Erwin Olaf. Palm Springs, The Farewell, Double Portrait, 2018. Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia-Porto Cervo, IT)

Disfacimenti e altre verità: in memoriam di Erwin Olaf

BRESCIA | Paci Contemporary Gallery | Fino al 30 settembre 2025

di ELEONORA BIANCHI

Si potrebbe descrivere la produzione di Erwin Olaf (1959-2023) attraverso una lunga serie di altri artisti, citazioni mai pedisseque a mondi anche molto lontani fra loro. Si potrebbe parlare di Hopper, di quel senso di solitudine e incomunicabilità, di certe atmosfere che non sono leggere ma non fanno in tempo a diventare pesanti. Si potrebbe, poi, fare riferimento a De Chirico e a certe ambientazioni metafisiche, fino ad arrivare a scomodare Otto Dix e la Nuova Oggettività – che rende sempre meglio l’idea nel tedesco Neue Sachlichkeit – con i suoi clown e le sue figure marginali, sospese tra il grottesco e il tragico.

Erwin Olaf. Paradise Portraits, Gwenn, 2002. Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia-Porto Cervo, IT)

Tuttavia, mai sarebbe, questa, una descrizione sufficientemente accurata del lavoro di Erwin Olaf. Il fotografo non vive di somiglianze, al contrario, le usa come maschere, espedienti narrativi per raccontare un presente che non ha nulla di pacificato. Le sue immagini – costruite al millimetro, ma sempre sull’orlo del disfacimento – non stanno in piedi per quello che ricordano, ma per i cortocircuiti che generano.
All’inizio della sua carriera, a metà degli anni Ottanta, Olaf era figlio di un’epoca in fermento: libertà sessuale e di costume, club, discoteche e vita notturna. Il suo sguardo si forma proprio ritraendo i protagonisti di questo mondo, marginale eppure centralissimo, e di questa nuova normalità. Una fotografia diretta, a volte giocosamente provocatoria, ma già segnata da quella patina di artificiale che sa essere sempre elegante.
Con il tempo, il suo lavoro cambia pelle. Dalla vita notturna, Olaf approda a un immaginario più complesso e riflessivo, caratterizzato da set quasi cinematografici e atmosfere che caricano gli scatti di tensione. Non scatta mai il momento dell’esplosione, ma quello appena successivo. Quello spazio fragile in cui l’azione non è ancora stata capita. Qui nascono serie come Rain, Hope e Grief, in cui la bellezza levigata cede il passo a enigmatici silenzi, più densi di domande che di risposte.

In Memoriam. Erwin Olaf 1959-2023, Installation View, Paci Contemporary, Brescia

La sua fotografia dialoga apertamente con i generi tradizionali della pittura – ritratto, natura morta, interno con figure – ma lo fa con un’ironia trattenuta, mai didascalica. Le atmosfere, si diceva all’inizio, sono hopperiane nel senso più intimo del termine: non c’è malinconia pura, piuttosto, quella dolceamara consapevolezza che la solitudine non è un dramma, ma una condizione, quell’ineffabile che smette di pesare perché, ormai, va bene così.

Erwin Olaf. Keyhole, Keyhole 12, 2012. Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia-Porto Cervo, IT)

Dietro quella superficie patinata, però, il rischio del disfacimento è sempre in agguato. Un dettaglio disturbante, un volto incrinato, un gesto che non torna. Gli scatti di Olaf oscillano tra il metafisico e il crudele, tra la pubblicità e l’arte alta, sempre portando in dote quella tensione che impedisce loro di diventare consolatorie. Il fotografo si descrive come “un artista che ha iniziato nutrendosi delle proprie insicurezze e che, lentamente, si è evoluto in un artista maturo, in grado di trasmettere una sensazione di pace alla propria esistenza e al mondo che lo circonda”. E in fondo è vero: la sua fotografia non cerca più di scandalizzare chi guarda, ma di restituire un equilibrio, una forma di bellezza che accoglie il dolore, anziché annullarlo.

Erwin Olaf. Grey Magazine, 05, 2012. Courtesy Paci contemporary gallery (Brescia-Porto Cervo, IT)

In Memoriam: Erwin Olaf 1959-2023 da Paci Contemporary è un’antologica senza dubbio capace di mostrare il fotografo olandese in tutte le sue metamorfosi: dal cronista notturno al regista di scene sospese, dall’ironia corrosiva alla riflessione più intima. A due anni dalla sua scomparsa, la mostra bresciana si legge come un tributo necessario, come la prova che la sua fotografia non appartiene al passato, ma continua a lavorare dentro di noi, sottopelle, con lo stesso spietato acume di sempre. Non usciamo certo con delle risposte, anzi, con una quantità di domande che ci ricordano quanto sia fondamentale – e raro – un artista che sa guardare l’umano con tanta crudele, lucidissima eleganza.

In memoriam: Erwin Olaf 1959-2023

5 aprile – 30 settembre 2025

Paci Contemporary Gallery – Borgo Wuhrer
Via Borgo Pietro Wuhrer 53, Brescia

Orari: da lunedì a venerdì 10.00-13.30 e 14.30-19.00
Ingresso libero

Info: +39 030 2906352
+39 348 7617028
info@pacicontemporary.com
www.pacicontemporary.com

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