Stella Rochetich, Ornella Cardillo, Giuseppe Lo Cascio, Natalya Marconini Falconer, per la prima edizione di Atelier Elpis, Fondazione Elpis, Milano Ph. Elisa Chiari

Fondazione Elpis: laboratorio residenziale nel cuore di Milano con “Atelier Elpis” e “Basement”

MILANO | Fondazione Elpis | Fino all’1 febbraio 2026

di MATTEO GALBIATI

Con ammirabile perseveranza la Fondazione Elpis di Milano prosegue nel suo virtuoso programma di valorizzazione e sostegno dei giovani artisti promuovendo, nella propria sede, due interessanti progetti espositivi che trovano un ideale punto di convergenza attorno tema della residenza d’artista quale occasione non solo di sperimentazione creativa, ma anche di importante momento di rilettura del contesto e del territorio in cui si lavora.
Del resto le residenze danno proprio la possibilità di osservare, vivere, leggere un ambiente con sensibilità differenti, lasciando poi, nell’opera che qui si concepisce e nasce, una testimonianza inedita di quel determinato posto che è rivisto e sentito secondo direttrici non abituali e di cui si può dare una narrazione non consueta, suggestione ulteriore per chi, invece, lo sente come quotidiano o abitudinario.
Gli ambienti del piano terra e del primo piano accolgono la collettiva A te non resta che abitare questo desiderio che, in un certo senso, è a tutti gli effetti una vera mostra programmatica: curata da Sofia Schubert, è la prima edizione del nuovo palinsesto Atelier Elpis, un programma di residenze d’artista che la Fondazione promuove, estendendo i suoi spazi a laboratori-atelier  “operativi” in loco, per attivare produzioni e realizzazioni derivate dalla permanenza di artisti nel tessuto milanese.

A te non resta che abitare questo desiderio, veduta parziale della mostra, Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Secondo i principi che stimolano gli interventi dell’ormai nota manifestazione Una Boccata d’Arte, Fondazione Elpis qui invita ad “attraversare” Milano per decifrarne il contesto, le presenze, le abitudini, scoprendone il territorio nella sua dimensione più intima e sconosciuta. Spetta agli artisti che vengono “da fuori” risolverne la conoscenza attraverso un’analisi di sguardi – ma anche di sentimenti ed emozioni – differenti. La loro proposta diventa allora la possibilità emotivamente intensa di incrociare le rispettive esperienze, di aprire dialoghi, di modulare intonazioni estetiche, di connettere linguaggi.
Si scopre allora che, senza troppe differenze, anche a Milano, se la si guarda non in chiave di economie di profitto, si percepiscono fenomeni affini a quelli di quei borghi periferici toccati da Una Boccata d’Arte: come ci ha ricordato la stessa Marina Nissim, – fondatrice e presidente della Fondazione – “lo spopolamento, la gentrificazione, l’overtourism, la perdita di identità locale, le sempre più marcate differenze economico-sociali”, rendono la metropoli centro amplificato di condizioni comuni in molti altri centri del resto del paese.

A te non resta che abitare questo desiderio, veduta parziale della mostra (Giuseppe Lo Cascio), Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Per questa prima edizione il tema suggerito agli artisti partecipanti è stato quello “caldo” dell’abitare, per altro vicino alle loro pratiche abituali, al loro modo di approfondire i meccanismi e le dinamiche dei territori in cui operano. Seguiti nel lavoro e nella produzione in atelier, supportati nel processo esplorativo delle dinamiche cittadine, Ornella Cardillo (Modena, 1993), Giuseppe Lo Cascio (Palermo, 1997), Natalya Marconini Falconer (Londra, 1997) e Stella Rochetich (Roma, 1997) si sono, quindi, spesi in un lavoro specifico e orientato, riflessione importante di leggibilità poetica di una città, non certo semplice, e che ora, grazie alla restituzione delle/nelle loro opere, si narra con un tono capace di spostare le solite retoriche con cui la si percepisce.
Il primo lavoro che si osserva è Schedario N di Giuseppe Lo Cascio, installazione totemica che nega, nell’impossibilità di una qualsiasi fruizione, lo scopo suggerito dal titolo stesso. Un archivio senza memoria – o forse con troppe memorie – che, muto e inaccessibile, sfida i termini della nostra conoscenza rimanendo un mistero irrisolto. Una conoscenza che si sposta, che si annulla, che (si) svuota nel buio e nel suo silenzio. Sua è anche Tool #4 Nigredo o M è sempre quella perché non è mai la stessa che – al primo piano – diventa un dispositivo d’attesa in cui l’accadere si verifica in maniera imprevista, spingendo e promuovendo un ciclo di trasformazioni che tocca invisibilmente tutto. Qui pare svelare, con queste sue ir-risolte funzioni, l’alchimia invisibile delle trasformazioni impermanenti della città.

A te non resta che abitare questo desiderio, veduta parziale della mostra (Ornella Cardillo), Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Il piano terra ospita anche le sculture dell’installazione Feste Mobili di Ornella Cardillo, un’opera performativa che allude a quelle ritualità religiose che “fluttuano” la loro celebrazione in modo non prefissato nei giorni dell’anno. Seguendo i ritmi ancestrali del sole e della luna, trovano date “migranti” per compiersi e, così, anche le opere dell’artista si compongono come tracce cangianti di tempi e spazi diversi. Ciascun componente è eco, infatti, di stili, di architetture, di strutture varie che si presentano come corpi essenziali. Inoltre, attraverso la vitalità dei tessuti, si desume anche un qualche trascorso di flussi vitali che ne hanno percorso le membra.

A te non resta che abitare questo desiderio, veduta parziale della mostra (Stella Rochetich), Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Segue l’interrogazione di altri sensi di Stella Rochetich che, con Some thirty inches from my nose/ The frontier of my Person goes, unisce le attese della vista alle risposte immediate dell’olfatto: distribuendo – in posizioni insolite, cosa che amplifica il portato di senso dell’opera – diversi spioncini da porta di ingresso, impone al visitatore di eseguire una gestualità abitudinaria. Con questi mezzi osserviamo il mondo esterno dietro la porta di casa, ma qui non si vede nulla perché l’artista nasconde, sotto il coperchietto dei piccoli elementi metallici, diffusori intrisi di oli e liquidi essenziali che riproducono la suggestione olfattiva – nel bene e nel male – che troviamo nell’ambiente antropico cittadino. Qui abbiamo l’evidenza di quelle tracce invisibili della città, del passaggio costante dei suoi abitatori, tracce che non siamo normalmente portati a percepire e che l’artista ci amplifica costringendoci a rilevarle nuovamente.

A te non resta che abitare questo desiderio, veduta parziale della mostra (Natalya Marconini Falconer), Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Al piano superiore incontriamo anche la complessa opera di Natalya Marconini Falconer intitolata Aspirational Device (Dispositivo aspirazionale), una polisemica installazione corale di più elementi – tutte opere singole – che riporta attenzione sulle storie di quelle persone che, con le loro famiglia, hanno cercato la speranza e la possibilità di una vita diversa nelle grandi fabbriche del Nord. La dimensione privata e produttiva, le relazioni e le necessità di lavoro e di vita di numerosi nuclei familiari hanno, nella storia della metropoli lombarda, inciso profondamente sull’identità di Milano e la sua struttura fisica, antropologica, economica e sociale. Un’installazione complessa che agisce per numerose metafore, tutte chiaramente “esplorabili” negli elementi ready made che la compongono e rimandano a storie vicine-lontane.

Vica Pacheco. The Flower Requiem Whistling Vases, veduta parziale della mostra, Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Lo spazio del seminterrato ospita, infine, la terza edizione – in collaborazione con Threes – della piattaforma di sperimentazione sonora Basement che, fortemente sostenuta dalla Fondazione, vede presente la delicatezza dell’opera site-specifc di Vica Pacheco (Oaxaca, Messico,1993) intitolata The Flower Requiem Whistling Vases. Composta da una serie di vasi creati in 3D con la ceramica, dentro ai quali fanno capolino piante e mazzi di fiori che l’artista desume dalla memoria delle sue abitudini famigliari – ma che pure appartengono a milioni di altre famiglie – questi elementi possono animarsi come fischietti d’acqua ed essere fisicamente suonati seguendo imprevedibili armonie inattese.

Vica Pacheco. The Flower Requiem Whistling Vases, veduta parziale della mostra, Fondazione Elpis, Milano Ph. Lorenzo Palmieri

Ogni vaso ha la potenzialità di emettere un suono effimero, transitorio, che perisce e scompare con un soffio, allo stesso modo dei fiori destinati ad appassire. La bellezza che qui si tenta di trattenere è una bellezza passeggera e transeunte e, nei tre differenti ambienti con altrettanti singolari allestimenti, non riesce neppure a fissarsi attraverso la potenza del gesto artistico. L’artista lascia intrecciare Natura e Uomo, memoria e destino, con tale semplice sensibilità da diventare tutto, tra vita e morte, un inno di grazia.

A te non resta che abitare questo desiderio
a cura di Sofia Schubert
prima edizione di Atelier Elpis

Artisti: Ornella Cardillo, Giuseppe Lo Cascio, Natalya Marconini Falconer, Stella Rochetich

e

Vica Pacheco. The Flower Requiem Whistling Vases
in collaborazione con Threes
terza edizione di Basement

13 novembre 2025 – 1 febbraio 2026

Fondazione Elpis
Via Lamarmora 26, Milano

Orari: da giovedì a domenica 12.00-19.00; ultimo ingresso alle 18.40; le visite guidate iniziano alle 15.00 e alle 17.00, per prenotare visite di gruppo e laboratori didattici scrivere a g.falivene@fondazioneelpis.org

Info: +39 02 8974 5372
info@fondazioneelpis.org
www.fondazioneelpis.org

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