Jan Fabre, The Artist as a Stray Dog in His Basket, 2026 Silicon bronze 45 x 120 x 80 cm (h x l x w); Photograph Andrea Rossetti

Jan Fabre. Toccante e impeccabile, alla Scuola Grande di San Rocco di Venezia

VENEZIA | Scuola Grande di San Rocco | 9 maggio – 22 novembre 2026

di ILARIA BIGNOTTI 

Jacopo Robusti, per tutti il Tintoretto, a vent’anni aveva già le idee chiare. Si era formato alla bottega di Tiziano dal quale aveva imparato la pennellata che si condensa in tocchi disciolti di luce plastica, e aveva deciso di potersela cavare da solo. Così, con in tasca le suggestioni della cultura manierista e negli occhi i tormenti di Michelangelo, dopo svariate prove che oggi chiamiamo capolavori legò indissolubilmente il suo nome alla Scuola Grande di San Rocco, dove lavorò per più di vent’anni.
Era già anziano, lui nato nel 1519, quando iniziò nel 1564. Vi rimase fino al 1588. E firmò oltre sessanta teleri, contenenti diversi episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, forse per dimostrare che anche Venezia aveva la sua Cappella Sistina.
Qui è arrivato oggi Jan Fabre, artista noto a livello internazionale per il suo dialogo unico e personale con la storia dell’arte.

Jan Fabre, The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father), 2026 Silicon bronze 270 x 120 x 40 cm (h x l x w) with sword; Photograph Andrea Rossetti

Classe 1958, originario di Anversa, patria della cultura visuale fiamminga che fece della puntuale visione delle cose il nucleo di una pittura e di una scultura contorte e sofferte, Fabre è stato il primo artista vivente a presentare una grande mostra personale al Museo del Louvre (L’Ange de la Métamorphose, 2008) e al Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo (Knight of Despair / Warrior of Beauty, 2017).
E anche qui, davanti all’immensità di Tintoretto, non si è fatto spaventare.
Ha scelto di realizzare solo tre opere.
Tre capolavori, riuniti nella mostra The Quiet Source: The Man Who Holds the Sword (Oath of My Father)  L’uomo che impugna la spada (Il Giuramento di mio Padre) –, The Artist as a Stray Dog in His Basket – L’artista come cane randagio nella cesta – e The Man Who Cuts the Grass – L’uomo che taglia l’erba.

Jan Fabre, The Artist as a Stray Dog in His Basket, 2026 Silicon bronze 45 x 120 x 80 cm (h x l x w); Photograph Andrea Rossetti

Installate lungo l’asse centrale dell’edificio, le opere di Jan Fabre instaurano un’interazione con i dipinti di Tintoretto, generando un dialogo tra passato e presente, tra due linguaggi artistici separati da secoli ma accomunati da una medesima indagine sulla luce, sulla spiritualità e sull’esperienza umana. La rassegna è curata da Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina, in collaborazione con Melania Rossi e organizzata da Galleria Gaburro e Linda and Guy Pieters Foundation, in concomitanza con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Scegliendo il bronzo al silicio, una materia la cui superficie amplifica la luce, Fabre mescola la sua identità a quella della sua famiglia, ripercorrendone storie e racconti, in una condensazione potente dove i sentimenti si solidificano e disciolgono di fronte agli equilibrismi plastici di Tintoretto con drammatica intensità.
Tutte e tre le opere presentano il corpo dell’artista, ma due di esse hanno il viso del padre Edmond e una del fratello Emiel, morto in tenera età, prima che Jan nascesse.

Il padre tende verso il cielo una spada: misura dello spazio, fulcro e rilascio di luce dorata, la posa richiama l’archetipo del cavaliere, evocando la tradizione cavalleresca medievale e la missione storica della Scuola Grande di San Rocco, da sempre dedicata alla protezione dei più vulnerabili.
La spada indica anche il percorso da compiere per raggiungere, valicato lo scalone, la seconda opera che campeggia al centro della Sala Capitolare, The Artist as a Stray Dog in His Basket ritrae l’artista nelle sembianze di un cane randagio accovacciato in una cesta con una marmotta appoggiata sulla schiena – un affettuoso riferimento alla moglie di Fabre, Joanna, ma anche agli episodi legati alla vita di Mosé, abbandonato dalla madre in una cesta di vimini tra i giunchi sulle rive del fiume Nilo, in Egitto. La marmotta diventa così simbolo di amore, benedizione e buona fortuna. Ma il cane richiama l’iconografia di San Rocco, santo patrono associato alla Scuola, tradizionalmente raffigurato con il cane che lo nutrì durante la peste.

Jan Fabre, The Man Who Cuts the Grass, 2026 Silicon bronze 60 x 140 x 70 cm (h x l x w); Photograph Andrea Rossetti

The Man Who Cuts the Grass è installata nella Sala dell’Albergo, sotto la Gloria di San Rocco di Tintoretto. Qui Fabre appare a carponi con il volto del fratello Emiel, mentre metaforicamente taglia fili d’erba con un piccolo paio di forbici. Il gesto richiama un rituale apotropaico e popolare volto a scacciare gli spiriti maligni lungo il cammino verso casa: glielo aveva insegnato la madre, così rievocata dall’artista con una gestualità di una semplicità disarmante e toccante al contempo.

Storia universale e mitologie personali, teatralità del gesto e umiltà del sentire intimo, affabulazione privata e memoria collettiva sono le tematiche che si intrecciano in questo percorso espositivo, un’ennesima e salda dimostrazione non solo dell’altissima preparazione di Jan Fabre e della sua capacità di coesistenza con la grande arte della nostra storia, ma anche della felice collaborazione tra artista e curatori nel disegnare un progetto che più che una mostra, è una mappa nei tempi e nei moti dell’umanità e della storia. Il catalogo, di grande formato e completo delle vedute espositive, è edito da Forma, Firenze.

 

Jan Fabre. The Quiet Source
a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Katerina Koskina
organizzata da Galleria Gaburro e Linda and Guy Pieters Foundation
in concomitanza con la 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

9 maggio – 22 novembre 2026

Scuola Grande di San Rocco
Campo San Rocco 3052 | 30125, Venezia

Orari: tutti i giorni, 9.30 – 17.30 (ultimo ingresso 17:00)
Ingresso: intero €12,00; ridotto: €10,00 / 8,00

Info: www.scuolagrandesanrocco.org

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