Bologna | CUBO Unipol | Fino al 26 maggio 2026
di LIVIA SAVORELLI
Nella prima decina del mese di aprile, grazie anche al successo della missione Artemis II, si è riaccesa con forza un’intensa narrazione legata al NewSpace, alimentata dalla manifesta volontà della NASA di approdare sulla Luna e di costruire nel polo sud lunare, entro il 2028, un avamposto scientifico. Questa corsa alla conquista spaziale ha infiammato come mai l’interesse di governi stranieri, compagnie spaziali private e agenzie internazionali attratte dalla sfida di trasformare questo luogo in uno spazio abitabile e dalla conseguente “economia lunare” che ne deriverebbe. Un sistema in cui comunicazione dominante, infrastrutture e finanza sono legate a filo doppio, in una mise-en-scène in cui la forza dello slogan per rendere attrattiva questa possibile “colonizzazione spaziale” ha più valore della veridicità e della fattibilità stessa dell’operazione.
L’arte ha il potere di accendere i riflettori sulle “cose del mondo” rivelando le ombre di una visione totalmente acritica del progresso che continua a raccontarsi attraverso le promesse salvifiche della tecnologia e dell’innovazione. In particolar modo, in questa prospettiva, il lavoro del collettivo IOCOSE, al centro della personale Pointing Nemo. Oltre lo spazio verso gli abissi, per la nona edizione di das – dialoghi artistici sperimentali, che si sviluppa a Bologna, nelle due sedi di CUBO Unipol – in Porta Europa e in Torre Unipol – sino al 26 maggio, si appropria dell'”epica cosmica” ribaltando prospettiva e significato.

Sotto la regia attenta della curatrice Federica Patti, ciascuna delle due sedi ha una precisa funzione nella narrazione, agendo in primis Porta Europa come dispositivo di ingresso: al suo interno l’opera Moving Forward (2025), un tapis roulant che porta il corpo a sperimentare il movimento continuo senza un reale avanzamento, così come la retorica del progresso e dell’accelerazione che lo accompagna che non si trasforma mai in un effettivo traguardo positivo per l’umanità, e un’immaginaria agenzia – Nemo Heights – che propone viaggi ed investimenti extra-lusso, in scenari post-apocalittici (come non può essere considerato tale un resort di lusso, a 4000 m di profondità, costruito sui relitti di satelliti e stazioni spaziali dismesse, confluiti in Point Nemo, il punto più remoto del pianeta?).

Torre Unipol, la seconda sede della mostra, con i suoi 25 piani di altezza, permette al pubblico di immaginare l’esperienza di sentirsi in cima a una torre ma di essere in realtà immersi nelle profondità oceaniche, visionando render e prospetti di una Point Nemo Tower alta 8 metri, indossando gadget e scoprendo opere come Hic Sunt Leones, Hic Sunt Dracones e The Fortune Teller, in cui la narrazione salvifica si dispiega con forza.

«La narrativa della frontiera cosmica, dell’umanità che si estende oltre i propri limiti, contiene in sé una retorica colonialista che raramente veniva nominata come tale. Quello che sta accadendo oggi è che quella retorica si è semplicemente aggiornata: non si esplora più in nome della nazione o della scienza, ma in nome del capitale. Formalmente resistono dei discorsi salvifici – basti pensare a Jeff Bezos che proclama di voler andare nello spazio per portare beneficio a tutta la Terra – ma sono esplicitamente legati a obiettivi di investimento. Gli astropreneur che ci interessano non sono semplicemente imprenditori ambiziosi: sono i costruttori di una nuova grammatica geopolitica in cui lo spazio diventa un’estensione del mercato finanziario. Le orbite attorno al pianeta sono occupate, le risorse extraterrestri sono estratte, i diritti di sfruttamento sono negoziati prima ancora che esista la tecnologia per esercitarli. È una forma di speculazione in doppio senso: economica e immaginativa insieme. La colonizzazione non cambia nella sua struttura profonda: cambia il vocabolario con cui si legittima. Prima era la civiltà, poi il progresso scientifico, oggi è l’innovazione e la disruption. Lo spazio era l’ultimo territorio che nella nostra immaginazione collettiva era ancora “altro”, ancora non completamente mercificato. Nemo Heights nasce da questa domanda: cosa succede quando diventa semplicemente un altro asset? E quando diventa asset prima ancora di essere colonizzato, sfruttato sulla promessa di una futura conquista?», mi racconta il collettivo che, proprio quest’anno, compie 20 anni, nell’intervista da me realizzata e pubblicata su Espoarte #133 (link).
Il lavoro di IOCOSE invita a fermarsi e a riflettere su cosa significhi realmente progresso, opponendosi all’attuale mood distruttivo a danno dell’intera umanità. Come ben sottolinea Federica Patti, «IO COSE propone modelli di wordbuilding satirico che riflettano sul nostro presente, un tempo che si auspica possa essere la fase finale di questa tempesta di oppressione economica, neo feudalesimo, competizione e divisione sociale, e di quella profonda disuguaglianza che continua a chiamarsi progresso».

Pointing Nemo. Oltre lo spazio verso gli abissi
mostra personale di IOCOSE
a cura di Federica Patti
6 febbraio – 26 maggio 2026
CUBO in Porta Europa
Piazza Sergio Vieira de Mello 3, Bologna
CUBO in Torre Unipol
Via Larga 8, Bologna
Ingresso libero
Orari: lun, 14 -19. Mar – Ven, 9.30 – 20. Sab, 9.30 – 14.30. Dom chiuso.
Info: www.cubounipol.it



