CERANESI (GE) | CASA DEL SOLE
di LUCA CARLEVARINO
Il 4 luglio, alla Casa del Sole di Ceranesi (Genova), è stato presentato il settimo innesto creativo de Il giardino di Yoshimasa, il progetto di Carla Iacono inaugurato nell’agosto 2024 e realizzato in collaborazione con l’architetto paesaggista Andrea Castagnaro. Un giardino pensato come luogo di memoria, cura e trasformazione del dolore.
La residenza d’artista, Erbari di confine e spazi di transito, curata da Livia Savorelli, ha coinvolto gli artisti Riccardo Bandiera (con il progetto We are accidents waitin’ to happen) e Fatma Ibrahimi (con Semi d’ombra), che hanno presentato i loro lavori, in dialogo con Carla Iacono, artista e padrona di casa (che ha presentato il progetto inedito Eterno ritorno).
All’interno della residenza si cerca di definire la parola erbario. Per la curatrice si configura come spazio di memoria, di conflitti e attriti; mentre per gli artisti è luogo di indagine del quotidiano attraverso la declinazione del passato (Iacono), del presente (Bandiera-Ibrahimi) e del futuro ipotetico (Ibrahimi).

Il giardino si trasforma per l’occasione in meta-erbario, che racconta e raccoglie. Anche la serra, luogo destinato alla cura di piante, si trasforma in uno spazio di conservazione per questi erbari. Il giardino, a opinione di molti, non è mai stato così rigoglioso, e forse per via dell’arte stessa che ne alimenta lo spirito.
La restituzione si è svolta a ridosso del compleanno di Guido Geerts, marito di Carla Iacono, figura scomparsa ma che continua ad abitare il progetto attraverso il ricordo.

Sono state presentate due parti inedite del giardino, forse le più intime. In uno di questi spazi, trova posto il lavoro di Iacono, composto a partire da una serie di fotografie realizzate dal marito, arricchite da silhouette di fiori raccolti dalla figlia Flora nella Foresta Nera, luogo di incontro della coppia. Riprendendo il concetto nietzschiano di “eterno ritorno”, Iacono trasforma le immagini in una riflessione sulla memoria come presenza circolare, dove affetti e ricordi continuano a “ritornare”.

Fotografie arricchite di significanti, è ciò che ritroviamo in We are accidents waitin’ to happen di Riccardo Bandiera. Foto di fiori del giardino ospitano segni, gestualità ed elementi naturali e non. Ogni foto, oltre a raccontare l’artista, è un erbario: conserva e racconta.
La pratica di Bandiera si ispira al Giappone, richiamando il kintsugi, tematica cara anche al progetto de Il giardino di Yoshimasa, e il principio del Mono no aware (物の哀れ), lo stupirsi di fronte alla bellezza della natura e la presa di consapevolezza del suo essere effimera. Ciò viene tradotto in un gesto di cura attraverso l’uso del vetro durante lo scatto che diventa simbolo di protezione; infatti, osservate da vicino, le fotografie rivelano una forte dimensione materica.

In dialogo con Bandiera troviamo il progetto di residenza Semi d’ombra dell’artista italo-albanese Fatma Ibrahimi, che presenta alcune pagine di un suo personale erbario, dove piante e fiori nascono da suggestioni della sua vita quotidiana. Le forme immaginate sembrano dialogare con l’immaginario della fantascienza degli anni Settanta.
Il vissuto di Ibrahimi viene tradotto in disegni intimi. I fiori presentati sono delle partiture di impressioni quotidiane, che si prestano ad essere un catalogo o una guida galattica della botanica del futuro. L’erbario diventa anche uno strumento per riflettere sul femminile e sulla memoria domestica. Alcune opere prendono forma dal corredo personale dell’artista, rielaborato attraverso pratiche tessili e rituali della tradizione albanese, come quelli legati alla protezione dal malocchio, dove ogni famiglia ha le sue ricette.

A unire le tre ricerche è proprio l’idea di erbario: non raccolta botanica, ma archivio vivo e poetico. Questi erbari, contenuti in uno spazio nato per proteggere la vita vegetale, sembrano chiedere la stessa cura, che si ha per piante e fiori, per memorie, relazioni e fragilità.
È in questa sovrapposizione di progettualità e simboli che il giardino di Yoshimasa continua a espandere il proprio racconto. Ora non ci resta che attendere il prossimo innesto.




