VENEZIA | Caterina Tognon Arte Contemporanea | Fino al 5 settembre 2026
di FRANCESCA DI GIORGIO
Ci sono artisti che si incontrano in una mostra e altri che ritornano nel tempo. Il mio primo incontro con il lavoro di Paul Noble non è avvenuto a Venezia, ma a Celle Ligure, attraverso il progetto di Palmieri Contemporary. Ricordo in particolare Candle Clock, un grande orologio in cui le lancette sono sostituite da candele accese. Non misurano il tempo: lo consumano. La cera che si scioglie rende visibile ciò che normalmente rimane astratto, trasformando il trascorrere delle ore in una lenta perdita di materia. Un’immagine essenziale, quasi domestica, ma capace di evocare con sorprendente intensità la fragilità dell’esistenza.

Ritrovare oggi Noble alla galleria Caterina Tognon con The Declining Figure significa riconoscere come quella riflessione sul tempo si sia progressivamente ampliata fino a comprendere il destino stesso della figura umana e del paesaggio. La mostra riunisce disegni, sculture e il monumentale paravento ricamato NEST (2004), costruendo un dialogo serrato con Henry Moore (a quarant’anni dalla sua scomparsa) proprio nella città che nel 1948 consacrò lo scultore inglese con il Gran Premio Internazionale per la Scultura alla XXIV edizione della Biennale di Venezia.

Il titolo è già una dichiarazione di intenti. Alle celebri Reclining Figures di Moore Noble sostituisce le Declining Figures: non più corpi distesi in armonia con la natura, ma forme che cedono, si comprimono, si degradano. L’ottimismo umanista di Moore lascia spazio alla consapevolezza di un presente segnato dalla crisi ecologica e dall’incapacità dell’uomo di riconoscere i propri limiti. La forza della mostra risiede nella capacità di Noble di studiare, attraversa e ricostruite Moore. Lo dimostrano i disegni in cui le celebri sculture vengono impilate fino a diventare improbabili monumenti verticali e le ceramiche che oscillano continuamente tra omaggio e caricatura. Dietro l’ironia si percepisce il lungo confronto con il Maestro.

È però NEST a rappresentare il cuore poetico dell’esposizione. Modellato sul formato dei tradizionali paraventi orientali, combina ricamo, appliqué, intarsio e perline in una superficie pazientemente costruita a mano. Tra edifici simili a cartoni per le uova, un nido di lana custodisce un minuscolo uovo appoggiato su un albero ormai morto. Tutto sembra oscillare tra nascita e rovina, crescita e decomposizione, secondo un ciclo che appartiene tanto alla natura quanto alla storia delle civiltà.

Ripensando a Candle Clock, diventa evidente come queste due opere dialoghino tra loro. Se nell’orologio la materia si consuma per rendere percepibile il tempo, in NEST è il lavoro paziente della materia tessile a raccontare la precarietà della vita. In entrambi i casi Noble rinuncia alla retorica del monumento per affidarsi a processi lenti, vulnerabili, destinati a trasformarsi. È una poetica della fragilità che trova nella galleria Caterina Tognon, da sempre attenta al valore del fare e delle tecniche artistiche, un contesto particolarmente coerente.

Più che una rilettura di Henry Moore, The Declining Figure appare così come una riflessione sul tramonto delle grandi certezze del Novecento. Noble sostituisce alla monumentalità la cura, all’eroismo la vulnerabilità, alla permanenza la trasformazione. E proprio in questa scelta, tanto discreta quanto radicale, risiede l’attualità del suo lavoro.
Paul Noble. THE DECLINING FIGURE
Fino al 5 settembre 2026
(chiusura estiva galleria 28.07 – 24.08.26)
Caterina Tognon
Ca’ Nova di Palazzo Treves in Corte Barozzi
accanto all’Hotel Saint Regis Hotel
San Marco 2158, 30124 Venezia
Info: +39 041 520 15 66 | +39 348 856 18 18
info@caterinatognon.com
https://www.caterinatognon.com/



