MILANO | Manuel Zoia Gallery | Fino al 28 novembre 2025
di ELEONORA BIANCHI
A volte non serve scappare, basta guardare le cose da un po’ più in alto. Fly to the Moon, in corso da Manuel Zoia Gallery a Milano, è una mostra che parla proprio di questo: del desiderio di sospensione, di quel momento prima del salto in cui il corpo non è più a terra ma non è ancora altrove. Non una fuga, ma una deviazione. Non un sogno zuccherato, ma la leggerezza conquistata a forza di gravità.
Lo spazio espositivo si trasforma in una sorta di orbita condivisa, un paesaggio lunare dove le opere galleggiano e suggeriscono strade alternative. Tutto si muove in una luce riflessa, lattiginosa, che rende le cose più ambigue, sottili, implicite. Le opere dialogano come corpi celesti: si attraggono, si respingono, sempre attente a mantenere la giusta distanza per non collidere.

Angelo Brugnera parte dalla pietra, dal marmo, e già questo è un gesto politico: lavorare con ciò che pesa per restituire una differente leggerezza. La sua scultura sembra trattenere un moto interno, come se sotto la superficie continuasse un respiro lento. Non rappresentano nulla di troppo preciso, ma evocano forme biomorfe, presenze a metà tra fossile e cellula, tra nascita e ricordo, pelle, tessuti organici che sembrano respirare sotto il tocco mai abbastanza leggero dei nostri occhi. Come a narrare un racconto atavico, senza parole, tutto affidato alla pelle della materia.
Matteo Casali Caramello affronta la pittura come un linguaggio instabile, un sistema che non smette di rigenerarsi. Il suo abbau iconico – quella decostruzione del segno che l’artista rielabora da Heidegger – diventa il centro della sua ricerca: un processo di smontaggio e rinascita, dove la figura emerge e scompare, lasciando spazio a un’inquietudine visiva costante. Casali attraversa le tecniche con disinvoltura, passando dal pennello al digitale, dalla tela alla realtà virtuale. Come se volesse scoprire se la pittura può ancora respirare nell’aria rarefatta del presente.

Giuseppe Gallace si muove invece in una dimensione più simbolica e onirica. Le sue tele sono mondi che sembrano trattenere la luce appena prima di spegnersi. Le figure si dissolvono, gli spazi diventano nebbia, il tempo si ferma. C’è in lui una spiritualità trattenuta, un lirismo che non ha bisogno di proclami: la sua pittura funziona come soglia tra presenza e assenza, tra la visione e la sua eco.
Maurizio Pometti chiude la costellazione con una narrazione più intima, fatta di memorie immaginarie e nostalgie senza oggetto. I suoi dipinti sono come fotogrammi di un diario mai scritto: evocano luoghi e persone che sembrano familiari ma non appartengono a nessuno. La sua pittura è un atto di affettuosa interpretazione, un modo per dare forma e tinta a ciò che non è mai successo, ma avrebbe potuto…
Fly to the Moon è, a prescindere dal titolo, quanto di più terreno ci possa essere: un viaggio interiore più che interstellare, dove il gesto artistico diventa un modo per sollevarsi dal quotidiano. Gli artisti non cercano la meraviglia, ma quell’equilibrio così fragile tra realtà e immaginazione, luce e mistero. È una mostra che chiede di rallentare, di lasciarsi cadere dentro la contemplazione come in un volo lento, come in un attutito salto nel vuoto.

Forse è questo il suo messaggio più chiaro: anche nell’epoca della saturazione visiva, esiste ancora spazio per la distanza. Per un respiro, per uno sguardo che si stacca da terra e prova a fluttuare. La stessa vita sa essere come la luna: bellissima anche quando mostra le sue crepe. La guardiamo da lontano e sembra perfetta, poi ci avviciniamo e scopriamo che è fatta di polvere, di segni, di cadute. Ma è proprio quella sua imperfezione a renderla vera, abitabile. Allo stesso modo, le opere in mostra non cercano una forma definitiva: si muovono tra fragilità e splendore, accettano l’idea che la bellezza non sia un punto d’arrivo ma un equilibrio provvisorio da proteggere.
Come in quella vecchia canzone di Bowie, la domanda rimane bloccata nell’etere: is there life on Mars? Forse no. Ma qui, in questo piccolo volo collettivo, la vita sembra ancora capace di stupirsi della sua medesima luce riflessa.
Fly to the moon
Opere di: Angelo Brugnera, Matteo Casali Caramello, Giuseppe Gallace, Maurizio Pometti
13.11.25-28.11.25
Manuel Zoia Gallery
via Maroncelli 7, Milano
Orari: da mercoledì a sabato 15.00-19.00
Ingresso libero
Info: info@manuelzoiagallery.com
www.manuelzoiagallery.com



