BEIJING | GALLERIA CONTINUA | FINO AL 24 SETTEMBRE 2025
di ANTONELLO TOLVE
Con Time Knows the Answer to Art, meravigliosa esposizione organizzata negli spazi della sua sede cinese, la Galleria Continua festeggia un importante anniversario ventennale e nel contempo un traguardo che la porta ad essere il primo (indiscusso, pionieristico) avamposto dell’arte contemporanea internazionale in Cina. «Il viaggio di Galleria Continua in Cina è iniziato quando Lorenzo, Maurizio e io abbiamo incontrato Chen Zhen, un artista eccezionale che, come noi, cercava di tessere legami profondi tra culture e popoli, partendo sempre dagli individui e dalle loro identità uniche», ricorda non a caso Mario Cristiani nella prefazione che apre il catalogo di Time.

L’aver vinto una scommessa, l’aver colpito il bersaglio del tempo con l’apertura di un nuovo spazio in un territorio crépitement – uso la parola seguendo le indicazioni di Deleuze – e ad alto potenziale artistico, porta Galleria Continua (e dunque Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo) su un piano la cui lungimiranza, sotto la spinta di quel bacino culturale i cui bagliori d’apertura erano già stati predisposti da Deng Xiaoping con le idee economiche di riforma e apertura (改革开放, Gǎigé kāifàng) e poi profondamente segnati dall’indimenticabile China/Avant-Garde Exhibition del 1989, è stata non tanto e non solo la forza d’aver previsto il futuro, quanto piuttosto – quasi a seguire le regole di quello che da qualche tempo chiamiamo futures thinking – di averlo creato attivamente.
Nata appunto nel 2005, dopo aver partecipato qualche tempo prima (aprile 2004) al First Beijing Dashanzi International Art Festival (DIAF), nell’area China International Gallery Exposition (CIGE), e dopo aver organizzato (novembre 2004) un primo Progetto d’Arte straniero (è quanto si legge nel comunicato divulgato per celebrare i primi 15 anni dello spazio), la Galleria Continua di Beijing è diventata in breve tempo un riconosciuto polo di riferimento per il pubblico locale interessato all’arte contemporanea occidentale, ma anche un luogo in cui vivere il piacere della differenza per celebrare il potere del sapere e creare cortocircuiti costruttivi, ponti culturali, possibilità espositive non solo per artisti occidentali in oriente ma anche per artisti orientali in occidente.

Ora, per i vent’anni della Galleria che ha sede appunto a Beijing nel 798 Art District (l’ex 798 Factory), a due passi dall’UCCA Center for Contemporary Art, siamo di fronte a una collettiva architettata dalla sua direttrice Luna Peng Yongyi e curata da Yu Ke, che non solo ci mostra lo spazio nella sua integrità con opere (alcune delle quali realizzate in situ) di Daniel Buren, Loris Cecchini, Chen Zhen, Antony Gormley, Gu Dexin, Kan Xuan, Anish Kapoor, Hans Op de Beeck, Giovanni Ozzola, Michelangelo Pistoletto, Qiu Zhijie, Tobias Rehberger, Serse, Sun Yuan & Peng Yu e Zhuang Hui che sembrano distribuirsi nello spazio per creare un unico grande complesso plastico che ha il sapore del Gesamtkunstwerk.
Su una parete a piano terra, Fondation du berceau (1993) di Chen Zhen (陈箴; Shanghai, 4 ottobre 1955 | Parigi, 13 dicembre 2000), è un capolavoro – uno dei tanti realizzati dall’artista nella sua breve ma intensa attività – che lascia senza respiro e che in questa nuova variante (incomparabile quella presentata all’UCCA nel 2019 nell’ambito della collettiva Society Guidance: Part II, a cura di Bian Ka) è ancora una volta analisi d’un sistema (d’un processo) economico sociale culturale che mette il presente allo specchio.

Nella curva temporale in cui l’esposizione si sviluppa, sembra esserci una sorta di filo conduttore dell’indissociabilità, quasi a definire ogni lavoro episistema magico d’un insieme compatto che ora si orienta nella Divisione e moltiplicazione dello specchio (1975-2023) di un imprendibile Pistoletto (Biella, 1933), ora ora nella mastodontica installazione site specific – Amarti mi affatica (2025) – realizzata da Giovanni Ozzola (Firenze, 1982) dove tre grandi finestre con arco a tutto sesto richiamano alla memoria la luce che irradia dal Cenacolo di Leonardo.
Se al centro della grande sala (sempre a piano terra) No Matter Who You Are (2022) di Sun Yuan & Peng Yu (Sun Yuan – Pechino, 1972 | Peng Yu – Heilongjang, 1974) di cui non possiamo non ricordare Can’t Help Myself (2016) presentato alla 58a Biennale di Venezia, si avvita potentemente per farsi tagliente e attenta riflessione, al piano superiore della galleria, nella penombra di una sala, solitaria e meravigliosamente grandiosa, troviamo sempre a loro firma, un dispositivo che divora lo sguardo: No Way (2015), una sedia e un tavolo sulla cui superficie, surriscaldata da alcune resistenze elettriche, cadono gocce d’acqua per produrre un rumore frizzante e una evaporazione visibile come un lampo o come un Witz.

Ce ne sono tante di opere in mostra: di sicuro la più poetica, legata a una nostalgia che varca le soglie della melancolia, è Vanishing Point (2023) di Hans Op de Beeck (Turnhout, 1969): un video magnetico, immersivo, enigmatico, che meraviglia e che nel meravigliare porta via via all’illusione e alla fine stessa dell’illusione.
Su una parete di fronte agli uffici della galleria, di fianco alla pioggia prodotta da Infection series (2019) di Tobias Rehberger (Esslingen, 1966), 56 manifesti – non pochi! – delle esposizioni realizzate in questi vent’anni, evidenziano la passione di tre ragazzi nati in provincia, ma anche la loro abilità di «stare fuori dal centro» (la citazione è estrapolata dall’intervista tenuta a Lorenzo Fiaschi presso il MACRO Asilo il 28 settembre 2019) per disegnare nuovi centri possibili.

Daniel Buren | Loris Cecchini | Chen Zhen | Antony Gormley | Gu Dexin | Kan Xuan | Anish Kapoor | Hans Op de Beeck | Giovanni Ozzola | Michelangelo Pistoletto | Qiu Zhijie | Tobias Rehberger | Serse | Sun Yuan & Peng Yu | Zhuang Hui
Time Knows the Answer to Art
a cura di Yu Ke
21 maggio – 24 settembre 2025
Galleria Continua | Beijing
798 Art Dst. 2 Jiuxianqiao Rd. Chaoyang Dst, Beijing
Info: +86 10597895050101
beijing@galleriacontinua.cn
www.galleriacontinua.com



