CASTRO Studio Programma #08, una veduta di studi aperti finale

Gli artisti in residenza da Castro Projects, in attesa dei nuovi borsisti

ROMA | Castro projects | programma studio #8

Castro projects è uno spazio dedicato alla formazione e alla diffusione dell’arte contemporanea. Si trova a Roma, a Trastevere in Vicolo dell’Atleta, un’area vicina a gallerie come T293, ADA, Andrea De Scaphis ma anche a celebri locali della movida romana. Castro Projects, fondato nel 2018 dall’artista Gaia Di Lorenzo, promuove l’arte emergente internazionale attraverso una pianificazione intensiva di attività aperte al pubblico e riservate ai residenti. I progetti abbracciano, infatti, tre tipologie diverse di programma: Studio, Pubblico e Academia.

Il programma “Studio”, della durata di cinque mesi, apre le porte a cinque o sei artisti/artiste o collettivi, ricercatori/ricercatrici: chiamati “fellows”. Il carattere di questa formazione vuole essere sperimentale, proponendo un’educazione orizzontale “pear to pear”, non frontale e gerarchica.
Aspettando la selezione dei nuovi artist* che parteciperanno al Programma Studio#9, siamo andati a fare uno studio visit a fine giugno per parlare con gli artist* che hanno appena concluso la loro permanenza da Castro.

Le voci critiche e trasformative del Programma Studio #8 (febbraio–giugno 2025)

La stagione conclusiva del Programma Studio #8 (febbraio–giugno 2025) ha evidenziato quanto Castro miri a un gruppo coeso tra pratiche narrative, affettive, ecologiche, sonore e comunitarie, si è delineato un fil rouge: il corpo, la voce e la comunità come strumenti per decostruire narrazioni dominanti e sperimentare immaginari alternativi.
La Commissione di selezione dei residenti 2024/2025 è stata formata da Cally Spooner, Paolo Canevari e Roberta Tenconi, il ciclo del Programma Studio #8 si è appena concluso. Prima della riapertura in autunno, gli artisti ospiti hanno restituito pratiche di ricerca profonde e articolate, volte a decostruire narrazioni dominanti consolidate su stereotipi e a esplorare dimensioni personali e collettive.

CASTRO studio program #08, una veduta di studi aperti finale

Alice Minervini (alias “Pakkiana”)
Originaria della Calabria, ha studiato a Firenze e Londra (oreficeria alla Visual Culture) per poi approfondire storia e teoria dell’arte a Firenze e Milano – traiettoria culminata in un master in Contemporary Art Theory.
Alice Minervini ha proposto un progetto complesso intitolato Pakkiana, una pubblicazione che intreccia autofiction, tradizione e sperimentazione. Il nome stesso gioca su un termine derivato dall’uso popolare, che Minervini fa suo: «Anche se oggi il termine ha un’accezione negativa, deriva dal nome che veniva dato alle donne del sud di origini contadine quando si vestivano nei giorni di festa. I loro abiti tradizionali erano ritenuti sovraccarichi di ornamenti». Per il volume, l’artista ha coinvolto figure come Ahmed Umar, di origine sudanese e norvegese che «realizza opere abiti che rispecchiano le doppie nazionalità». La pubblicazione verrà integrata con una selezione di immagini tratte da archivi fotografici argentini (Trans Memoria Argentina), da alcuni scatti del carnevale in Moldavia, dall’opera di un’artista cinese che indaga il folklore legato alla cultura dei cosplayer e della soap opera cinese. Non mancheranno cartoline stampate e collari-ornamenti a rievocare i gadget del giornalino Cioè e gli ornamenti della “pacchiana” catanzarese. Questi elementi, come le foto di Dalida, originaria delle colline della Presila – a lei è stata dedicata una Casa Museo a Serrastretta, mentre a Tiriolo si trova il Museo della Pacchiana – e interconnessa con la storia delle “pacchiane”, dialogano con la memoria familiare e nazionale, in un atto di rigenerazione dei simboli del Sud.
Alice Minervini ha fondato il festival Two Hours Ago I Fell In Love con una collega in un’ex colonia fascista: Colonia Novarese a Rimini. Il titolo “Due ore fa mi sono innamorata” riprende una poesia di Patrizia Cavalli.

CASTRO studio program #08, Alice Minervini, Pakkiana

Cristina Lavosi
Video e videoinstallazione sono il suo linguaggio. Sarda di nascita, residente a L’Aia (Paesi Bassi), ha concentrato la residenza su un film diviso in più capitoli. Lavosi riflette sui concetti di punizione, sulla giustizia trasformativa e l’abolizionismo. Indaga quindi le pratiche comunitarie e le visioni alternative al sistema punitivo concepito quale unico approccio risolutivo rispetto alla violenza e al conflitto. Si focalizza su come sia articolata a livello comunicativo la narrazione istituzionale, sulla gestione, sulla rappresentazione e sui dispositivi utilizzati dagli organi statali come la Polizia per mantenere l’ordine sociale. «La violenza e il conflitto devono essere affrontati non individualmente […] bensì come responsabilizzazione collettiva». L’opera video documenta il processo, le fanzine autoprodotte e il potenziale trasformativo della performance collettiva, interrogando il pubblico su nuove forme civili di giustizia.

CASTRO studio program #08, Cristina Lavosi

Maud  Gyssels
Maud Gyssels, originaria del Belgio, ha portato a Castro le sue riflessioni su suono, voce, scrittura e spazio. Ha sperimentato registrazioni in diversi punti della città e esercizi vocali, che intendono costruire un paesaggio sonoro performativo. «Voglio realizzare un album di cinque o sei canzoni […] in cui le persone possano camminare ed essere parte di un paesaggio sonoro». Ha usato partiture visive e suoni registrati come strumenti coreografici e performativi, accelerando la relazione empirica tra spazio fisico e attivazione corporea.

CASTRO studio program #08, Maud Gyssels

Šumma Ālu (Valerio Pastorelli, Greta Di Poce, Ariell Zephyr)
Il collettivo Šumma Ālu, formato da Valerio Pastorelli, Greta Di Poce e Ariell Zephyr, ha concettualizzato un workshop di sei giorni che unisce pratica in studio e riflessione urbana, basato su una metodologia chiamata “desidumanzia” (divinazione dei desideri). Il desiderio viene inteso come traiettoria che va “de-stellata”, ovvero dissociata da stimoli esterni colonizzanti, per ritrovare una direzione interna autentica. Spiegano: «La desidumanzia è letteralmente la divinazione dei desideri […] il desiderio è colonizzato […] bisogna de-stellare per creare una traiettoria dall’interno verso l’esterno». Il termine “desidumanzia” è composto da “de” (mancanza) “sidus” (stelle) “manzia” (divinazione).
Dal loro sito si legge: “Nella prima fase si organizzano discussioni, giochi e attività per favorire la gioia, la connivenza e l’intimità tra i e le partecipanti. Qui l’espressione dei desideri dà vita a un confronto in cui ogni partecipante immagina il proprio futuro. Nella seconda fase, si tenta di passare dall’autorialità alla co-autorialità, livellando le gerarchie, trasformando il potere dell’autorità in potenza della collettività e dividendo e condividendo le responsabilità”.
Nella precedente tappa romana (gennaio 2023) hanno tessuto un tappeto con la tecnica del tufting dedicato a “Porto Simpatica” – attraverso cui è emersa la narrativa dei desideri urbani, delle affezioni e dei mutamenti sociali. «Abbiamo attraversato già 13 spazi da nord a sud dell’Italia, tra Venezia, Torino, Milano, Napoli, Bologna, Potenza, Taranto. Quando una città ci invita, svolgiamo il workshop negli spazi indipendenti o nei teatri».
https://summa-alu.net/

Se una città è situata su un’altra, Luna nuova Gennaio 2023, Acquedotto Felice, residenza Castro projects

Alessandro  Di  Lorenzo
Infine, la ricerca di Alessandro Di Lorenzo si esprime tramite scultura, disegno, installazione e video. Nato nel 1997 a Matera, laureato alla NABA di Milano con un master a Parigi, indaga la relazione tra riti ancestrali – come i riti arborei in Basilicata –, divinazione astrologica (osservazione degli uccelli), pratica ecologica, mitologia e science-fiction.
La sua pratica riflette sulle interdipendenze tra umano e non umano, ibridando tecnologie ancestrali e contemporanee. Il suo lavoro indaga riti vernacolari e realtà marginali del Sud, «rivelando il ruolo che certe cosmogonie alternative svolgono nella nostra società e stimolando una nuova comprensione delle dinamiche che regolano il nostro rapporto con la molteplicità di realtà possibili». La sua ricerca recente parte dall’antica figura degli auguri che “tagliavano porzioni di cielo e osservavano il volo degli uccelli per prevedere il futuro”. Il risultato della loro osservazione determinava anche, a livello urbanistico, l’orientamento e la disposizione delle strade, quindi la forma che avrebbe assunto la città in via di costruzione. L’artista è anche interessato a indagare – a partire dal Vaticano, passando per i teatri rinascimentali e barocchi, fino al cinema di Cinecittà e Hollywood – come l’uomo utilizzi gli effetti speciali e gli apparati tecnologici più o meno rudimentali (come il green screen) per creare uno spazio illusionistico. Alessandro Di Lorenzo è quindi attratto sia dal confine tra realtà e finzione, sia da come l’uomo provi quotidianamente a emulare e riconfigurare la realtà in mondi sempre diversi e cangianti, escogitando, dalla notte dei tempi, nuovi metodi per gestire il rapporto con il non umano e con ciò che razionalmente non riesce a comprendere.

Alessandro Di Lorenzo, ‘00 (lituus)’, 16mm black and white film, performed by Sehyoung Lee

Queste cinque proposte – selezionate accuratamente dalla commissione Spooner-Canevari-Tenconi – mostrano quanto Castro projects si sia affermato come spazio per la ricerca radicale. Dalla riscoperta delle radici meridionali alla messa in discussione della punizione come unica via di giustizia e di correzione, dalle esplorazioni acustiche alle pratiche di consapevolezza e controllo del desiderio, i progetti confluiscono in una riflessione comune sul corpo, la comunità, la narrazione e le forme alternative di immaginazione individuale e sociale. La nuova stagione autunnale sarà attesa con grande curiosità, nella prospettiva che questo orizzonte di sperimentazione-riflessione estetica e politica si rinnovi e si ampli.

 

CASTRO projects
Vicolo dell’atleta 21, Roma

Info: info@castroprojects.it
castroprojects.it

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