CRITICA IMPEGNATA DI ENRICO CRISPOLTI IN MOSTRA A MILANO

MILANO | MUSEO DEL NOVECENTO | FINO ALL’11 GENNAIO 2026

di Gabriele Cordì

Curata da Luca Pietro Nicoletti in collaborazione con l’Archivio Crispolti, la mostra Enrico Crispolti. La critica in atto non è soltanto un omaggio al celebre critico romano, ma un esercizio di riposizionamento dei confini stessi del Museo del Novecento di Milano. L’impressione è che l’istituzione milanese non voglia semplicemente raccontare una figura centrale del secolo scorso, ma rimettere in circolo le domande che Enrico Crispolti (1933–2018) ha lasciato in sospeso. Più di un tributo commemorativo, un vero terreno di lavoro. I materiali esposti nelle quattordici sezioni della mostra – allestita negli spazi degli Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari – tracciano la mappa di un contenitore vivo: appunti, lettere, libri annotati, fotografie, audio, video, grafica editoriale. Una monografia pubblicata da Silvana Editoriale riunisce saggi, materiali d’archivio e un ampio apparato scientifico, offrendo un quadro completo della ricerca e dell’attività del critico. Ne emerge un microcosmo operativo che rivela la natura più autentica di Crispolti, lontano dall’immagine dell’osservatore esterno e vicino a quella del compagno di strada, una voce che entra nell’opera prima ancora che diventi storia.

Installation view Enrico Crispolti. La critica in atto. Foto StudioMarcoBertoli.
Installation view Enrico Crispolti. La critica in atto. Foto StudioMarcoBertoli.

Enrico Crispolti ha accompagnato gli artisti condividendone processi, urgenze, traiettorie. Un esempio emblematico è Volterra 73, la manifestazione che nel settembre 1973 – sottotitolata Sculture, ambientazioni, progettazione per l’alabastro, visualizzazioni, problemi del centro storico – affronta in modo diretto il rapporto tra progettualità artistica e spazio urbano, inteso sia come luogo monumentale sia come realtà sociale viva. Ciò che nasce come progetto per valorizzare la lavorazione dell’alabastro, grazie alla collaborazione con Mino Trafeli dopo l’esperienza di Alternative Attuali, prende presto la forma di un intervento curatoriale diffuso nel centro storico. Una modalità allora inedita di arte pubblica, che non si limita al semplice inserimento di opere ma propone una lettura critica della città e un coinvolgimento attivo dei suoi abitanti. Le installazioni sono collocate nei punti nevralgici della vita cittadina e gli artisti invitati lavorano in sintonia con le problematiche del territorio. Nello stesso anno prende avvio Operazione 24 fogli (1973–79): il critico invita otto artisti – Umberto Mariani, Fernando De Filippi, Ugo Nespolo, Fabrizio Plessi, Sergio Sarri, Francesco Somaini, Valerio Trubbiani ed Emilio Vedova – a realizzare manifesti destinati agli spazi pubblicitari di diverse città italiane, sostituendo la comunicazione commerciale con immagini di dissenso, ironia e interrogazione politica.

Franco Mazzucchelli, Intervento a Volterra 73, 1973, © Enrico Cattaneo © Archivio Enrico Cattaneo

Negli anni successivi le Biennali di Venezia del 1976, 1977 e 1978 diventano per Crispolti un vero dispositivo di pensiero. Chiamato a curare il Padiglione Italia nel 1976, interpreta il tema Ambiente, partecipazione e strutture culturali come Ambiente come sociale, sostituendo all’idea di mostra come spazio da occupare quella di luogo dove si manifestano e si discutono i rapporti sociali. Nel 1977 è tra i protagonisti della “biennale del dissenso” con una sezione dedicata alla Nuova arte sovietica. Per l’edizione del 1978Dalla natura all’arte, dall’arte alla natura – cura la sezione Utopia e crisi dell’antinatura con un approfondimento sulle tensioni tra immaginazione mega-strutturale e contraddizioni sociali. Dalla convergenza tra la riscoperta dell’architettura futurista e la riflessione sull’arte ambientale nasce Ricostruzione futurista dell’universo, mostra inaugurale degli spazi espositivi della Mole Antonelliana nel 1980. Pensata con finalità didattiche e costruita su riproduzioni, proiezioni e materiali d’archivio, anticipa l’idea di mostra immersiva e diventa un punto di riferimento per la rilettura del futurismo.

Ricostruzione Futurista dell’Universo, Torino, 1980, foto dell’inaugurazione della mostra © Archivio Enrico Crispolti.

Il legame con Milano – così come il dialogo con Lucio Fontana e Francesco Somaini – permette di comprendere come Crispolti abbia contribuito a ridefinire intere genealogie del Novecento. Una storia non solo da ricostruire, ma da riattivare nel presente. La critica in atto riafferma questa eredità attraverso un doppio livello di lettura – uno immediato e uno più stratificato – ribadendo che la critica appartiene alla città e non soltanto agli specialisti. Molti passaggi cruciali dell’arte italiana esistono perché qualcuno li ha saputi interpretare mentre accadevano. Quel modo di raccontare, battagliero, rigoroso e civile, oggi torna a essere urgente. Il Novecento non è una parentesi chiusa e il lavoro di Crispolti resta uno strumento prezioso per rileggere le esperienze del secolo scorso e restituire all’arte un ruolo attivo nel presente.


Enrico Crispolti. LA CRITICA IN ATTO

A cura di Luca Pietro Nicoletti
in collaborazione con l’Archivio Enrico Crispolti APS

24 ottobre 2025 – 11 gennaio 2026

APPUNTAMENTO 29 novembre, ore 17.00
Presentazione dei volumi
Enrico Crispolti. Bibliografia ragionata 1951-2018 e Voci del Novecento. Enrico Crispolti
Museo del Novecento – Sala Fontana

Museo del Novecento – Archivi Ettore e Claudia Gian Ferrari
Piazza del Duomo 8, Milano

Orari: da martedì a domenica, dalle 10.00 alle 19.30; giovedì dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso

Info: c.muse0900@comune.milano.it
museodelnovecento.org

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