PARMA | Sedi varie | 18 aprile – 2 giugno 2026
Intervista a CHIARA CANALI e CAMILLA MINEO di Vanessa Villa
Piattaforma culturale che crea reti tra spazi, opere e persone, tesa a inseguire le linee divergenti dell’arte con un approccio curatoriale interdisciplinare: a dieci anni dalla prima edizione, PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea si conferma nella sua vocazione. Intitolata LUX. Visioni sulla Luce e a cura di Chiara Canali e Camilla Mineo, la X edizione di PARMA 360 è un itinerario urbano diffuso dedicato alla presenza della luce nell’arte contemporanea. Fino al 2 giugno, eventi e il Circuito OFF affiancano le mostre di Duo ES (Nicola Evangelisti e Silvia Serenari) con Nicola Evangelisti, Antonio Barrese, Michael Kenna e del progetto Quadrifluox. L’illustrazione è protagonista in Una nuova luce e Draw the Light, mentre in SYNTHETIC HORIZONS sei artisti under 35 si confrontano con l’IA. Promossa dalle associazioni 360° Creativity Events e Art Company, la rassegna è realizzata con il sostegno del Comune di Parma, della Regione Emilia-Romagna, di Fondazione Cariparma e partner pubblici e privati. Abbiamo intervistato Chiara Canali e Camilla Mineo sui temi dell’edizione in corso e, in occasione del decennale del festival, ripercorrerne la traiettoria.
Fin dalla sua nascita, PARMA 360 s’è posto come osservatorio sensibile sul e al presente. Tema dell’edizione 2026 è LUX. Visioni sulla Luce: perché questa scelta? Che criteri hanno orientato l’ideazione del percorso espositivo e quali riflessioni apre?
La scelta nasce dal bisogno di riflettere sul nostro rapporto con le immagini e la percezione in un presente saturo di stimoli visivi. Volevamo riportare la luce alla sua dimensione originaria: non solo elemento tecnico o spettacolare, ma linguaggio, materia e strumento di conoscenza. La luce attraversa tutta la storia dell’arte e oggi assume nuovi significati anche in relazione ai media digitali, alle tecnologie immersive, ai processi di costruzione dell’immagine contemporanea.
Il percorso espositivo fa dialogare artisti e linguaggi diversi – fotografia, installazione, arte digitale, illustrazione, ricerca multimediale – accomunati da un uso della luce come elemento strutturale dell’opera. Anziché una lettura univoca del tema, abbiamo creato una pluralità d’esperienze, con lavori immersivi e percettivi accanto ad altri più contemplativi e poetici.
Emerge una riflessione sul nostro modo di vedere: nelle opere la luce mette in crisi il confine tra reale e percepito, tra presenza fisica e immagine, invitando il pubblico non solo a osservare, ma a far esperienza dello spazio e della visione. “LUX” non è solo un tema curatoriale, ma una domanda aperta su come, oggi, costruiamo la realtà mediante le immagini.

Con oltre 50 sedi, PARMA 360 abbraccia l’intera città: come si struttura il percorso espositivo e come immaginate l’esperienza del pubblico?
PARMA 360 è pensato come un itinerario diffuso che connette linguaggi, pubblici e spazi diversi, come sedi storiche, musei, palazzi, spazi indipendenti, librerie, atelier, negozi e realtà locali. Non c’interessa l’idea di un evento concentrato in un luogo, ma di un’esperienza urbana che invita il pubblico a muoversi e scoprire legami tra le opere e gli spazi che le ospitano. Il percorso si snoda in mostre differenti tra loro, unite dal tema della luce come elemento percettivo e narrativo. Ogni sede mantiene una propria identità e dialoga con il progetto espositivo in modo specifico.
Immaginiamo un pubblico che percorre il festival in modo non lineare, costruendo un’esperienza personale. Alcune mostre richiedono tempo e contemplazione, altre sono immersive e interattive: PARMA 360 vive in quest’alternanza di ritmi, visioni, modalità di fruizione.

Parlando di rapporto con il territorio, esiste il rischio che i cittadini restino spettatori di processi calati dall’alto: che strategie avete adottato per evitarlo? Com’è cambiato il pubblico e la sua risposta al festival nel tempo?
Fin dall’inizio abbiamo cercato d’evitare l’idea di un festival “calato dall’alto”. Per noi il rapporto con il territorio non significa semplicemente utilizzare degli spazi, ma costruire relazioni reali con chi quei luoghi li vive ogni giorno. Perciò PARMA 360 coinvolge associazioni, scuole, realtà culturali, attività commerciali, artisti e partner locali, creando collaborazioni che spesso continuano oltre l’evento. In molti progetti il coinvolgimento della città è stato diretto e concreto. Ad esempio, la Stazione Creativa con Studio Azzurro o il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto hanno mobilitato cittadini e creativi in processi partecipativi reali. PARMA 360 ha permesso di riaprire luoghi chiusi o dimenticati, restituendoli temporaneamente alla collettività. Anche il Circuito OFF nasce per portare il contemporaneo fuori dai luoghi canonici dell’arte e favorire una riappropriazione più spontanea dello spazio urbano. Nel tempo il pubblico è cresciuto, diversificandosi e maturando consapevolezza rispetto ai linguaggi contemporanei. Oggi percepiamo una partecipazione più attiva, soprattutto da parte delle nuove generazioni che vivono PARMA 360 non solo come evento espositivo, ma come esperienza culturale e urbana.

Il festival è attento a non occupare la città, riducendola a contenitore. Come avete costruito con Parma, e con il suo patrimonio storico-artistico, un rapporto non basato su dinamiche estrattive?
Abbiamo provato a costruire un rapporto con la città basato su ascolto e collaborazione. Per noi Parma è una parte attiva del progetto curatoriale. Ogni luogo è scelto per la possibilità di generare relazioni tra spazio, opere e persone, non solo per il suo valore storico o architettonico. Il festival ha lavorato molto sulla riattivazione di luoghi poco frequentati o dimenticati, come la Stazione di Parma, l’ex Ferramola in Galleria Polidoro e Galleria Bassa dei Magnani, l’Antica Farmacia di San Filippo Neri, il Ponte Nord, l’area ex SCEDEP. L’idea è di “accendere una miccia” su uno spazio: riportare l’attenzione su luoghi chiusi, farli rivivere e innescare un circolo virtuoso. In molti casi è successo davvero, alcuni spazi hanno trovato nuove forme di utilizzo e apertura. L’arte diventa così uno strumento per rileggere il patrimonio e riattivare l’immaginario collettivo legato ai luoghi.

A PARMA 360 l’arte si dà negli spazi pubblici con un’attitudine a operare trasformazioni sociali: che impatto a lungo termine auspicate?
Desideriamo che PARMA 360 lasci una traccia che vada oltre l’esperienza estetica. Quando l’arte entra nello spazio pubblico e nel quotidiano, può creare occasioni d’incontro e stimolare altri modi di guardare ciò che ci circonda. Il festival prova ad avvicinare anche chi normalmente non frequenta i luoghi dell’arte, e un impatto duraturo è forse la costruzione di una sensibilità condivisa. A livello individuale speriamo che PARMA 360 lasci uno sguardo diverso: una maggiore curiosità verso il contemporaneo e disponibilità a vivere la città in modo meno abitudinario. A livello collettivo, crediamo che l’arte possa creare legami duraturi tra persone, istituzioni, imprese e comunità.

Più di 200 artisti partecipanti, 22 sedi espositive e 70 mostre ufficiali in nove edizioni, dal 2016 al 2025. Com’è cambiata l’immagine di Parma e, parallelamente, il festival?
Il festival ha contribuito a costruire un’immagine di Parma più aperta, in dialogo sia con la propria storia, sia con la ricerca artistica attuale. È cresciuta la consapevolezza che il contemporaneo possa esser parte dell’identità urbana: spesso percepita attraverso il suo patrimonio storico, musicale e gastronomico, grazie a PARMA 360 la città è emersa come luogo di sperimentazione culturale. Il festival si è evoluto insieme alla città. Oggi è più strutturato, con una rete consolidata di partner, istituzioni e collaborazioni. Dal punto di vista curatoriale ha sviluppato maggior coerenza progettuale, mantenendo la varietà di linguaggi che lo distingue. Per il futuro immaginiamo un festival ancor più capace d’attivare relazioni tra arte, territorio e comunità, ampliando il dialogo internazionale e proseguendo il lavoro sulla rigenerazione culturale degli spazi e sulla partecipazione del pubblico.
LUX. Visioni sulla Luce
PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea – X Edizione
a cura di Chiara Canali e Camilla Mineo
18 aprile – 2 giugno 2026
Parma, sedi varie
Informazioni e biglietti: parma360festival@gmail.com
www.parma360festival.it



